Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2016


Dialogo tra generazioni

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 Uomini del pinerolese 



Intervista a Giorgio D'Aleo, una vita coi migranti

Tutto discende dal mio 97enne padre

di Sara Nosenzo  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.2 Febbraio 2016

Ci racconti un po’ di sé...
Abito a Frossasco, ma la mia vita l’ho vissuta a Torino; ho maturato varie esperienze in giro per l’Europa. Un carattere essenziale della mia formazione e attenzione ai migranti discende dalla vicenda personale del mio novantasettenne padre che, siciliano d’origine, fece il servizio militare in Piemonte. Nel ’43 si unì alla Resistenza nella Val Noce e nonostante ciò non fu immune dalle discriminazioni subite come forestiero. Nel 1969 ho iniziato la mia attività di maestro elementare scegliendo la succursale di una scuola della periferia sud di Torino, quella del villaggio Anselmetti. Da quella esperienza, toccando il degrado con mano, ho maturato la decisione di continuare la mia attività nel carcere di Pinerolo collaborando con Teresa Ferrero e Elvio Fassone. Dal 2007, in seguito alle esperienze maturate presso i Corsi di Lingua e Civiltà Italiana per Stranieri, continuo ad occuparmi del tema della migrazione con il Museo Regionale dell’Emigrazione - Piemontesi nel Mondo.

In un periodo di fermento come questo, quanto è doveroso parlare di immigrazione? E in quali termini?
È un dovere civico oltre che una questione culturale ed etica: questo fenomeno ha assunto proporzioni capaci di incidere sulla nostra società non tanto per i numeri (che, peraltro, non sono così grandi come alcune fonti di informazione vorrebbero farci credere) quanto, piuttosto, per aspetti collegati alla trasformazione della nostra società oggi ancora piuttosto chiusa e autoreferenziale.

Secondo lei, quale dovrebbe essere la politica sociale da adottare per questo contesto?
"Se si desidera davvero la pace, allora è assolutamente necessario operare per la giustizia". Chi fugge da situazioni disperate non ha molto da perdere. Per dirla come i miei amici del Vicolo C: «Più buio che a mezzanotte non viene, e la bocca sotto al naso ce l’hanno tutti!». Come si può pensare di fermare masse di milioni e milioni di persone in fuga da guerra e fame disponendo barriere di filo spinato o erigendo muri? Credo che il compito della politica debba essere anche quello di vigilare affinché non continui quell’insopportabile concentrazione di ricchezza nelle mani di una cerchia di persone sempre più ristretta.

Qual è la funzione del Museo dell’Emigrazione e quale effetto dovrebbe produrre sui cittadini?
Diffondere la conoscenza dei fenomeni migratori del passato, partendo da quello che ha pesantemente toccato questa nostra terra piemontese ed italiana.

Il tema del diverso fino a che punto si può dire "superato"? La mentalità si può dire più aperta?
Non credo che il tema del diverso sia superato anche se, in generale e grazie al moltiplicarsi delle fonti di informazione e di formazione delle coscienze, c’è un potenziale di libertà maggiore rispetto al passato. Permane, a mio modo di vedere, il rischio di marginalizzare alcune questioni o di relegarle a questioni secondarie.

Cosa cambierebbe nella città di Pinerolo e dintorni? Quali sono le gravi mancanze?
La classe dirigente dovrebbe favorire un’equilibrata crescita morale, etica e sociale attraverso la scelta di politiche attente al benessere che non coincide esclusivamente con la sola crescita della ricchezza.