Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2016


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano



Intervista allo storico Gian Vittorio Avondo

"Vedo una città in disarmo e non vedo grosse chance di ripresa"

di Antonio Denanni

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N 12 Dicembre 2016

 

Gian Vittorio Avondo, già insegnante di lettere, è uno dei più prolifici scrittori di Pinerolo. Lo abbiamo intervistato.

Quanti libri ha scritto?
Ottanta, per la maggior parte in collaborazione con altri. Quelli scritti solo da me sono 15.

Quali sono i filoni prevalenti? Ce li può riassumere?
Innanzitutto la montagna: ho iniziato scrivendo guide escursionistiche. Poi alla luce delle mie competenze universitarie in storia ho incominciato a scrivere di storia molto spesso legata alla montagna e all’antropologia, che sono i miei campi preferiti.

A cosa è dovuta questa sua grande produzione letteraria?
A tanti motivi. Innanzitutto sono autore compulsivo: mi piace scrivere, mi diverte, è il mio mondo: capita che passi delle giornate intere a scrivere. Poi, non lo dico per vanagloria, ho una grande facilità a scrivere. Inoltre devo dire che molte delle cose che ho scritto ultimamente sono adattamenti divulgativi o rielaborazioni di cose già scritte.

I suoi scritti fanno riferimento in prevalenza al Pinerolese: è andato anche oltre il territorio?
Sì. Proprio in questi giorni è uscito un mio libro sul culto della morte nel mondo e sui riti che la presiedono, che è frutto dei miei viaggi, del racconto delle esperienze vissute e delle numerose fotografie scattate, specie nei cimiteri, che mi hanno da sempre attirato molto.
Finora il mio filone prevalente è stata la cultura locale, anche se ora voglio allargare le mie ricerche, con produzioni più letterarie e meno locali.

Dal punta di vista geografico un suo riferimento costante è anche la montagna.
Sì, io sono appassionato di montagna e lo scriverne mi viene quasi spontaneo, ma sono scritti che vanno al di là del semplice escursionismo: sono storia, natura, usi e costumi, cultura...

Pur essendo così prolifico nello scrivere sembra che lei non sia molto addentro al mondo culturale della città: è questione di circuiti culturali chiusi o è più una sua indole alla riservatezza?
Non credo di stare ai margini della cultura pinerolese, specie nelle località di montagna delle quali scrivo. Forse però in quello che dice c’è anche del vero, dovuto un po’ alla mia indole alla riservatezza e al fatto che non tutto ciò che scrivo è recensito sui giornali locali. Devo ammettere che non sono bravo a pubblicizzare i miei scritti: sono un pessimo promotore di me stesso. Sui circuiti culturali è vero che sono dei circuiti abbastanza chiusi.

Come raccoglie le informazioni per la stesura dei suoi libri riferiti a storie o accadimenti del territorio?
Normalmente faccio ricerche in archivio,.Premetto che i libri di storia sono quelli più difficili da far circolare e leggere ed è difficile trovare degli editori interessati, questo è un assunto. Quel che io scrivo normalmente mi è pagato... quindi se io voglio scrivere di storia lo devo fare a mie spese. Penso di non essere una persona particolarmente venale per cui se una cosa mi interessa particolarmente come quelle della storia del fascismo pinerolese che sto pubblicando a puntate sul bollettino della Società Storica Pinerolese e che sta arrivando alla conclusione, da cui ricaverò un libro, ebbene lì vado negli archivi, all’Alliaudi di Pinerolo, a Torino o all’archivio centrale di Stato a Roma.

Lei ha collaborato anche alla realizzazione di opere multimediali di carattere storico.
Sì ho collaborato con altri, in particolare con Valter Careglio, alla realizzazione di alcuni DVD di storia locale sul tema della Resistenza, sulla Val Chisone, sul Bargese, sulla deportazione. Io non essendo un esperto di multimedialità ho contribuito per la parte riguardante i testi.

A un giovane che vuole interessarsi di storia locale che suggerimento si sente di dare?
Innanzitutto di incominciare a visitare degli archivi, partendo proprio dal basso, dagli archivi comunali, dall’archivio della Biblioteca... vi sono dei piccoli tesori. E poi di scegliere un argomento magari non così eclatante per poi allargarsi a dimensioni più ampie. Magari se si scrive della Resistenza, per esempio, non partire dalla storia della Resistenza, ma partire da un episodio della Resistenza per poi allargare il suo orizzonte, cogliere legami che dal piccolo vanno verso il grande e poi naturalmente più si va verso il grande e più si allarga l’ambito di ricerca, andando oltre il territorio. Ma partire di qua. Negli archivi comunali ci sono dei tesori veramente incredibili che nessuno conosce. Tra l’altro questi archivi sono i più curati, sono di facile accessibilità ed è abbastanza facile realizzare una ricerca.

Abbandonando un po’ i suoi scritti storici, come vede Pinerolo e il Pinerolese oggi?
Vedo una città in disarmo, su questo penso di non dire niente di nuovo. In questi anni ci hanno portato via tutto e mi pare non ci siano delle grosse chance di recuperare qualcosa. Francamente devo dire non solo per Pinerolo, ma un po’ per tutto ho perso la speranza. Con quello che sta succedendo nel mondo e in Italia vedo che le cose si stanno mettendo abbastanza male. Una volta se non altro c’erano le ideologie e i partiti a cui fare riferimento, oggi neanche più quello, la politica è fatta di persone che pensano agli affari loro. Sarò un po’ qualunquista, ma di fatto è così...