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Giugno 2016


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale


Quando queste pagine... 

 


di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.6 - Giugno 2016

 
  Quando questo numero avrà visto la luce, sarà passato il 2 giugno, il 70° anniversario della Repubblica, e sarà trascorso senza che alcun momento pubblico qui lo abbia solennizzato come merita, e sarà un peccato: settant’anni, la durata di una vita, una vita repubblicana, una tavola di valori, uno statuto che non è solo un documento ma un modo di essere: e invece un nulla immerso nel vuoto, quasi che la Repubblica fosse solamente "quando non c’è il re"; e nessuno che ci abbia ricordato cosa sono e quanto valgono le virtù repubblicane.

Quando queste pagine saranno leggibili, saremo andati (non tutti) a votare per il nuovo sindaco e la nuova amministrazione: qualcuno per senso del dovere, altri con fastidio perché bisogna rientrare dal mare un’ora prima, altri ancora rinunciando del tutto perché votare è un cerimoniale inutile ("sono tutti uguali …."), e pesante come fare la coda allo stadio, e per giunta il sindaco non fa nemmeno goal. I pedanti hanno ricordato che tra le virtù repubblicane c’è appunto la partecipazione democratica: ma sono così noiosi....

Quando queste pagine saranno lette, altri 500 migranti saranno andati al mare anche loro (ma in fondo), altre cinque donne saranno state sgozzate o bruciate o soffocate da cinque titolari di diritti repubblicani insofferenti della libertà della loro compagna: forse, essendo maschi moderni, pensano che massacrare una femmina sia qualcosa come un "effetto speciale" dei film, da postare su un social.

Quando la lettura di queste righe sarà terminata, la Borsa di Zuriyork o di MilanoLondra avrà bruciato altri 120 miliardi, e se qualcuno si risentirà, qualcun altro gli risponderà "è l’economia, bellezza, vuoi forse inventare la pillola contro i terremoti?", e un altro gli suggerirà di leggere i listini e non le Costituzioni repubblicane.

Quando queste parole saranno state accantonate, apparirà sui teleschermi l’ennesima immagine dell’orso bianco in precario equilibrio su un lastrone di ghiaccio alla deriva, e su questa visione un poco ci commuoveremo, ma non troppo perché i campionati Europei incalzano; negli intervalli tra le partite qualcuno proverà a ricordare che fra le virtù repubblicane compare anche l’attenzione alle generazioni che verranno: ha ragione, ne parliamo dopo, adesso vediamo se nel secondo tempo rimontiamo.

Infine, quando i migranti, le donne, l’orso polare e i miliardi saranno stati tutti triturati dalla nostra follia, è possibile che qualcuno chieda quali sono le virtù repubblicane; allora un anziano racconterà la storia di quando lui era un ragazzino, e tanti dicevano che bisognava votare la monarchia, per non far soffrire la regina che era buona ed elegante, e perché la Repubblica sarebbe stata un immenso disordine (le virtù repubblicane non consentivano la parola "casino"); ma il suo maestro, che era stato in prigione sotto il fascio, diceva che i veri repubblicani erano prima di tutto onesti, e guardavano al bene comune, e siccome la re-pubblica era una cosa di tutti, erano disposti a mettere in comune anche se stessi, le loro capacità, il loro tempo, una parte delle loro risorse: per il bene di tutti, appunto. Allora qualcuno chiederà a quell’uomo anziano dove si possono comprare quelle virtù; e lui indicherà un negozietto piccolo e stinto, la folla si recherà in quel vicolo ma resterà delusa perché un cartello avvertirà che l’esercizio ha chiuso da tempo, per incapacità a stare sul mercato.