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Pinerolo Indialogo

Marzo 2016


Dialogo tra generazioni

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Dibattito sul futuro di Pinerolo /7

Valorizzare il Centro storico


L'esperienza dell'albergo diffuso di Martina Franca anche a Pinerolo?

A Martina Franca (TA) due alberghi diffusi hanno la struttura ricettiva in 64 appartamenti ristrutturati nel centro storico - Una location nel Palazzo degli Acaja e nella Casa del Vicario?

di Antonio Denanni

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N. 3 Marzo 2016

 

Proseguono gli interventi sul futuro di Pinerolo e sulle sue risorse da valorizzare (nella stesura dei prossimi programmi elettorali!): in questo numero parliamo di valorizzazione del centro storico di Pinerolo, attraverso la storia esemplare di Martina Franca, città pugliese, che offre parecchi spunti di riflessione per il nostro centro storico di Pinerolo.

Si può parlare di Pinerolo e del suo centro storico in forma diretta oppure traslata attraverso la storia di un’altra città simile, che è riuscita ad emergere e a rivitalizzare il suo patrimonio storico in modo esemplare. Quella che vado a raccontare è la storia di Martina Franca, una cittadina pugliese di 50.000 abitanti, un po’ più grande di Pinerolo, ricca di testimonianze di arte barocca, ma simile nella storia, che attraverso l’iniziativa dell’albergo diffuso sostenuta da una saggia politica culturale e di incentivi alla ristrutturazione da parte dell’amministrazione comunale ha saputo coniugare antico e moderno, rendendo il centro storico una realtà viva, meta di turismo e di iniziative culturali.

Due sono i principali alberghi diffusi di Martina Franca, uno è l’Albergo Rococo’, una moderna struttura alberghiera, situata in un palazzo settecentesco, che si è impiantata nel centro storico una decina di anni fa praticando l’attività di albergo diffuso; oggi ha 40 appartamenti tutti ristrutturati e confortevoli. L’altro è Villaggio In con 24 unità abitative a disposizione, che è stato il primo ad attivare in modo pioneristico l’ospitalità alberghiera diffusa 15 anni fa. Sessantaquattro appartamenti in tutto, un patrimonio abitativo non da poco, restaurato e curato, che fa da traino per il turismo e per le attività culturali nel centro storico.

Si legge nel sito del Rococo’: «Un palazzo nel centro storico di Martina Franca, riservato e ricco di Arte Decorativa ed Architettonica, trasformato in un prestigioso Albergo. Una preziosa miscela tra antica eleganza e fascino del moderno. (...) Una formula innovativa per chi ama i soggiorni in alberghi diffusi. Diverse sono le unità abitative collocate nello stesso nucleo urbano, dove recuperare la dimensione della tradizione, della comunità "diffusa". Una nuova concezione di turismo, che e’ in piena armonia con i nostri centri storici e i borghi d’Italia più belli».

Le prime esperienze di albergo diffuso sono nate in Italia, in Friuli nel 1976 a seguito del terremoto, come forma di accoglienza e di ospitalità, divenendo poi un sistema vero e proprio di fare turismo, estendosi a partire dagli anni ‘90 in tutta Italia.

A partire dal 2001 il giovane imprenditore svedese Daniele Elow Kihlgren (Gruppo Sextantio), innamorato dell’Italia, tramite il sistema dell’albergo diffuso recupera numerose abitazioni in antichi borghi dell’Abruzzo e nel centro storico di Matera, dove nelle famose grotte vengono ricavate delle residenze diffuse.

Il sistema dell’albergo diffuso è una soluzione che sta incontrando sempre più favore, soprattutto nei piccoli centri, anche di montagna, in virtù del fatto che contribuisce a coniugare il mantenimento e la valorizzazione dell’esistente, specie dei centri storici, con lo sfruttamento turistico degli stessi luoghi. È un modello di sviluppo turistico territoriale rispettoso dell’ambiente e della tradizione locale, che rappresenta un antidoto al degrado e allo spopolamento dei borghi.

Perchè non seguire anche a Pinerolo l’esempio di questa bella pratica, magari con qualche piccolo sostegno alla ristrutturazione o all’efficientamento energetico? Un bell’albergo diffuso con la location principale nel Palazzo degli Acaja o nella Casa del Vicario con decine di appartamenti ristrutturati e curati tutt’intorno non sarebbe un modo realistico per rilanciare il centro storico portando turisti e turismo in città? È illusorio pensare di rivitalizzare il centro storico con il commercio come si è fatto finora, per il semplice fatto che gli edifici attrezzati a commercio stanno in quella parte di centro storico chiamato una volta il Piano, mentre i due terzi degli edifici sono residenziali e stanno in quella parte di centro storico definito un tempo il Borgo. La via del turismo diffuso è più praticabile.

È chiaro, quella che presentiamo è una ipotesi di rivitalizzazione del centro storico come altre, che proponiamo ai candidati sindaco e futuri amministratori di questa città. Un’ipotesi e una bella pratica però che in altre città ha funzionato e la storia di Martina Franca lo dimostra.

Ci manca solo un’amministrazione comunale lungimirante e un imprenditore alberghiero, un mecenate o una grande famiglia che amino Pinerolo e siano disposti a spendersi per la città.


Martina Franca, situata su una collina a mt. 431 s.l.m., ad uguale distanza dal Mare Adriatico e dal Mare Ionio, densamente popolata nel corso dei secoli (oggi conta oltre 50.000 abitanti), è la città più importante della provincia di Taranto dopo il capoluogo.

Già nel 1260 è attestata l’esistenza di un castrum Martinae, ma soltanto nel 1305 si costituì un vero e proprio abitato urbano, voluto da Filippo I d’Angiò, principe di Taranto, e successivamente infeudato a varie casate nobiliari del regno di Napoli.

Dal 1507 al 1806, infine, Martina divenne un ducato sotto il dominio della famiglia Caracciolo, che la dotò di un superbo Palazzo Ducale costruito nel 1668 presso la Porta di Santo Stefano, su disegno dell’architetto bergamasco Giovanni Andrea Carducci, una delle prime opere in stile barocco.

La città custodisce numerose testimonianze del cosiddetto barocchetto martinese o rococò, evoluzione complessa ed elegante del barocco affermatosi in loco intorno alla metà del Settecento sia nell’architettura religiosa, sia in quella civile: ne sono esempio le chiese di San Martino (1747-1775), oggi basilica minore, di San Domenico (1746), il Palazzo dell’Università (1761), sede del Comune fino ai primi del Novecento in piazza Plebiscito, nonché i palazzi delle famiglie egemoni Giuliani (1778), Magli (1748) e Fanelli (1748) nella splendida via Cavour, e Motolese (1775) in via Principe Umberto, tanto per citare gli edifici di maggiore rilievo artistico.
(www.albergodiffusorococo.it/storia.html)