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Pinerolo Indialogo

Maggio 2016


Dialogo tra generazioni

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 Benchmarking territoriale 



Progetto "Chiese da riaprire"

Per le chiese abbandonate di Napoli

Un impegno per un recupero sociale di 200 edifici di culto

 

di TAC - www.tac-lab.it

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.5 - Maggio 2016

Il centro storico di Napoli è entrato a far parte della lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco nel 1995, perché racchiude oltre 27 secoli di storia ancora rintracciabili lungo le sue vie, testimonianze urbane e architettoniche di rara bellezza. Tra il suo patrimonio più consistente e significativo, non possono non annoverarsi le chiese: oltre 200 edifici – appartenenti alla diocesi, agli ordini religiosi, alle confraternite, ma anche ad enti pubblici o privati cittadini – che fanno trasparire la grande religiosità del popolo partenopeo lungo i secoli. Considerato il notevole numero in questione, e vista la parabola discendente della loro frequentazione, quasi la metà di questi fabbricati risulta essere abbandonata, relitti urbani che rispecchiano una società mutata e che non riconosce più nei luoghi di culto uno spazio identitario e di aggregazione sociale.

Il quadro iniziale, dunque, non parrebbe essere dei più rosei. Eppure la città ha saputo, spinta da una forte volontà di riscatto sociale e culturale e attraverso un’iniziativa davvero virtuosa, invertire questa tendenza negativa: affidare in comodato gratuito le chiese al mondo associazionistico e imprenditoriale, con il preciso scopo di insediare al loro interno attività che restituiscano alla collettività questi spazi.

È nato così il progetto "Chiese da riaprire", concepito dall’Arcidiocesi di Napoli con la partnership di importanti istituzioni culturali, capaci di fornire competenze tecniche e supporto professionalmente qualificante; tra queste, spiccano la Facoltà di Architettura dell’Università Federico II e la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli.

La partenza dell’iniziativa risale al 2011, con l’indizione di un Giubileo speciale cittadino da parte del cardinale Crescenzio Sepe: «un invito a tutti gli uomini di buona volontà della cultura, dei mezzi di comunicazione, delle istituzioni, delle industrie, dei sindacati, i quali, per un anno intero, si "compromettano", ossia si adoperino, per un risveglio della nostra città. Non vorrei che accoglieste questa proposta come un semplice auspicio. È, invece, l’indicazione di una meta, di un obiettivo».

Una prospettiva a lungo termine, dunque, che passa anche attraverso la rivitalizzazione di un patrimonio altrimenti destinato all’abbandono e al degrado.

L’iniziativa si propone di innescare circuiti virtuosi, attribuendo alle chiese oramai chiuse al culto nuove forme d’uso, facendole diventare catalizzatori sociali o incubatori utili a produrre cultura, svago, conoscenza. L’affidamento della chiesa in comodato passa attraverso la presentazione di un progetto, la cui approvazione deve rispondere a severi criteri di compatibilità con l’esistente e prevedere, laddove necessari, interventi di restauro e ristrutturazione, nonché una costante manutenzione. Attraverso questo meccanismo, quindi, si perviene a un triplice risultato: il mantenimento di un patrimonio altrimenti destinato al deperimento, la creazione di nuove attività lavorative e, non da ultimo, una rinascita socio-culturale di aree a volte fortemente degradate che, spesso, scoprono sorprendentemente di avere una spiccata vocazione turistica.

Un esempio su tutti: la Basilica di San Giovanni Maggiore che, dopo oltre quarant’anni di chiusura, grazie all’intervento dell’Ordine degli Ingegneri è tornata ad essere aperta non solo per le celebrazioni, ma anche per eventi di tipo culturale e turistico.

Tra gli affidamenti ancora in itinere, la chiesa di Santa Maria della Vittoria e della Santissima Trinità all’Anticaglia, richiesta da un gruppo organizzato di artigiani del quartiere, i quali vorrebbero inserirvi all’interno un atelier e un luogo espositivo per i loro prodotti. Che sia una suggestione replicabile anche a Pinerolo?