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Pinerolo Indialogo

Novembre 2016

Dialogo tra generazioni

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 Sociale & Volontariato 

A Cumiana c'è Re.Te.
Il progetto del Sermig per i Paesi in via di sviluppo


di Federica Crea

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.11 Novembre 2016

"Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita." (Confucio)

Il Servizio Missionari Giovani, meglio conosciuto come SERMIG, è un’associazione nata a Torino circa cinquant’anni fa con lo scopo di aiutare le popolazioni povere del mondo e dal 1994 è parte integrante del comprensorio della Scuola Don Bosco di Cumiana, di cui usa alcuni locali.

Ad accogliermi e a farmi da cicerone tra i campi e i magazzini del SERMIG, è Rinaldo Canalis, coordinatore del Progetto Re.Te., eclettico, carismatico e pieno di un’energia travolgente che si riflette sui numerosissimi volontari che da anni collaborano con il SERMIG. Come racconta Rinaldo: «Dalla sua nascita, avvenuta negli anni ’80, la Re.Te. ha rappresentato una realtà ampia, diversificata e al contempo onnicomprensiva. Dal punto di vista geografico il Progetto Re.Te. interessa quelle aree del pianeta colpite da fame, povertà e arretratezza che necessitano di interventi mirati per garantirne lo sviluppo; ma non solo. Dal punto di vista tecnico infatti sono molti i settori che beneficiano degli interventi di Re.Te. – dall’agricoltura all’elettronica – così come dal punto di vista umano sono moltissime le persone coinvolte in questo progetto».

Attraverso più di 1100 spedizioni, dal 1985 a oggi il Progetto Re.Te. ha raccolto e inviato oltre 4000 tonnellate di materiale in più di 20 Paesi del mondo, europei ed extra-europei. Cifre da capogiro, se si pensa che questo progetto non gode di sovvenzioni o finanziamenti, ad eccezione di quelli provenienti da donatori privati e benefattori di ogni sorta.

Il mio tour guidato della struttura è inframezzato da numerosi incontri di volontari, ognuno affaccendato nel proprio settore: c’è chi lavora nei campi e cura le coltivazioni fuori suolo del Sermig; c’è chi si occupa di smistare l’abbigliamento; c’è chi ripara computer e macchine da cucire; c’è chi ricondiziona elettrodomestici.

L’economia del benessere ci insegna che crescita e sviluppo sono tematiche concettualmente differenti: mentre la crescita rappresenta l’aumento del reddito e della ricchezza materiale di un Paese, lo sviluppo guarda principalmente alle condizioni e alla qualità di vita degli abitanti di un Paese. Puntare sullo sviluppo vuol dire puntare sul capitale umano e sulla forza lavoro; poiché il miglioramento degli standard di vita passa necessariamente per l’accesso e l’inclusione nel mercato del lavoro, l’obiettivo di Re.Te. è creare condizioni lavorative stabili e durature in zone del mondo altrimenti marginalizzate. «Re.Te., il cui acronimo sta per Restituzione Tecnologica, è anche sperimentazione» mi spiega Roberto Verzino, aggiungendo «Re.Te. infatti si occupa di realizzare prototipi che potranno poi rivelarsi determinanti per lo sviluppo di specifiche comunità. Quando la sperimentazione va a buon fine, come abbiamo fatto con tanti sistemi di potabilizzazione, se ne crea una versione ingegnerizzata, cioè riproducibile ed esportabile in quelle aree del pianeta per le quali era stata pensata».