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Pinerolo Indialogo

Maggio 2016

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


Da una storia vera di una famiglia di Luserna S.G.

Il temp(i)o della libertà

di Sara Nosenzo

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.5 - Maggio 2016

Le filodrammatiche regalano spesso delle ottime narrazioni e un’affezionata atmosfera in sala. In questo frangente "Il temp(i)o della libertà" è stato un esempio di lavoro, ricostruzione e memoria storica davvero ammirevole. Pochi personaggi raccontano le vicende di una famiglia valdese di Luserna San Giovanni e i vari eventi storici e religiosi più significativi tra la fine del 1700 e il 1848.

Il popolo valdese, non riconosciuto e ostacolato dalla comunità cattolica, accusa la mancanza di un tempio, un luogo di culto e aggregazione sociale dove poter parlare di fede e di vita in totale armonia. In quegli anni è una vera e propria lotta culturale e religiosa. Il copione parla chiaro: non si tratta solamente di una questione religiosa. È nel diritto di ogni gruppo religioso avere un luogo sacro per ritrovarsi.

Lo spettacolo di Claudio Pasquet, diviso in tre atti, mostra con semplicità e onestà il rimpianto e il dolore di molte generazioni a cui questo privilegio e diritto era negato. Una serata che ha permesso ai presenti di informarsi, istruirsi ed entrare in contatto con un pezzo di storia piemontese buia e ricca di ingiustizie. Gli attori, non professionisti, si sono calati seriamente nella parte intrattenendo il pubblico sotto diversi punti di vista. Ognuno di loro è credibile, persino le piccole parti, come quella del pastore Lasseur, rendono completa la narrazione. La trama si sviluppa seguendo una linea temporale dando così la possibilità agli spettatori di ragguagliarsi sugli eventi e sulle vicende della famiglia, altro tema estremamente importante.

Ottima scelta il meta racconto tramite proiettore: tra le scene venivano proiettati filmati amatoriali, anche in essi attori non professionisti, in cui un nipote chiedeva alla nonna di raccontargli com’era essere valdese quando era piccola. Questo escamotage narrativo, spensierato e semplice, permette allo spettatore di paragonare il prima e il dopo la costruzione del tempio. Permette, inoltre, di apprendere nozioni storiche, quali date e interventi politici, tra i quali si ricorda quello di Napoleone Bonaparte.

Le scenografie, curate ed essenziali, incontrano perfettamente lo stile della narrazione. Riempire lo spazio narrativo con ulteriori oggetti sarebbe un sovra caricare un racconto il cui centro va oltre la storia dei personaggio: ciò che è in scena è la memoria storica, l’importanza di ricordare e non dimenticare.

Le repliche di questo spettacolo sono terminate, si aspetterà l’anno nuovo per gustare la nuova narrazione.