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Pinerolo Indialogo

Giugno 2016

Dialogo tra generazioni

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 Viaggiare


In Tibet

Trekking attorno al Kailash

di Angelica Pons con Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.6 - Giugno 2016

   

   Il monte Kailash nell’Himalaya, è la "sacra e preziosa montagna innevata", secondo i tibetani. Alto 6.638 metri si trova presso due grandi laghi: il Manasarovar a 4.500 m, uno dei più alti al mondo, di acqua purissima, molto pescoso, che ospita pure delfini d’acqua dolce, è "il lago concepito nella mente di Dio", circolare e turchese, il diametro di 20 km ca. In tarda primavera e all’inizio dell’autunno vi sostano oche, anitre e gru, nel loro viaggio migratorio fra l’India e la Siberia. L’altro lago è il Rakshastal, "il lago demone", per gli indù come denso di energie negative, mentre per i buddisti è "lago delle cinque isole", il compagno naturale del precedente. Da lì sgorgano alcuni dei più lunghi fiumi asiatici, l’Indo, il Sutlej, il Brahmaputra e il Karnali, affluente del Gange.

Essendo un monte sacro non è mai stato scalato: per l’Induismo vi risiede Shiva - per molti Shiva è il Kailash stesso - mentre per il Buddismo tibetano il Kailash è il centro di un mandala (cerchio sacro), e rappresenta lo spazio divino dove recarsi per apprendere la potenza e la saggezza che rende liberi dalla schiavitù della sofferenza. Il pellegrinaggio significa raggiungere il "Centro dell’Universo", il punto cosmico dove ogni cosa ha inizio e fine, la sorgente divina di tutto ciò che esiste e ha significato. Buddisti ed induisti ritengono di dover compiere un pellegrinaggio presso il Kailash almeno una volta nella vita.

Il versante è di 53 km; vi sono molte rocce dipinte e bandiere di preghiera, chattar, specialmente al Passo di Dolma, e vi si trovano quattro monasteri buddhisti: il Darchen Gön, il Chuku, il Dhira Phuk e il Zuthul Phuk. Nella stessa zona si trova anche lo Shiwatshal, un cimitero in cui vengono cremati Lama e monaci. L’intero circuito è denominato "Kora": il trekking dura 3 giorni, si effettua in senso orario intorno al monte. Il "pellegrino" - mio marito Mauro – lo ha appena terminato ed ora è a Lhasa; mi diceva (con whatsapp!) che al passo, la notte dopo l’attraversamento, nevicava: son 5.600 m, non c’è da stupirsi! Il Dolma è un valico situato sul versante nordorientale del monte. È adorno di chattar: non sono semplici pezzi di stoffa ma hanno un significato. Raggruppate in gruppi di 5 (le 5 saggezze) coi colori che rappresentano i 5 elementi giallo-terra, verde-acqua, rosso-fuoco, bianco-spazio, blu-aria, sventolando le preghiere son trasportate dal "Cavallo del vento" verso il cielo, per portare armonia e benedizioni in ogni dove. Consumandosi compiono il loro incarico e ci ricordano la caducità della vita.

Appena prima del valico i tibetani lasciano indietro qualcosa di sé: un capo di vestiario, una ciocca di capelli, un dente, come simbolo della propria morte e della rinascita ad una nuova vita più spirituale.

Tutti i viaggiatori, chi più chi meno hanno patito la fatica, l’altura o gli sbalzi di temperatura. Chissà se qualcuno… ha appreso la rivelazione per trovar la via per trascendere le passioni e le illusioni di questo mondo?