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Pinerolo Indialogo

Aprile2016


Dialogo tra generazioni


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 Serate di Laurea 
 

 

Serate di laurea con Giulia Puzzo e Simone Cartini

"Teoria e storia della fisiognomica nella ricostruzione di Lucia Rodler" e "Fascismo e memoria della Grande Guerra a Torino: il monumento al Duca d’Aosta"

  serate a cura di Sara Nosenzo

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.4 - Aprile 2016

 Serata di Laurea di venerdì 18 marzo 2016 con Giulia Puzzo, laureata in Diritto per le imprese e le istituzioni e Simone Cartini, laureato in Comunicazione Interculturale.

La tesi presentata da Giulia dal titolo "Teoria e storia della fisiognomica nella ricostruzione di Lucia Rodler", costituisce una rivisitazione degli studi di Lucia Rodler riportati nei suoi libri Il corpo specchio dell’anima, teoria e storia della fisiognomica e Leggere il corpo, dalla fisiognomica alle neuroscienze, dedicati come dicono bene i titoli alla fisiognomica, antica disciplina che studia i caratteri degli uomini interpretando la morfologia dei volti e dei corpi. «L’analisi degli scritti analizzati - ha detto la relatrice - nasce dall’intento di indagare in modo analitico, servendosi anche di suggestioni di carattere letterario, le principali funzioni che la fisiognomica ha svolto nel corso dei secoli, ricostruendo il pensiero di Della Porta, Lavater, Lichtenberg, Lombroso, e spingendosi sino alle più recenti trasformazioni del Novecento e della nostra contemporaneità».

Il lavoro presentato da Simone dal titolo «Fascismo e memoria della Grande Guerra a Torino: il monumento al Duca d’Aosta» è invece il frutto di una ricerca sui monumenti ai Caduti della Grande Guerra: un fenomeno che ha avuto grande diffusione alla conclusione del conflitto e che è durato per tutti gli anni Venti, con risvolti luttuosi che andarono ben oltre la mera commemorazione e segnarono l’intera società dell’epoca.

«Si tratta di un lavoro suddiviso in tre capitoli a diversi gradi di immersione - ha detto l’autore -; dal macro-contesto postbellico sino all’analisi di un particolare monumento torinese.

Nel primo capitolo, sono state analizzate le diverse forme di memoria ai Caduti e come tali morti abbiano influenzato la memoria collettiva dei diversi Paesi, sia essi vinti o vincitori. Nel secondo, invece, è stato analizzato il solo caso italiano: le politiche messe in atto dal regime fascista, pressoché unico interprete, per ovvi motivi temporali, del Culto dei Caduti nella penisola italiana. L’ultima parte è un caso specifico: il monumento a Emanuele Filiberto Duca d’Aosta in Torino. Un’opera, inaugurata nel 1937, costruita nella piena maturità del fascismo in un contesto cittadino atipico quale solo l’ex capitale sabauda, con il suo forte legame alla monarchia, poteva vantare».