Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo Maggio 2016

Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

The Trivettes Bluegrass Brothers


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.5 - Maggio 2016

 

The Trivettes Bluegrass Brothers è una formazione bluegrass composta da Umberto Eynard, Matteo Meloni, Mirko Vivacqua e Andrea Caccavone attiva dal 2014.

La prima domanda è d’obbligo: com’è il panorama bluegrass in zona? In quali occasioni suonate? C’è seguito, risposta di pubblico?
  
In zona il bluegrass è un genere pressoché assente, almeno per quanto ne sappiamo. Conosciamo a malapena amanti del genere a Torino, tra cui persone che suonano alle jam session, magari ex componenti di gruppi, oppure singoli musicisti non propriamente attivi sul territorio. Una nostra particolarità, se così possiamo dire, è quella di portare in giro una musica da queste parti praticamente "nuova" per la maggior parte delle orecchie che ci ascoltano. Possiamo più che altro dire che il bluegrass, più che una rete locale, ha semmai una rete nazionale (esiste un raduno nazionale che si tiene una volta all’anno, di solito a Sarzana, e un Bluegrass Party organizzato a teatro, sempre una volta all’anno, dai Red Wine, storico gruppo italiano di bluegrass).
   Noi da un anno a questa parte suoniamo principalmente per strada (in varie città d’Italia: Torino, Genova, Siena. etc.), seguendo manifestazioni ed eventi pubblici, e in concerti presso alcuni locali o per alcune associazioni (Stranamore di Pinerolo, Officine Corsare di Torino, etc.), oltreché, su richiesta, in vari eventi privati.
   La risposta del pubblico è sempre molto buona, sia perché varia in quanto a età (da un pubblico di famiglie con bambini piccoli, a giovani coetanei, a amanti della musica più attempati), sia perché mai disgiunta da partecipazione ed entusiasmo.

Parallelamente ai live, voi portate in giro la vostra musica anche facendo busking. Quali sono le differenze che percepite tra la strada ed il palco?
La strada e il palco sono due realtà per noi complementari e fonti di soddisfazioni diverse. Senza togliere nulla al palco, la strada è per noi un luogo di aggregazione migliore, perché direttamente a contatto con la gente, senza la rigidità dei ruoli separati di artista e di spettatore, e sempre aperto all’imprevisto, alla sorpresa. Suonando per strada abbiamo inoltre conosciuto tante persone interessanti sia dal punto di vista umano, sia dal punto di vista artistico professionale, dato che dietro il passante può nascondersi semplicemente una persona socievole e desiderosa di divertirsi con la musica, ma anche un musicista, un direttore artistico, un fotografo, etc. Molti dei nostri contatti, delle nostre occasioni, sono nati da un incontro fortuito durante un’esibizione di strada. C’è da aggiungere inoltre che, per la natura acustica dei nostri strumenti (chitarra, mandolino, banjo e contrabbasso), il genere si presta perfettamente al busking e ci concede una certa libertà e comodità, anche negli spostamenti (contrabbasso a parte!).

Accostarsi a brani tradizionali è una sfida diversa dal comporre brani propri. Confrontandovi con le vostre esperienze, come vi approcciate ad un repertorio di questo genere? In che modo scegliete e rendete vostri i brani che avete in scaletta?
È vero, la maggior parte dei brani che suoniamo è tratta dalla tradizione Bluegrass, Folk e Country americana. Una tradizione, tuttavia, che, almeno fino a poco tempo fa, non ci accomunava tutti. C’è chi di noi, come Umberto, aveva già confidenza con il genere, che ascoltava fin da piccolo all’interno delle mura di casa, e chi invece lo ha scoperto negli ultimi anni, a partire dal Country. In ogni caso, per la scelta dei brani ci ispiriamo sia naturalmente ai gusti personali, per cui scegliamo le canzoni che ci coinvolgono di più, sia a un filone più o meno storico del Bluegrass, da Bill Monroe, Earl Scruggs, fino a gruppi più recenti. L’idea di creare, di comporre brani propri, non è mai svincolata dal saper riprodurre e rivitalizzare musica già esistente. Lo stimolo perciò è grande, se non maggiore.
C’è da dire poi che il repertorio, sempre in via di aggiornamento, comunque, non si limita alla musica americana; abbiamo infatti cercato di riproporre anche brani del cantautorato italiano riadattato alle sonorità e ai ritmi dei nostri strumenti. Tutto ciò senza escludere un futuro di brani scritti da noi. Vedremo!

Per concludere, quali sono i prossimi progetti del gruppo?
Tra i prossimi progetti c’è quello di continuare il busking, di suonare per strada in Italia e all’estero, di salire su alcuni palchi scelti e, poi, novità più recente, c’è la collaborazione con un teatro di Torino, per la prossima stagione 2016-17. In attesa di un sito, che stiamo progettando, seguiteci su Facebook per tutti gli aggiornamenti.