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Pinerolo Indialogo

Marzo 2016

Dialogo tra generazioni

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 Viaggiare


In Nuova Zelanda

Nella grotta delle lucciole

di Mauro Beccaria e Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.3 - Marzo 2016

   

Mio marito Mauro in differita di +12 ore mi racconta del suo peregrinare dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda, tramite whatsapp, le ultime novità di cui vi rendo partecipi pressochè in diretta con qualche digressione.

Dopo aver passato Auckland si è diretto sulla punta dell’Isola Nord. In quell’area l’attività geologica e vulcanica ha creato circa 300 grotte calcaree della regione Waitomo in un tempo per nulla breve: 30 milioni di anni.

La parola Waitomo deriva dal Maori "wai" = acqua e "tomo" = foro. I popoli maori locali avevano scoperto queste gallerie molto prima che il capo locale maori Tane Tinorau e un geometra inglese, Fred Mace, andassero ad esplorarle nel 1887.

La loro avventura avvenne a lume di candela su una zattera attraverso un’apertura in cui il torrente si inabissa sottoterra (questa è ora l’uscita dalla grotta). La meraviglia e la sorpresa furono il bagliore e lo scintillio proveniente dal soffitto. Mentre viaggiavano ulteriormente verso un terrapieno, restarono sbalorditi dalle formazioni calcaree che li circondavano in tutte le forme e dimensioni. Uscirono attraverso Chief Tane che ora è l’ingresso ufficiale, ad un livello superiore della grotta.

L’attrazione principale di questo luogo è l’enorme popolazione di lucciole delle dimensioni di una zanzara, Arachnocampa luminosa, che popola le grotte, una specie endemica che si trova esclusivamente in Nuova Zelanda.

La sua larva secerne una sorta di bava luminescente, che a gocce pende dal soffitto delle grotte creando un meraviglioso lampadario di perle. La funzione della decorazione è biologica: gli insetti più piccoli rimangono appiccicati alle trappole perlescenti e il verme risucchia la preda con tutta la sua stessa saliva.

Vivono qui anche formiche albine rupestri, insetti più comuni, anguille d’acqua dolce nel torrente e una varietà di funghi (del genere Pleurotus) ricoprono le pareti delle cave.

Le cave furono rese visibili già dal 1889 da Tane Tironau e dalla moglie Huti; nel 1906 l’amministrazione del luogo fu rilevata dal Governo, ma a causa di un’escalation di atti di vandalismo nel 1989 la terra e la grotta sono stati restituiti ai discendenti di Capo Tane Tinorau e Huti. Essi ora ricevono una percentuale delle entrate della grotta e sono coinvolti nella gestione e nello sviluppo della grotta. Questi discendenti comprendono molti dei dipendenti delle grotte di oggi.

Lo stupore nel giungervi -- come l’antico capo maori - a bordo di una barchetta in questo buio impreziosito dalla luminosità diffusa di miriadi di stelline è sicuramente inenarrabile. Forse, sapendo di che cosa si tratta, siamo un po’ meno invidiosi!