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Dicembre 2016

Dialogo tra generazioni

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 Viaggiare


In Bolivia

A Sucre: "Buscate un taxi!"

di Angelica Pons con Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.12 - Dicembre 2016

   

Mentre mio marito prepara lo zaino per tornare in Sud-America e risalire l’Aconcagua a 6.962 m, la più alta vetta della Cordigliera andina, ripenso all’estate boliviana.

Sucre è la capitale, anticamente detta Charcas, o Choke-Chaka perché abitata dai Charca, ed è stata la capitale dell’Alto Perù. Che ansia scesi dal bus! non c’era alcuna indicazione per l’hostal. All’ufficio informazioni una grassa signora avvolta in pizzi ci rispose annoiata: "buscate un taxi", ma poi chiedemmo fuori alla gente che ci incoraggiava indicandoci una strada; così, zaino in spalla, ci incamminammo alla volta della casa di Bertha. Peccato che il nome sul nostro foglietto non era chiaro e finimmo dalla parte opposta. Mentre ci guardavamo intorno smarriti ci venne incontro un uomo di mezz’età, il sig. Coll, che ci offrì subito il suo aiuto. Uscì anche il figlio Chris, molto amichevole, che riconobbe il nostro accento italiano e ridendo si dichiarò tifoso interista fin da bambino. Il nonno faceva "Vespa" di cognome, emigrato dopo la Seconda grande guerra. Gentilissimi, ci accolsero nella loro casa, ci offrirono da bere e col loro aiuto trovammo Bertha ed una sistemazione migliore nei paraggi.

Il centro è tutto intonacato di bianco, con decorazioni barocche spagnoleggianti. Il nome è dedicato a Mariscal Sucre, il fedele compagno d’arme del liberatore Simon Bolivar, raffigurato in ogni dove. Si susseguono a scacchiera stradine ed edifici coloniali. La piazza principale è Plaza 25 de Mayo con la Catedral e la Casa de la Libertad, dove il 6 agosto 1825 fu firmata la dichiarazione di indipendenza.

I boliviani sono di statura minuta rispetto a noi, ci sentivamo giganti in una marea di Lillipuziani affaccendati.

Dopo l’esplorazione della città storica ed il pranzo al mercato, con pentole fumanti di trippa, salchipapas, patate dolci e zuppe di legumi, Mauro ed io decidemmo di visitare un pueblo vicino. Ci aggregammo ad un’escursione su un sentiero pre-incaico, un cratere spento e un’area protetta dove sono state rinvenute orme di tirex, brontosauro e triceratopo. Il gruppo era multietnico e allegro: che cari Mariana dalla Bulgaria, Gionata il castillano e il loro splendido bimbo Juan di poco più di 2 anni, appassionato di dinosauri, almeno quanto mio marito!

Il cratere era un pianoro abitato e coltivato, attorniato da rocce friabili, dai colori meravigliosi, alcune fattorie in mattoni di adobe, un impasto termoisolante di malta e paglia, con lama al pascolo e contadine dagli abiti colorati, con lunghe trecce che scendevano dalla bombetta nera.

Indimenticabile il tracciato di orme rimaste impresse nella lava solidificata: si potevano immaginare le fauci aperte dello spaventoso carnivoro, le piccole zampe anteriori, ma le poderose posteriori e la codona che falciava tutti intorno, all’inseguimento dei grossi erbivori.

Al nostro ritorno avevamo promesso a Bertha un aiuto per cucinare gli spaghetti insieme ad alcuni suoi amici e ci ritrovammo loro ospiti d’onore, a festeggiare il suo compleanno con il consorte, i due bimbi, le sorelle ed i cognati. Presentati come i loro più cari amici, dall’Italia, ne fummo commossi, accolti in famiglia.