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Pinerolo Indialogo

Giugno 2016

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


I giovani del "Gruppo Teatro Franco"

Mahagonny - Città Franca

di Sara Nosenzo

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.6 - Giugno 2016

Il gruppo di ragazzi delle scuole superiori che l’anno scorso aveva interpretato la Resistenza, quest’anno si è rimesso in gioco, portando in scena "Mahagonny" di B. Brecht. Un’esperienza complessa, più interiorizzata e studiata così da dare al pubblico una visione di un mondo distopico, non così lontano dalla realtà come si potrebbe pensare…

Questa è la vostra seconda esperienza, quali sono le differenze con il primo spettacolo?
Questa volta ci siamo inizialmente divisi in gruppetti per mettere mano direttamente al copione, per cercare alcune soluzioni. Era necessario apportare delle modifiche per rendere lo spettacolo più nostro e in certo senso più semplice, vista la complessità dell’originale.

Voi siete una ventina e siete contempora-neamente tutti sul palco, come si riesce?
I nostri spettacoli sono corali, non c’è un protagonista e proprio per questo motivo non vi è assenteismo. Si rimane nel personaggio dall’inizio alla fine. Questa tipologia di teatro ci ha permesso di calarci in Mahagonny, una città immaginaria, all’unisono, insieme. Non è una sceneggiatura facile e il farlo insieme ci ha sicuramente aiutati a lasciarci andare.

Si può dire che vi è stata un’evoluzione da "Avevamo 20 anni" a "Mahagonny"?
Assolutamente sì. Se nel primo spettacolo potevamo immedesimarci nei vari personaggi, questa volta non è stato possibile: la cattiveria e la crudeltà di Mahagonny ci è estranea (per fortuna!) e quindi si può dire che siamo rimasti noi stessi in continuo confronto con un ruolo. Dovevamo dare voce a dei sentimenti, a delle tendenze; il percorso per questo motivo è stato più difficile, ma allo stesso tempo estremamente stimolante artisticamente parlando.

Quanto dello spettacolo può rapportarsi con il mondo reale? Vedete una connessione o è solo pura finzione?
Purtroppo molti aspetti sono presenti nella nostra società: in questa città c’è tutto ciò che si compra, ma non puoi trovare quello che non si può trovare. Il messaggio è che il consumismo, in una società contemporanea, vince su tutto e si dimenticano quelli che sono i valori dell’uomo.

Qual è stato il responso del pubblico?
Lo spettacolo ha segnato molte persone e ne siamo rimasti molto colpiti. Ad esempio, sui social network alcune persone hanno messo come stato battute del nostro spettacolo, altre ci fermavano nei corridoi della scuola per ripeterci le nostre parti.

Avrete delle repliche?
E’ quello che speriamo. Da parte nostra la disponibilità e la voglia di rimetterci in quei panni c’è.