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Pinerolo Indialogo

Marzo 2016

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


Teresa Mannino al Teatro Sociale

Sono nata il ventitre 

di Sara Nosenzo

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.3 - Marzo 2016

Sono nata il ventitre, spettacolo come racconto di formazione. «Ho voglia di raccontarvi qualcosa di me» sembra dire la Mannino con questo spettacolo che con ironia e leggerezza, calcolata e calibrata, porta il nome della sua data di nascita. Appare amichevole, sicura e decisa, come sa fare, sul palco del Teatro Sociale scrutando all’orizzonte la maggior parte dei presenti. In loro vede una persona con cui dialogare, da raggiungere con le sue parole e, se possibile, con cui ridere insieme.

Non è scontato far ridere né tanto meno comprendersi ascoltando la storia di qualcuno che non si conosce. Benché ci separino quasi vent’anni i suoi ricordi d’infanzia trovano similitudini nei miei: è facile ritrovare nei suoi frammenti situazioni vissute sulla propria pelle.

È interessante, invece, che per rappresentare la perenne lotta tra le caratteristiche che distinguono gli uomini dalle donne la comica ricorra a uno dei libri più letti nell’ambiente scolastico: l’Iliade. Per chi non l’avesse letta negli ultimi anni troverà piacevole la digressione letteraria che permette alla Mannino di dialogare col pubblico sui temi dell’amore, del tradimento e delle aspettative.

Ognuno di noi è la somma delle esperienze passate, dei drammi correnti e delle scelte future; un insieme di fatti, più o meno importanti, che delineano il nostro essere. Quindi lo spettacolo sembra voglia suggerire la domanda: cosa rende Teresa Mannino, Teresa Mannino? Un sacco di cose, come direbbe lei! Un’infanzia felice, piena di episodi divertenti, nella sua città natale, Palermo, che viene rappresentata con la scenografia: una bellissima riproduzione tridimensionale dove la comica passeggia nel corso del suo racconto, un teatro nel teatro per così dire. Non si può non apprezzare la cura nei dettagli e l’affetto che traspare dalle sue parole quando parla di questa meravigliosa città.

Le radici culturali sono la base più importante di ogni persona così come i ricordi legati alla famiglia. Si sa, per far ridere bisogna raccontare quegli episodi divertenti che ci accomunano: le ginocchia sbucciate da una caduta seguite dalle botte della mamma, gli scherzi e le gelosie tra fratelli, ma nel farlo non risulta eccessiva né pare volersi accaparrare il consenso del pubblico a tutti i costi. Questa dote è davvero apprezzabile perché permette sinceramente di sentire il suo racconto come quello di un’amica a noi vicina da tempo, che ci fa rivivere attraverso le sue parole alcuni avvenimenti che avevamo dimenticato. A chi non capita di dimenticare qualche fatto saliente della propria infanzia? È normale! E Teresa Mannino riesce a riportavi a quel momento per apprezzarlo, assaporarlo e riscoprirlo ora che siete più grandi e più maturi. Un’esperienza travolgente consigliata vivamente e, in alcun modo, una replica degli sketch di Zelig. La creatività e la sincerità d’animo aleggiano nella sala.