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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2016


Dialogo tra generazioni

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 Politica Giovane Young



Intervista ai giovani di Sinistra Solidale

«I giovani pinerolesi devono cominciare a lanciarsi: abbiamo bisogno di avere una rappresentanza»

«Il nostro progetto è stato fin dall’inizio di passare dalla militanza partitica tradizionale, caratterizzata da una forte staticità e lentezza nell’affrontare i problemi e dare risposte, a una visione più dinamica di fare politica»

 

di Emanuele Sacchetto  

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N. 1 - Gennaio 2016

 

I giovani pinerolesi incominciano a prendere coscienza che per contare e per avere spazi operativi in città devono fare gruppo e se il caso anche mettersi in politica, come hanno fatto i giovani di "Sinistra Solidale", che abbiamo intervistato.

Il gruppo "Sinistra Solidale" si può dire sia nato dall’associazione culturale "Officina Pinerolese"? Cosa vi ha spinto a mettervi in politica?
  
In realtà il passaggio da associazionismo a soggetto politico non c’è stato. Infatti l’Officina Pinerolese continua a vivere indipendentemente dalla nascita di Sinistra Solidale. Certamente alcuni membri di quest’ultima sono stati o sono tuttora anche membri dell’associazione culturale, ma i due soggetti rimangono distinti. Il nostro progetto è stato fin dall’inizio quello di passare dalla militanza partitica tradizionale, caratterizzata da una forte staticità e lentezza nell’affrontar problemi e dar risposte a una visione più dinamica, oltre che giovane, di far politica.

Qual è stato allora il ruolo dell’associazione culturale nella vostra formazione politica e quali sono i rapporti (se ancora esistenti) tra Sinistra Solidale e l’Officina Pinerolese?
  
L’Officina ha certamente avuto un ruolo fondamentale nel farci conoscere, nel creare un gruppo accomunato da interessi comuni, al fine di stimolare la riflessione su temi attuali, compresa la politica. L’unico legame che rimane sono le persone. Alcuni di noi infatti collaborano con entrambi i soggetti. Questo è possibile proprio in ragione dei diversi obiettivi che l’associazione culturale e il soggetto politico si pongono.

Non avete timore che i partiti vi fagocitino, bloccando la vostra carica innovativa?
 
Siamo certamente consapevoli di questo rischio. Tuttavia, quello di essere frenati non sempre rappresenta un aspetto negativo, in quanto può dare maggiore concretezza ai nostri progetti, grazie alla maggiore esperienza di persone più esperte di noi. In ogni caso, per il momento stiamo evitando questo rischio, grazie anche alla creazione della piattaforma "Pinerolo Bene Comune", che raccoglie diversi soggetti al suo interno. Un punto di forza che sta dalla nostra parte inoltre è che siamo stati noi giovani a prendere l’iniziativa per la creazione di un soggetto politico nuovo.

Come gruppo politico, puntate su una sorta di "inventario di proposte" oppure su un paio di idee forti da portare avanti?
 
Le nostre idee e proposte, certamente in questo momento anche finalizzate all’obiettivo-elezioni, hanno la pretesa e la volontà di spingersi oltre, nell’ambito di una progettualità più di lungo periodo. Molte sono le attività che abbiamo messo in piedi, realizzato e pensiamo di realizzare, dalla campagna di raccolta di vestiti, la striscia d’arte nella zona dei portici blu, la colletta alimentare fino a giungere al più ampio progetto di "food sharing", pensato per evitare lo spreco di cibo. Pur sembrando all’apparenza un insieme indistinto di progetti e attività, in realtà è chiaro che l’ideale di fondo alla cui ombra tutta la nostra azione è mossa è la solidarietà. Questo è per noi il punto di partenza per ripensare in maniera giovane e fertile il nostro futuro.

Oltre alle idee, voi puntate su azioni concrete (come la pulizia del chiosco della stazione). Quale messaggio volete trasmettere con queste azioni?
 
L’atto di pulire il chiosco della stazione è stato certamente un segnale di immagine, per dimostrare come ci sia la necessità e volontà di ridare dignità a un luogo. Inoltre è nostro intento anche quello di rivolgersi direttamente alle istituzioni per pensare all’apertura di una gara d’appalto per concedere in uso il luogo a qualcuno che lo riqualifichi. Il nostro fine è stato quindi quello di stimolare il Comune per una migliore gestione del bene "comune". A tal proposito, nelle prossime settimane verrà anche fatta un’interrogazione comunale in merito al futuro del chiosco della stazione.

In questi mesi state proponendo un "questionario sull’ambiente". Di cosa si tratta e quali sono i risultati?
 
Verso fine novembre abbiamo lanciato questa campagna per chiedere ai cittadini, attraverso la compilazione di un semplice questionario, quali siano secondo loro le necessità di Pinerolo in materia di piste ciclabili, strade, sicurezza, luoghi di aggregazione, punti acqua, negozi di vicinato, illuminazione, aree verdi e altri temi ancora. La modalità scelta è stata quella di indagine per quartiere. E i risultati in termini di risposta, anche se non sappiamo ancora quantificarli numericamente, sono stati positivi. C’è stata volontà di scambio di opinioni su temi di comune interesse anche da parte di associazioni cui ci siamo rivolti per la diffusione di questa iniziativa. Una modalità simile sarà utilizzata anche dalla piattaforma Pinerolo Bene Comune per la stesura del programma elettorale, coinvolgendo i cittadini.

Qual è la priorità di questa città, e quale progetto portereste avanti per primo, in caso veniste eletti?
 
Prioritaria per Pinerolo non è tanto una cosa determinata, quanto piuttosto un radicale cambio di rotta. Noi pensiamo infatti che la nostra città debba riacquistare la misura del cittadino, specialmente giovane. Per troppo tempo in Pinerolo si è perso di vista l’apparato giovanile. È quindi necessario rivalorizzare le politiche giovanili come elemento di ricostruzione sociale della città stessa, di una città a misura di cittadino.

In materia di politiche giovanili, pensate che sia l’amministrazione comunale a dover avanzare proposte o sia piuttosto compito dei giovani di Pinerolo quello di prendere iniziativa?
 
La risposta pensiamo stia nel connubio delle due spinte innovative. Da un lato certamente i giovani devono osare, proporre e proporsi. Ma al contempo l’amministrazione comunale ha il dovere di essere più flessibile e collaborativa nei confronti delle realtà giovanili che non mancano sul nostro territorio.

Ma non pensate che i giovani siano più interessati a Torino che a Pinerolo? Può la nostra città essere ancora centro di gravitazione per i suoi giovani?
 
I giovani di Pinerolo e non solo sono interessati alla nostra città nella misura in cui ci sono proposte interessanti. La domanda non manca. È piuttosto l’offerta giovanile a Pinerolo che scarseggia, complici una scarsa collaborazione dell’amministrazione comunale e un’enorme difficoltà di informazione (l’Eco del Chisone, considerato da molti come la maggior fonte di informazione cittadina, non viene letto dai giovani!).

Pinerolo pensate sia "provinciale" e "vecchia" in quanto a mentalità e modo di agire?
 
Da un punto di vista pratico, Pinerolo è certamente diventata una succursale di Torino. A differenza della prima cintura di Torino, che inevitabilmente deve restare molto legata con il capoluogo, noi possiamo vantare invece ancora una certa autonoma identità. Ed è su questa che dovremmo lavorare. Pinerolo deve tornare a "spingere per il suo ruolo e nome". Certamente Torino rimane un contatto e un legame importante, ma Pinerolo dovrebbe recuperare un maggiore sviluppo identitario autonomo.

Volete fare un appello ai giovani di Pinerolo?
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L’unica cosa che ci sentiamo di affermare con forza è che i giovani devono cominciare a lanciarsi. Abbiamo bisogno di ottenere una rappresentanza, ma per far questo ci vuole voglia di fare e non solo di star a guardare. Serve voglia di partecipazione!

 

Qualche riflessione...
Un movimento di giovani nella politica. La prima volta che ne sentiamo parlare? Come questo forse sì. Un movimento che parte dai giovani, per i giovani e non solo. Un movimento che, indipendentemente dai colori politici, non vuole buttar fuori dalla porta tutto ciò che di vecchio caratterizza la nostra politica. Perché si sa, a far così, i vecchi cocci rischiano di rientrare dalla finestra. Qui invece c’è un gruppo che ha la forza di imporsi democraticamente, anche all’interno delle vecchie compagini politiche, radicate da profondi rancori e personali incomprensioni. Un gruppo di giovani che, con l’impeto dirompente e la determinazione che ne caratterizza l’età, non vuole solo disfare, ma ricostruire qualcosa di nuovo. Pronto all’ascolto, ma forte dell’importanza della propria parola all’interno di un gruppo. Senza dimenticare il proprio passato e sapendo prendere da trascorse esperienze ciò che di buono possono dare. Ma con uno sguardo al futuro, determinati a dar voce alle proprie idee. Questa si chiama innovazione!  Emanuele Sacchetto