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Pinerolo Indialogo

Giugno 2016


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 28

Giancarlo Bounous, docente di Arboricoltura Generale

«Nel Pinerolese negli ultimi 30 anni il bosco è avanzato in aree agricole abbandonate» 

«In città il problema non è solo quello di realizzare parchi, viali alberati e altri spazi verdi, ma soprattutto quello di assicurare la manutenzione nel tempo»

 

a cura di A D
Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.6 - Giugno 2016

Ci parla di sé e del lavoro che ha svolto in ambito universitario? 
 
Dopo la laurea in Scienze Agrarie nel 1971, sono entrato in Università e, per circa vent’anni, dal 1995 al 2014, sono stato titolare, come professore ordinario, della cattedra di Arboricoltura Generale dell’Università di Torino. Per 8 anni ho diretto il Dipartimento di Colture Arboree, sempre dell’Ateneo Torinese. Dal 2014 sono in pensione. Oltre al corso di titolarità ho tenuto, per incarico, corsi di Frutticoltura Tropicale e Subtropicale, Frutticoltura montana e Arboricoltura ornamentale. Ho approfondito la mia preparazione presso alcune istituzioni scientifiche Statunitensi e, in qualità di relatore o come esperto per conto di agenzie internazionali, ho compiuto missioni in Europa, Medio Oriente, Asia, Sud e Nord Africa, Nord America, America Latina, Nuova Zelanda, Australia. I miei interessi di ricerca sono da sempre orientati verso i sistemi arborei di zone marginali: montagna e protezione contro il degrado e la deforestazione in zone tropicali e subtropicali. Da oltre vent’anni collaboro a progetti in paesi di sviluppo.

Alberi vuol dire ambiente, natura, ecologia... Com’è lo stato del mondo da questo punto di vista?
   Il dato più drammatico è quello che riguarda il tasso annuo di deforestazione globale, che si aggira sui 13 milioni di ettari. La più parte della deforestazione è dovuta al taglio dei boschi ma anche a catastrofi naturali (incendi e inondazioni), apertura di nuove strade, espansione urbanistica. Un’enorme piaga è lo sfruttamento indiscriminato delle foreste delle zone intertropicali che forniscono legname pregiato (ebano, teak, mogano). Un’altra causa di deforestazione è l’abbruciamento della foresta per fare posto all’agricoltura e alla zootecnica. [...] La perdita di foreste è un danno enorme per il Pianeta.

Con la diminuzione dell’uso della carta è migliorata la situazione del patrimonio arboreo mondiale?
  
Con l’avvento di internet e della posta elettronica si sperava in una riduzione dell’uso della carta e una burocrazia "paper less", tuttavia non è stato così. Negli ultimi 20 anni il consumo di carta è aumentato. Anche se sembra un paradosso, il consumo di carta resta più alto nei paesi più informatizzati.

Come sta invece la situazione del patrimonio arboreo pinerolese?
  
Intendendo per "pinerolese" tutta l’area delle tre ex Comunità Montane (Valli Pellice, Chisone, Germanasca e Pinerolese pedemontano) il bosco è avanzato negli ultimi 30 anni in aree agricole abbandonate ma il legname prodotto è di modesta qualità. Per migliorare la sostenibilità e la qualità occorre convertire questi boschi da cedui a fustaie al fine di ottenere assortimenti mercantili di maggior pregio.

Alberi vuol dire anche verde urbano. È al corrente dello stato di salute degli alberi di Pinerolo? Le risulta che siano seguiti in modo adeguato?
  
Negli anni passati sono stati effettuati dei monitoraggi sullo stato di salute del patrimonio arboreo della Città, tuttavia mi pare che in generale, riferendomi ai parchi cittadini, molti esemplari siano piuttosto vecchi, anzi vetusti, e che non venga intrapreso un regolare programma di rotazione e regolare manutenzione e sostituzione delle piante a fine carriera. Andrebbero poi tutelati e valorizzati gli alberi monumentali, ossia quegli esemplari che hanno valenze storiche oltre che estetico paesaggistiche.

A tal proposito Pinerolo è in campagna elettorale. Dal punto di vista della sua disciplina di quali elementi dovrebbero tener conto nel programma?
  
Aumentare gli spazi destinati a parchi ed aree attrezzate. Migliorare la qualità di queste aree, con una progettazione ed una realizzazione seria, affidata a professionisti qualificati, prevedendo una manutenzione accurata nel tempo, altrimenti queste aree diventano squallide e desolate. Il problema non è solo quello di realizzare parchi, viali alberati e altri spazi verdi, ma soprattutto quello di assicurare la manutenzione nel tempo. Pinerolo ha alcuni giardini storici che andrebbero riqualificati con interventi mirati e rispettosi del contesto storico paesaggistico nel quale vennero realizzati.

Alberi e cibo è un altro filone dell’arboricoltura. "L’albero padre del cibo: verso un’alimentazione sostenibile" è stato il tema della Giornata dell’albero 2015. Ce ne parla?
  
Le giornate nazionali dell’albero incentivano la tutela del patrimonio arboreo e ne sottolineano i valori per la società. Albero padre del cibo e alimentazione sostenibile, era il tema del 2015. Gli alberi forniscono frutta, alimento fondamentale per un’alimentazione sana. La frutta non fornisce però solo zuccheri e calorie (pure fondamentali), ma ha proprietà nutraceutiche, ossia salutistiche, benefiche per la salute umana. I carotenoidi delle albicocche, i flavoni e gli antociani delle more di gelso, delle prugne, delle pesche e degli altri fruttiferi sono solo alcuni esempi di come le piante contribuiscano alla sostenibilità della vita quotidiana. Anche la frutta secca è padre (o madre) del cibo: noci, nocciole, castagne, mandorle ci forniscono potassio, acido folico, acidi alfa omega 3 indispensabili per la nostra salute. Gli alberi hanno poi un ruolo multifunzionale e non forniscono un solo beneficio. Accanto alla produzione primaria di frutta o di legname essi generano altri vantaggi per l’ambiente: depurazione dell’aria, stoccaggio del carbonio, depurazione del suolo da rifiuti tossici (fitodepurazione).

Le statistiche dicono che molti giovani si stanno avvicinando al mondo dell’agricoltura, quindi anche della coltivazione delle piante. È un’attività che può dare un reddito adeguato oppure sono passioni momentanee?
  
Nei momenti di crisi e di carenza di posti di lavoro l’agricoltura è sempre stata un "rifugio" ma, al di là di questo, credo effettivamente che ci sia una voglia di ritorno alla terra; molti giovani cercano un’alternativa ai modelli offerti dalla società, un maggior contatto con la natura, uno stile di vita meno stressante; in sintesi ritengo che sia un’attività che può offrire posti di lavoro e reddito per i giovani nel pinerolese, se svolta correttamente.
Tuttavia, al di là delle buone intenzioni, agricoltori non ci si improvvisa, occorrono formazione professionale e la terra.

Lei ha scritto un libro sul castagno. Pare che proprio intorno alla coltivazione di questo frutto vi sia un tentativo di recupero e di sfruttamento nella Val Pellice. Ne è a conoscenza?
  
L’iniziativa della Val Pellice è un esempio di recupero di una risorsa preziosa della montagna che dovrebbe essere seguito da altre vallate del pinerolese. La castagna, in passato, ha sfamato generazioni di montanari e oggi il suo ruolo, fortunatamente, è ben diverso. Da cibo dei poveri è diventata cibo di pregio: oltre che consumata come caldarrosta o ballotta, è sempre più venduta come prodotto trasformato (farina, fiocchi, confetture, birra, liquori, marrons glacés, sciroppati) presente sul mercato tutto l’anno, e ciò ha creato un’impennata della domanda. A livello mondiale infatti la produzione di questi frutti non soddisfa la domanda.

Nuovi parchi, nuovi filari di alberi lungo i viali cittadini, orti urbani, giardini pensili e pareti verticali sono un sogno per la città di Pinerolo o è una meta che un domani avrà possibilità di realizzarsi?
  
Giardini pensili e pareti verdi verticali mi convincono poco per la realtà pinerolese. Gli orti urbani sì.
Gli orti urbani risalgono (non a Pinerolo) al periodo di industrializzazione quando gli emigrati dalle zone rurali verso le città allestivano in appezzamenti di proprietà delle amministrazioni locali, delle industrie o delle comunità religiose, i cosiddetti "orti dei poveri" per far fronte alla precarietà delle loro condizioni di vita. L’agricoltura urbana si è sviluppata in varie forme e la finalità originaria di approvvigionamento di derrate alimentari, col mutare delle condizioni economiche e socio-culturali, si è evoluta in funzioni estetico-ricreative, educative, sociali e terapeutiche. Gli orti urbani, oltre a produrre reddito hanno insite potenzialità sociali, didattiche, ricreative, ludiche, riabilitanti e terapeutiche che ne fanno un importante mezzo di integrazione sociale. Il valore ecologico-ambientale dell’espansione delle aree verdi, compresi gli orti, è poi rappresentato dalla riqualificazione di zone degradate o sottoposte a vincoli di edificabilità e dall’utilizzo di zone di transizione fra città e campagna. Le Amministrazioni Comunali del pinerolese dovrebbero redigere progetti di riqualificazione di aree marginali e di regolamentazione degli spazi ortivi come già avviene ad esempio a Torino ed in molti paesi europei ed affidarle ai cittadini.