Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2016


Dialogo tra generazioni

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 Uomini-Donne del pinerolese


Valeria Tron, cantautrice

"Pinerolo, ha voglia di mantenersi viva"

a cura di Sara Nosenzo  

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.1 Gennaio 2016

 

Una chiacchierata sincera sulla situazione cittadina e sul modo con cui purtroppo si è deciso di affrontare le cose.

Per iniziare, anche calandoci con uno sguardo più critico, ti chiederei che cosa cambieresti nella città di Pinerolo?
Il sentire allargato, il sentirsi comunità è un dono, non si può insegnare. Questo è un sentimento che si inizia a sentire nel momento in cui ci si rende conto della presenza degli altri, delle persone intorno a noi e si comprende di conseguenza che singolarmente, l’un con l’altro, si diventa e si deve diventare qualcosa di più grande. Il campanilismo, che si percepisce, è certamente una piaga, ma prima di tutto interiore che noi spostiamo irrimediabilmente all’esterno. Quando pensiamo a una città pensiamo in termini di vastità; nel paese in cui sono cresciuta, Rodoretto, l’orizzonte è molto più limitato. Ma l’aver meno insegna ad accudire le piccole cose, una caratteristica che nella città è assente. Lo spirito critico, tuttavia, è doveroso e va di pari passo con la capacità di accudire. Di Pinerolo apprezzo la sua voglia di mantenersi viva. Stringe i denti, fa resistenza, ma ogni mese o settimana mi dispiace vedere insegne con scritto "vendesi", "cessata attività", "fallimento". Le nostre condizioni di vita sono molto precarie e il miraggio della serenità è davvero lontano.

Questo mancato accudire come si ripercuote sulle valli e sulle montagne?
In quelle piccole culle sono nascosti mille anni di storia e cultura, che hanno aiutato le città a nascere. Ridurre la montagna allo sci, al paesaggio e al trekking è inconcludente, sbagliato. La montagna è la sua gente, prima di tutto, che va accudita. Allo stesso modo ridurre la città a un mucchio di persone che si muovono frenetiche, seguendo la tabella di marcia del sistema, sarebbe erroneo. Ricordiamoci che l’acqua scende e non sale: il benessere o il malessere delle montagne infetta direttamente la città, per questo motivo le due cose devono essere pensate insieme e si devono interessare l’una all’altra. Lasciar "morire" delle città è nocivo per tutto il territorio, non solo quello montano. Se le valli non avranno più abitanti tutta la storia di quei luoghi andrà perduta. Il turismo è necessario, ma se studiato nel rispetto della terra perché bisogna ricordarsi che l’uomo c’è da mille anni, le valli da molto più tempo.

Quindi si può dire che ci sono dei problemi con le istituzioni…
Le istituzioni locali hanno colpa fino a un certo punto. Bisogna ricordarsi in primo luogo che le istituzioni sono al servizio dei cittadini, e non il contrario! Ma sono i cittadini che devono portare l’attenzione delle istituzioni sui reali problemi e non aspettarsi che i conflitti e le mancanze si risolvano da sole. La funzione dell’istituzione dev’essere quella dell’ascolto, mentre i cittadini hanno il compito di spendere energie in cause per cui valga la pena lottare, come le poste che chiudono, il problema idrico in Val Pellice, le strutture come la Nino Costa che non possono più ospitare i bambini.

Da molto tempo si parla di crisi…
Sì, la chiamano crisi, ma io non la vedo solamente in termini economici. È crisi il sentirsi senza uno scopo, è crisi nascondersi dietro a un’apparenza per arricchirsi, è crisi ritrovarsi senza un sogno per cui lottare, crescere e lavorare. Crisi è precludere a una persona la possibilità di vivere serenamente. L’impossibilità di realizzare un sogno è la crisi più grande. Non possiamo evolverci o proporci come vorremmo. Noi siamo una famiglia di musicisti, artigiani, di gente che ha a che fare con la terra e che reagisce. Stare seduti sulla sedia a dirsi quanto è cattivo il mondo non serve a nulla: se le cose non vanno, inizia a cambiare tu, inizia a dare una svolta. Senza una spinta nulla si mette in movimento. Non c’è una sensibilità, un interesse sincero per le questioni vicine e lontane a noi. Questo permette lo svilupparsi di un "lupismo": un’invasione cancerogena che lede la tranquillità, il benessere collettivo così come sta facendo in questo momento il soprannumero di lupi su in vallata. Stiamo parlando di situazioni in cui è sfuggito il controllo e per paura di opporsi si è tacitamente acconsentito. La critica è una verità per crescere, per migliorare, per riscoprire il rispetto e la sensibilità che abbiamo preferito accantonare.