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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2016


Dialogo tra generazioni

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 Urbanistica & Architettura 



Palazzo Acaja

La conservazione del patrimonio storico: un atto di ordinaria bellezza!

di Riccardo Rudiero

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.12 - Dicembre 2016

Il 2 dicembre, presso la sala conferenze de "La Casa dell’Anziano" di Pinerolo, in piazza Marconi 8, c’è stata la presentazione pubblica del video realizzato da Italia Nostra sezione del Pinerolese, in collaborazione con il Comune di Pinerolo, per sensibilizzare sul recupero del Palazzo Acaia, che ha visto tra l’altro la partecipazione straordinaria dello storico Alessandro Barbero. Contemporaneamente, si è assistito alla mostra dei materiali elaborati dagli studenti delle Lauree magistrali in Architettura del Politecnico di Torino, che hanno partecipato al workshop "La pratica del restauro architettonico: dalla diagnostica all’intervento", sempre incentrato sul palazzo. Essendo coinvolto personalmente in entrambe le attività – come membro di Italia Nostra e come collaboratore del workshop – mi sono domandato se ricordassi il momento in cui conobbi il Palazzo Acaia...

E credo che questa conoscenza risalga alla quarta elementare, quando la maestra Giovanna – giovane e irreprensibile insegnante torinese nella mia scuoletta di Viotto di Scalenghe – ci diede un compito particolare da svolgere nel weekend: andare alla scoperta di Pinerolo, osservando e descrivendo alcune delle sue architetture medievali, presenti in un dettagliato elenco. Così, insieme col mio amico Stefano, e accompagnati da mio padre, il sabato pomeriggio lo passammo a dare una forma a quei nomi sconosciuti, una caccia al tesoro che ci appassionò e divertì molto. Ecco, quando imboccammo la Via al Castello, mi apparve quella bella architettura merlata, che sicuramente avevo già visto, ma distrattamente, e certamente era la prima volta che posavo gli occhi in modo diverso – consapevole – sugli strani bambini rannicchiati del fregio in cotto che contornano le finestre.

Quel giorno vidi anche con nuovo stupore il cielo stellato del Duomo, quel blu intenso che ricerco ancora oggi quando entro in San Donato.

Ricordo anche con un certo gusto l’aver schiodato mio padre dalle sue faccende quotidiane, e la sua cura nell’indicarci i monumenti e la loro storia. Non penso sia mai stato troppo preparato al riguardo, ma quanto sapeva era sufficiente per far restare a bocca aperta due bambini di quarta elementare! Ricordo anche la sua premura nel domandare informazioni dove le sue conoscenze non bastavano. Che, in effetti, non bastarono! Unico dell’elenco ci sfuggì, nonostante le richieste ai passanti e la cartina che avevamo in dotazione, San Domenico, e a quel tempo la vissi come quell’ultima figurina che manca per completare l’album dei calciatori...

Di quel giorno potrei ripercorrere quasi a memoria le salite che facemmo, ma, soprattutto, una voglia (mai più sopita) di vedere le città e le loro architetture, di capirle, di viverle.

La maestra Giovanna mi aveva costretto – ci aveva costretto, i 12 scolaretti della classe e relativi genitori – a capire cosa di bello ci stava intorno. Con quel compito, consapevolmente o no (ma io credo di si, perché il soggetto in questione ha una sensibilità rara...), ha dato il via ad un’azione di conservazione preventiva. Perché conoscere è il preludio all’affezione, condanna ad appassionarsi. E non uso il verbo a caso, perché è una vera e propria condanna quando si vede il patrimonio sgretolarsi sotto i propri occhi, ti lascia un senso di rabbia e impotenza. Che però può essere colmata grazie agli interventi come quelli portati avanti in questi mesi, dove volontari, docenti, amministratori impiegano il loro tempo e le loro competenze affinché tutti possano godere del patrimonio. Ecco, questo spirito credo sia un onore e un onere che hanno tutti i cittadini. L’accesso al patrimonio culturale è un diritto sancito da documenti internazionali ma, restringendo il campo d’azione, è il risultato della buona volontà di tutti. Quindi, maestre e professori, andate pure in gita a Firenze e Venezia con i vostri allievi, ma non scordatevi che sulla collina c’è un bell’esempio di gotico piemontese come San Maurizio, ed è importante che loro lo conoscano. E nonni, portate i vostri nipoti ai giardinetti, ma una volta ogni tanto fategli fare una passeggiata per il centro storico, così che si sentano parte della città. Certamente, quando sarà tempo, seguiranno il vostro bell’esempio!