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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2016


Dialogo tra generazioni

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Dibattito sul futuro di Pinerolo /6

Fare impresa a Pinerolo, intervista a Giuseppe Pichetto


«Pinerolo non deve dimenticare i collegamenti storici con le nazioni estere»

«In alcune imprese ci sono ancora uomini che ragionano in chiave imprenditoriale, manca però, a mio parere, una volontà forte di ripresa»

di Antonio Denanni

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N. 2 Febbraio 2016

 

Proseguono gli interventi sul futuro di Pinerolo e sulle sue risorse da valorizzare (nella stesura dei prossimi programmi elettorali!): con Giuseppe Pichetto, già presidente dell’Unione Industriale e della Camera di Commercio di Torino, parliamo di impresa nel Pinerolese.

Pinerolo è stata fino a qualche decennio fa una città con una spiccata vocazione industriale: Beloit, Riv, ecc. A suo parere sono tempi ormai andati che fanno parte della storia di questa città o ci sono possibilità di ripresa?
Secondo me queste aziende hanno lasciato in Pinerolo un segno forte: alcune sono state abbandonate, altre sono ancora attive. In alcune imprese ci sono ancora uomini che ragionano in chiave imprenditoriale, manca però, a mio parere, una volontà forte di ripresa e un impegno a muoversi anche a livello internazionale che è stato tipico di Pinerolo.

Ricordo che la Mustad è qui dal 1919, la famiglia Agnelli è nata qui a pochi chilometri e si è dedicata oltre che alla Fiat, alla Riv diventata poi SKF e a tante altre iniziative dell’indotto auto, al turismo (Sestriere), che hanno arricchito il territorio. La Riv è arrivata nel Pinerolese perché Agnelli ha telefonato allo svedese Wallenberg: Pinerolo insieme al Canavese è l’unica realtà dove gli svedesi hanno impiantato i loro stabilimenti. La Svezia ha sempre considerato questo territorio in termini positivi, dove c’è gente che lavora , che ha una mentalità alpina con il freddo e la neve come da loro, molto simile al modo di lavorare nelle aziende svedesi. Dopo quella telefonata di Agnelli e dopo il 2003 non credo che più nessuno abbia telefonato in Svezia per perorare la causa del Pinerolese.

Quindi i rapporti personali per fare impresa contano…
Eccome! Ricordo che per mantenere vivo lo spirito di relazione e collaborazione con gli svedesi Sergio Eynard, console onorario di Svezia, organizzava a Torino l’11 dicembre in occasione della festa di Santa Lucia una grande cena al Cambio a cui partecipavano più di 200 persone, sindaci, politici, ministri, industriali, ecc. In Svezia la fama di Pinerolo è ancora grande, una terra fatta di brava gente, che lavora, che fa dei prodotti perfetti: quello che viene da Pinerolo è garantito. Se a Pinerolo si facesse un padiglione culturale, uno della Svezia dovrebbe esserci. Si è lavorato per decenni a questo rapporto con gli svedesi a tutti i livelli: economia, cultura, relazioni… è un patrimonio che non si può abbandonare, va assolutamente ripreso.

Che cosa serve oggi in una città o nel suo territorio per fare impresa? Quali sono a suo parere gli elementi essenziali?
Fondamentalmente la presenza di persone che hanno la voglia di lavorare, che la burocrazia non sia ricattatoria con la dilatazione dei permessi per fare impresa.

Quanto è importante la disponibilità di denaro o di persone disposte ad investire?
Poco. Il denaro non è mai costato così poco come adesso.

… le risorse umane?
Molto. La Svezia di cui parlavamo prima ha scelto il Pinerolese per il suo capitale umano.

… e il rapporto tra impresa e Pubblica Amministrazione?
Per far venire una signora impresa è chiaro che devono muoversi i sindaci e i signori del posto. Però oggi l’élite locale non è sufficiente, perchè dipendiamo da banche estere, da Roma, da Bruxelles… Bisogna avere anche relazioni con le realtà sovracomunali sia istituzionali che burocratiche, per agevolare gli iter procedurali che in Italia sono molto lunghi e pesanti.

Quali incentivi può attivare un Comune per far arrivare gli industriali?
Basta che ci siano semplificazione, educazione, pulizia! Educazione vuol dire che c’è un buon humus nei rapporti umani e nel comportamento, quindi una città pulita e decorosa, senza vandalismi… (se c’è educazione non c’è bisogno di pulire!). Questo può meravigliare, ma nessuna impresa vuole andare in un ambiente sporco e poco gradevole, dove viene diminuita la propensione dell’uomo al lavoro e a viverci: in un ambiente bello e pulito si vive e si lavora meglio. Inoltre attirerebbe parecchio il turismo.

È anche un problema di area industriale?
No! Di capannoni e aree industriali ce ne sono già troppe. A Torino ci sono 5-6 milioni di mq di capannoni dismessi. Dovunque si vedono cartelli con scritto "vendesi", "affittasi". Quindi non bisogna sacrificare un metro di area agricola in più.

I finanziamenti europei tipo i "Project bond" possono aiutare a fare impresa?
A livello europeo ci sono un mucchio di soldi, che noi non riusciamo a sfruttare.

Lei ha parlato nella precedente intervista di colpevole inattività della classe dirigente e borghese della città. Manca l’effervescenza della classe economica?

Diciamo che il livello è sceso molto, non solo a Pinerolo. L’inattività rispetto al passato è aumentata un po’ ovunque. Il fatto è che non "fabbrichiamo" più classi dirigenti, non solo a Pinerolo, ma anche in Piemonte e nel resto d’Italia. È stato rimarcato tempo addietro in un seminario sul perché il Piemonte ha perso le élites dirigenziali, cioè coloro che dovrebbero muoversi per stabilire relazioni, contatti, avanzare proposte… Oggi questo compito tocca al sindaco, all’assessore... e non sempre sono all’altezza. Gli enti pubblici e privati che con corsi fabbricavano le élites sono venuti meno, basta pensare alle scuole Riv e Fiat, agli stessi quadri di partito, che erano gli incubatori dove venivano pescate le classi dirigenziali: ora non ci sono più.

Pinerolo ha un sistema formativo molto valido, anche se qualcuno sostiene che ci sono lacune nel polo tecnico-professionale. Quanto è importante la formazione per fare impresa?
Molto. Anche se purtroppo i giovani che raggiungono una formazione elevata non trovano uno sbocco lavorativo. I 3/4 dei giovani che finiscono il Politecnico sono costretti ad andare via perché non sono date loro delle opportunità. Si spende molto per la formazione, ma poco per la valorizzazione e l’impiego, credo anche a Pinerolo.

Lei pensa che la creazione di un polo culturale possa essere un elemento attrattivo per Pinerolo o sono più indispensabili strutture di base come il collegamento ferroviario veloce con Torino?
Credo che siano importanti entrambi. Per il polo culturale inoltre penso abbiate molti appigli di tipo storico.

Mi aveva anche detto che Pinerolo è troppo ripiegata sul locale, sul territorio pinerolese. È questo il suo male?
Per certi versi sì. Nel Cuneese sono ugualmente chiusi, però girano, si muovono, mostrano più dinamismo. Pinerolo non deve dimenticare la tradizione storica di collegamento con le nazioni estere da cui è stata influenzata, soprattutto la Francia e la Svezia.