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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2016


Dialogo tra generazioni

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Docenti universitari pinerolesi / 25

Intervista a Ornella Abollino, Chimica

«Pinerolo è una cittadina che offre un "giusto mezzo" da molti punti di vista»

 

a cura di A D
Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.2 - Febbraio 2016

Ci parla di sé e del suo lavoro in ambito universitario?
   Sono laureata in Chimica e lavoro nel settore della Chimica Analitica, il ramo della chimica che studia lo sviluppo e l’applicazione di metodi di analisi per campioni di vario tipo, quali acque, suoli, alimenti, prodotti industriali, farmaci.

Il mio lavoro prevede attività di didattica e di ricerca. Insegno chimica analitica nei corsi di Laurea di Farmacia e Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, e ho un altro corso a Tecniche Erboristiche, a Savigliano. La mia attività di ricerca si svolge nel Dipartimento di Chimica e riguarda lo studio del contenuto di metalli in traccia in alimenti, farmaci, piante officinali, acque e particolato atmosferico. Molti metalli (come ferro, rame, cromo…) sono essenziali in piccole quantità per la salute dell’uomo, ma se presenti in eccesso possono avere effetti tossici. Da questo deriva la necessità di conoscerne la concentrazione. I risultati delle analisi vengono confrontati con limiti di legge o con linee guida internazionali (ad esempio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) per valutare se ci sono eventuali rischi per l’uomo. Una parte del mio lavoro consiste nello sviluppare nuovi metodi di analisi, più efficienti rispetto a quelli esistenti. Queste attività sono spesso svolte in collaborazione con enti locali (ad esempio l’ARPA Piemonte) oppure con ditte private.

Come è nato il suo interesse per questa materia?
Mi sono diplomata al Liceo Classico Porporato di Pinerolo, poi mi sono iscritta a Chimica perché la chimica è ovunque: nella vita umana, nella salute, nella tutela dell’ambiente, nell’agricoltura, nell’industria…. Inoltre questo settore offriva buoni sbocchi professionali, che tuttora permangono: quasi tutte le aziende hanno bisogno di un chimico!

La sua è per alcuni studenti una di quelle "materie impossibili"; lei che atteggiamento ha, è più sul tollerante o sull’inflessibile?
Si pensa che studiare chimica significhi imparare a memoria centinaia di formule, ma non è così! Si impara soprattutto a capire come e perché le sostanze reagiscono tra di loro, quali sono i loro utilizzi, e la loro potenziale pericolosità.

Io non sono sicuramente una docente inflessibile. Cerco di fare lezioni chiare, senza troppe formule chimiche o matematiche, ma con concetti che ritengo importanti e utili per chi mi ascolta. I miei studenti sanno che possono venire da me per chiarire i propri dubbi. Nei pochi casi in cui devo bocciare qualcuno, lo faccio senza arroganza, incoraggiando la persona ad approfondire la propria preparazione per il prossimo esame.

L’università è ancora un’"industria culturale" o la società liquida ha corroso anche questa istituzione?
Purtroppo l’Università sta attraversando un momento difficile, dal punto di vista delle risorse economiche ma anche dell’organizzazione generale. Tuttavia molti docenti, tra cui io stessa, fanno il possibile per dare agli studenti una buona formazione e trasmettere loro conoscenze utili per il loro futuro.

Inoltre, in una società spesso fondata sull’apparire, l’università resta un luogo in cui i risultati conseguiti dipendono soprattutto dall’impegno dedicato.

Nelle mie lezioni sottolineo l’importanza dell’onestà intellettuale. Non si può conoscere tutto, e in ogni scienza esistono cose da scoprire: è importante dire "non so" quando non si conosce una cosa, invece di parlare a vanvera o inventare!

Veniamo a Pinerolo, la sua città di residenza. Come la racconterebbe a un non-pinerolese che vorrebbe conoscerla?
Pinerolo è una cittadina che offre un "giusto mezzo" da molti punti di vista: è vicina alle montagne ma anche alle arterie di comunicazione; offre tutti i servizi (scuole, uffici, banche…) senza gli svantaggi di una metropoli. Il centro storico non ha niente da invidiare a quello di città italiane più famose! Una bella cosa di Pinerolo è la qualità dei rapporti umani. Come dice la canzone "La Madunina d’Pinereul": tuti amis, tuti amis noi is sentoma, come feuisso ‘n paradis!

Di questa nostra città che cosa le piace e che cosa non le piace e la disturba?
Di Pinerolo mi piacciono gli aspetti che ho sottolineato prima. Inoltre ci sono tante attività culturali, concerti, spettacoli teatrali e cinematografici. Anche la presenza di numerosi gruppi di volontariato (io stessa faccio parte di uno di essi) conferma la dimensione umana della città.

Le cose che non mi piacciono non sono tipiche di Pinerolo, ma sono comuni a tutta l’Italia se non a tutto il mondo: ad esempio la chiusura di attività lavorative e di tanti piccoli negozi; la criminalità; la carenza di parcheggi; le lunghe liste di attesa negli ospedali.

È partita la campagna elettorale per le prossime amministrative. Qual è a suo parere la cosa che dovrebbe esserci in cima alla lista delle cose da fare?
A mio parere è prioritario favorire la creazione di nuovi posti di lavoro: chi ha un lavoro può avere una casa, può curare la propria salute, fare progetti per il futuro. Altre questioni importanti sono la tutela dell’ambiente e dei beni culturali, l’attenzione alle fasce più deboli della popolazione, l’istruzione.

In Pinerolo e nel circondario ci sono una cinquantina di docenti universitari. Quali contributi potrebbero dare per la nostra bella città?
Conosco numerosi colleghi di Pinerolo o del pinerolese, e le interviste di Pinerolo Indialogo mi hanno rivelato la presenza di molti altri. I settori in cui operiamo sono diversi: discipline umanistiche, scientifiche, medicina, agricoltura… Nessuno ha in tasca la soluzione per i problemi di Pinerolo e della società in generale, ma sarebbe bello incontrarci e mettere insieme le nostre competenze per realizzare qualche progetto per la nostra città.

Dal punto di vista della sua disciplina ci sono settori che potrebbero trovare applicazione in loco (start-up, laboratori, ecc.)?
Ci potrebbe essere spazio per la valorizzazione dei prodotti locali, ad esempio dal punto di vista dello sviluppo di metodi di produzione sostenibili e del controllo di qualità.

Concludiamo con i giovani, che sono la mission dell’università e anche della nostra associazione Onda d’Urto: come vede il futuro di questi giovani, ha qualche suggerimento da dare?
In questo momento trovo difficile vedere il futuro con ottimismo: basti pensare alla crisi economica, alla disoccupazione giovanile, all’inquinamento ambientale. Ad esempio questo inverno mite mi spaventa, perché è un indice del riscaldamento globale!

Secondo me è importante che i giovani si preparino consapevolmente ad affrontare un futuro che potrebbe essere peggiore del presente. Alcuni esempi: conoscendo la storia passata si possono meglio comprendere i fenomeni attuali; studiando le lingue e sviluppando specifiche competenze (cioè "imparando un mestiere") sarà più facile trovare lavoro; studiando i fenomeni naturali si sapranno quali comportamenti adottare per limitare il proprio impatto sull’ambiente.