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Pinerolo Indialogo

Giugno 2016


Dialogo tra generazioni

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 Benchmarking territoriale 



Nel quartiere la Belle de Mai di Marsiglia

La fabbrica di tabacchi dismessa trasformata in un importante centro culturale

La cultura come motore di sviluppo economico e sociale

 

di TAC - www.tac-lab.it

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.6 - Giugno 2016

Questo mese vi vogliamo parlare di un esempio di rigenerazione urbana, che è partita dalla volontà di un gruppo di artisti di creare uno spazio dove sperimentare e che poi ha assunto un ruolo fondamentale nel rilancio di uno dei quartieri periferici della città di Marsiglia.

Nel quartiere la Belle de Mai agli inizi del secolo scorso è stata costruita una grande manifattura che lavorava il tabacco. L’insediamento produttivo portò lavoro e benessere diffuso in uno dei quartieri più problematici della città, caratterizzato da povertà, scarsa inclusione sociale e problemi di sicurezza.

Purtroppo però durante gli anni ‘80 la produzione venne trasferita e l’area torno’ ad essere quella di prima: i negozi vennero chiusi, le case abbandonate.

Nel 1992 un gruppo di artisti decide di creare un luogo aperto alla sperimentazione all’interno di alcuni locali dello stabilimento. Da quel momento in poi la Friche (che in francese significa scarto industriale) è tornata ad essere il simbolo della rinascita del quartiere. Attualmente questo centro culturale si estende per più di 45 mila metri quadrati e conta spazi per la musica, il teatro e la danza, lo sport e altre attività collegate alla vita dei suoi abitanti.

Al di là delle considerazioni sull’intervento architettonico (peraltro secondo il nostro giudizio molto ben riuscito) e le indubbie ricadute positive sulla vita sociale, è di estremo interesse il modo con cui questa gigantesca struttura viene gestita. Di proprietà della municipalità di Marsiglia, il complesso non si mantiene con finanziamenti e pubblicità faraoniche, ma attraverso la locazione dei suoi spazi agli artisti e alle associazioni che vogliono operare al suo interno attraverso dei canoni convenzionati.

L’intervento pubblico è stato impiegato per coprire i costi di recupero e messa in sicurezza, ma non ha interessato minimamente la progettazione nè tanto meno la programmazione culturale.

La cultura, anche quella con la C maiuscola, diventa dunque motore di sviluppo sociale ma anche economico e permette, come in altri casi, di dar nuova vita a porzioni di città in abbandono facendoli diventare nuovi centri attrattori attraverso la volontà e l’entusiasmo dei cittadini.