Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Marzo 2016


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale


La rosa e il cavolo: 

ovvero che cosa fare della "Bochard"

 


di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.3 - Marzo 2016

 
   C’era qualcosa di giocoso e quasi di infantile nella "Chiamata alle arti" di martedì primo marzo, la serata nella quale i cittadini erano invitati a dire che cosa avrebbero voluto fare del complesso "Bochard". Una galleria di splendidi sogni, dalla scuola steineriana alla biblioteca modernissima, dal luogo di ritrovo per gli studenti all’educazione sulla sostenibilità ambientale, dalla casa della cultura all’incubatore di impresa, dalla sala prove musicali allo spazio bimbi, a una sequenza quasi magica di laboratori e di esposizioni di questo e di quello.

   Il tutto accompagnato da una pioggia di termini alla moda, dalla democrazia partecipata ai luoghi del sapere alla gestione di eventi, ed a quel vago sociologismo che "fa fine e non impegna" con il quale si svicola dall’interrogativo cui nessuno si è dato peso di rispondere: il brutale ma necessario chi paga? con quali soldi? Una risposta è pretesa dal senso comune, e lo ha sottolineato ufficialmente il Sindaco, ricordando che ogni progetto deve essere auto-sostenibile: ma nella serata era considerato importante offrire un caleidoscopio di idee, e il resto un’altra volta, l’intendence suivra, gli amministratori sono lì per quello, no?

Nonostante questo me ne sono andato confortato, perché ho visto riabilitate alcune idee che, per doverosa prudenza, consideravo con timidezza. Per esempio, che è inutile sciorinare un ventaglio di cose luccicanti, se queste non rientrano fra gli obiettivi dei possibili finanziatori o investitori di domani, pubblici o privati che siano, dato che il bilancio del Comune non sarà mai in grado di realizzarle. Oppure il fatto che è illusorio sperare in qualche fondazione, o in qualche bando da qualche spicciolo, quando per il complesso Bochard le stime più prudenziali parlano di alcune decine di milioni di euro, sia pure scadenzati su vari esercizi. Così come è declamatorio invocare la dimensione della città metropolitana (o più ancora la dimensione regionale o nazionale) se si prospettano soluzioni che riguarderanno la sola città. Chi si inebria del profumo della rosa è portato a pensare che sia la rosa a fare un buon brodo, ma purtroppo ci vuole il cavolo poco odoroso.

   Allora? Allora mi rifaccio a qualche idea che dalla serata dei sogni è pur emersa, e che mi autorizza a riprenderne altre già affacciate in questa sede. Alcuni hanno proposto di utilizzare una parte del complesso Bochard per ricavarne un luogo di sosta temporanea degli studenti nella parte della giornata non occupata dagli impegni scolastici, per pranzare, per studiare, per socializzare: e se si considera che a Pinerolo affluiscono ogni giorno oltre 6.000 studenti, di cui circa l’80% provenienti da altri Comuni, si coglie bene l’importanza di una simile soluzione, la quale - e qui sta il pregio che altre non hanno - è realmente spendibile in una logica di città metropolitana, poiché riguarda un territorio vasto e bisogni diffusi non ristretti alla cerchia cittadina. Così pure, se si ambisce avere il sostegno di fondazioni o della Regione, sarebbe apprezzabile un’idea di scuola dei mestieri della montagna, non per farne l’ennesima esposizione di prodotti tipici, ma perché capace di fortificare un’economia delle terre alte, e perciò di coinvolgere l’intera istituzione regionale.

   E qualche titolo avrebbe anche un’idea che potrebbe sembrare un lusso di intellettuali, se non fosse che la sua concretezza ci è rammentata ogni tanto dai vari episodi del "Bataclan" o di "Charlie Hebdo", o altri momenti tragici che costellano la difficile convivenza tra mondi diversi. Il Pinerolese è stato per secoli terra di conflitti inter-religiosi, e poi di difficile e fruttuosa convivenza ecumenica: dunque, ha titolo per proporsi come uno dei luoghi nei quali sperimentare stabilmente il confronto e l’interazione (senza g) tra culture, religioni e tradizioni diverse, in una stagione sanguinosa nella quale essa diventa un’esigenza imprescindibile. Non sarà certamente la sola Pinerolo a diffondere questo spirito, ma una parte del complesso Bochard potrà ospitare, insieme a cento altri punti individuati da una visione nazionale del problema, un centro di cultura inter-etnica e inter-religiosa, capace, esso sì, di propiziare quegli investimenti senza i quali la bella "Chiamata" rimarrà un catalogo di vagheggiamenti, e l’immobile un rudere soggetto a degrado, per giunta in pieno centro della città.
   La rosa e il cavolo, appunto.