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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2016


Dialogo tra generazioni
 
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 Letture al giornale

Con l'avvicinarsi delle elezioni


Rottamare le parole senza corpo

«E’ auspicabile che i cittadini diano il loro voto a chi non si limiterà a demonizzare gli avversari o ad enunciare traguardi altisonanti, ma indicherà gli strumenti per realizzarli»


di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.2 - Febbraio 2016

 
E’ (quasi) tempo di elezioni. Le amministrative, che si celebreranno in primavera, sono il tipo di consultazione più vicino a quel modello di democrazia diretta, di cui ogni giorno lamentiamo l’offesa. Le elezioni locali, infatti, hanno questo di caratteristico, che alcuni degli elettori saranno anche eletti, e opereranno proprio in quel contesto sociale nel quale vivono ogni giorno. Saranno la brava massaia che dovrà provvedere al pranzo e al bucato di casa nostra, ma anche avere il pensiero lungo di sistemare il tetto e mandare i figli all’Università. Per cui diventa logica la domanda: se accadesse a noi di diventare amministratori di Pinerolo, che cosa faremmo in concreto, al di là delle facili declamazioni elettorali?

Siamo consapevoli, ad esempio, che le risorse economiche sono poche, e in larghissima parte costituite da spese fisse insopprimibili, di modo che le promesse troppo sontuose sono destinate a restare ineseguite? ci è ben presente che in Pinerolo ci sono oltre 500 nuclei familiari che vivono in condizioni di estrema indigenza, appena in parte supplita da assistenza pubblica e privata? ci è chiaro il fenomeno per cui una gran parte dei giovani cerca altrove il suo sbocco lavorativo, e la popolazione invecchia paurosamente, con tutto ciò che questa tendenza demografica comporta in termini di spesa assistenziale crescente e perdita di energia e creatività sociale? E’ sperabile che i programmi ne tengano conto.

Ma giriamo la pagina e passiamo agli aspetti positivi. L’Ocse, in un rapporto sulle linee di tendenza globali, ha scritto che le città hanno la possibilità di condividere esperienze che gli Stati non posseggono, e questo è un vantaggio del tempo moderno. A fiuto, sembra che abbia ragione, perché il governo di un territorio circoscritto permette di vedere "sul campo" e con immediatezza, se una certa formula o tecnica funziona o meno.

Allora chiediamo a chi si candida di esibire non tanto la nota sequenza di luoghi comuni (i più frequentati, come diceva Ennio Flajano: tipo Pinerolo città-capofila, e invertire la rotta del declino, e valorizzare le risorse, e affini), quanto di dimostrare il possesso di idee lungimiranti e di un po’ di esperienza, magari internazionale, o comunque non strapaesana: giusto per sapere come si concorre ad un bando pubblico, come si conquista un partenariato estero non di mera facciata, come si contribuisce ad un piano strategico metropolitano che non sia una sequenza di "tavoli" aperti per riempire una procedura.

E domandiamoci ancora se il futuro sindaco saprà dare un’anima (e un corpo) all’altra affermazione dell’Ocse, che il modello di "governance" urbano è più adatto di quanto non sia lo stato-nazione ad affrontare i problemi dei cittadini: ad esempio, sporcandosi le mani e il linguaggio col dire che a Pinerolo sono necessari dei gabinetti pubblici, di cui c’è spiacevole carenza; che la smart city significa, ad esempio e tra l’altro, l’individuazione dei poli di attrazione del traffico e delle infrastrutture di trasporto obbligatorio; o un piano di razionalizzazione della produzione e del consumo dell’energia; oppure, più modestamente ma tangibilmente, la presenza di tabelle luminose che segnalano eventuali ritardi dei pullmini, a beneficio delle massaie che attendono infreddolite.

Sollecitiamolo a dirci che un piano strategico metropolitano potrebbe significare, ad esempio, che i vari comuni importanti della ex provincia vengono incaricati ciascuno (secondo razionalità complessiva) di farsi carico di uno dei problemi specifici la cui soluzione può incoraggiare l’impresa ad insediarsi in questo territorio e produrre opportunità di lavoro (per dire: qui lo stoccaggio, là il credito o lo smaltimento particolare, i servizi all’impresa, il soccorso nell’import-export, un certo tipo di formazione, o simili). Cose che si toccano e si masticano.

E’ auspicabile che i cittadini diano il loro voto a chi non si limiterà a demonizzare gli avversari o ad enunciare traguardi altisonanti, ma indicherà gli strumenti per realizzarli, i percorsi per raggiungerli, i coinvolgimenti per rafforzarli, le competenze tecniche per affrontare le difficoltà.

Dopo aver assistito alla "rottamazione" anagrafica di un (quasi) intero ceto politico, si spera di poter assistere anche al pensionamento delle parole senza sostanza.