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Pinerolo Indialogo

Settembre 2016


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 29

Roberto Chiabrando, docente di Topografia e Cartografia

«In città in questi anni è mancata una strategia condivisa»

 

"Mi sono laureato in ingegneria nel 1972 e sono subito entrato a far parte del mondo universitario. Dal 1986 sono stato chiamato sulla cattedra di Topografia e Cartografia dell'Università di Agraria"

 

a cura di A D
Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.8/9 - Settembre 2016

Ci parla di sé e del suo lavoro in ambito universitario?
Mi sono laureato in Ingegneria nel 1972 e sono immediatamente entrato a fare parte del mondo universitario. Ho svolto la mia attività didattica presso il Politecnico fino all’anno 1986 quando sono stato chiamato sulla cattedra di Topografia e Cartografia della facoltà di Agraria dell’Università. La mia attività di ricerca si à sviluppata nel campo della geodesia, della fotogrammetria, della cartografia numerica e dei sistemi informativi territoriali ed ho associato agli studi teorici anche una significativa attività in campo, che mi ha permesso di sperimentare tecniche innovative nelle scienze del rilevamento. Ho avuto l’opportunità di svolgere corsi universitari anche in diverse sedi universitarie italiane e straniere. Sono stato impegnato nella istituzione universitaria in qualità di direttore dell’Istituto di Topografia e Costruzioni rurali e del Dipartimento di Ingegneria ed Economia Agraria, oltreché di Presidente dei Corsi di laurea di Scienze del turismo alpino e di Progettazione delle aree verdi e del paesaggio. Per sei anni sono stato preside della facoltà di Agraria, presidente della commissione programmazione dell’ateneo, membro del Senato Accademico e vice Rettore con la delega alla edilizia. Nel 2014, non riconoscendomi nel modello di università generato dalla "riforma Gelmini", mi sono volontariamente dimesso.

La sua disciplina è stata potenziata e anche un po’ sconvolta dalle nuove tecnologie: satellite, internet, ecc.
Fin dai tempi di Gauss il problema dell’acquisizione dei dati attraverso metodi di misura sempre più raffinati e complessi ed il successivo trattamento statistico delle osservazioni hanno rappresentato l’essenza delle tecniche del rilevamento la cui filosofia è rimasta concettualmente immutata anche con l’avvento dell’elettronica e dell’informatica. L’introduzione della fotogrammetria analitica e digitale, la misura elettronica delle distanze, la diffusione di strumenti di calcolo sempre più potenti e sofisticati nonché l’utilizzo di tecnologie basate sui satelliti artificiali hanno segnato nel secolo scorso momenti fondamentali per le discipline di rilevamento.
Oggi, nel linguaggio corrente, tali tipologie di nuove tecniche di misura e rappresentazione territoriale vengono denominate mediante acromini di derivazione anglosassone: GPS, INS, DTM, GISc, LFR, SAR , MMV, alcuni dei quali universalmente noti e di uso comune oltre che in rapida evoluzione. Queste nuove tecnologie hanno cambiato anche le competenze del topografo/cartografo che deve essere in grado di padroneggiarle.

In un territorio ristretto come quello pinerolese quali sono le applicazioni pratiche o potenziali legate alla sua disciplina, anche come occasione di lavoro?
Le applicazioni possibili delle discipline di rilevamento sul nostro territorio sono molto modeste e sostanzialmente legate alle operazioni catastali che vengono svolte dai professionisti legati al mondo dell’edilizia. Una occasione anche importante di lavoro potrebbe essere rappresentata dalla riforma del catasto col rilievo e la classificazione degli immobili.

Parliamo di Pinerolo. Com’è cambiata la città in questi ultimi anni. Qual è a suo parere la priorità nelle cose da fare?
Lo stato di salute della nostra città e del territorio ed il suo conseguente futuro mi appare alquanto problematico.
Il declino della città causato dalla chiusura o dal ridimensionamento di industrie anche importanti, la contrazione delle attività commerciali tradizionali a favore di grandi strutture, il mancato sfruttamento dell’onda positiva generata dalle Olimpiadi del 2006, oltre al declino hanno anche creato un senso di rassegnazione: la città ha perso "appeal" e non regge, almeno nella percezione delle persone, il confronto con altre cittadine, anche vicine a noi, più vivaci. E’ probabilmente mancata una strategia globale condivisa per prevenire e contrastare il declino e per assicurare la speranza di un costante sviluppo.

Alcuni recenti avvenimenti: trasferimento parziale di competenze dell’ASL a Rivoli, trasferimento del Nizza Cavalleria, mancato arrivo della Scuola di Equitazione, chiusura del Tribunale e della Camera di Commercio, oltre a far perdere prestigio, hanno prodotto e produrranno effetti negativi, impedendo alla città di beneficiare degli effetti della presunta sospirata ripresa economica. In estrema sintesi alcune proposte, anche modeste ma comunque significative, potrebbero essere rappresentate dalla creazione delle condizioni per favorire la visita di italiani e stranieri, migliorando l’aspetto della città (arredo urbano), riqualificazione del centro storico anche favorendo l’insediamento di attività adatte al sito, inversione dell’attuale trend che porta i pinerolesi a spendere fuori porta o nel Centro Commerciale, riscoprendo il negozietto dal prodotto esclusivo e locale, valorizzazione del cavallo come identità forte del territorio, forte impegno a favorire grandi progetti della città, alcuni fermi da molti anni: Palazzo Vittone, Palazzo Acaja, riallestimento del Museo nazionale di Cavalleria, fabbricato Turck, Cavalllerizza Caprilli…

Qual è o qual è stato il rapporto del mondo politico pinerolese con il mondo universitario?
La situazione attuale non la conosco. Negli anni scorsi il rapporto è stato praticamente inesistente. Ricordo a tale proposito che alcuni anni fa venne costituita una commissione paritetica per l’analisi dei rapporti fra le due istituzioni, per l’Università c’eravamo io e il prof. Losano. Dopo la costituzione discutemmo di un piano di lavoro, ma non venne più riconvocata.

Secondo lei perché l’università a Pinerolo non è decollata?
Perché è mancato un progetto strategico che individuasse nella sede decentrata di Pinerolo un polo attrattivo che coniugasse le pecularità del nostro territorio in termini di cultura (p.es. la presenza valdese) e di valorizzazione del territorio (ad es. la montagna). Inoltre, aspetto forse ancora più significativo, la mancata presa in considerazione del fatto che la "mission" dell‘Università è quella di soddisfare perlomeno due esigenze: quella di "sportello didattico" – cioè fornire le conoscenze agli studenti – e quella di sede della ricerca.
Il polo di Pinerolo ha sicuramente fornito una buona didattica da parte di docenti incardinati nella sede madre "UNITO" e quindi di solo transito, ma non è stato in grado di sviluppare ricerca (in assenza di strutture e di docenti dedicati) unico modo per connettersi alle realtà del territorio.

È un discorso che si può ancora riaprire, magari col contributo anche della quarantina di docenti universitari del territorio, o è un discorso definitivamente chiuso?
Stante la situazione economica del comune capofila, della Università di Torino e del superiore ministero ritengo che le possibilità di riaprire alcun discorso sono nulle. Tenuto presente l’alto numero di docenti presenti sul nostro territorio appartenenti a settori scientifico-disciplinari molto diversi potrebbe essere forse interessante realizzare, con il concorso della vostra associazione, momenti di orientamento per gli studenti per fare conoscere sia i diversi corsi di laurea sia il mondo universitario nel suo complesso.

Una proposta alla nuova classe politica giovane che è stata chiamata a gestire questa città in declino.
I problemi della città sono molto numerosi e la loro risoluzione è di innegabile difficoltà. Consiglio ai nuovi amministratori di seguire lo schema tipico della cartografia: in prima istanza una rete di inquadramento che individui i punti più importanti e una proposta di risoluzione da dare ai cittadini che li hanno eletti; successivamente, una rete di dettaglio per i problemi di minore rilevanza ma comunque significativi che permetta di dare un’efficace risposta ai problemi quotidiani dei pinerolesi.

Una proposta pure al mondo della cultura pinerolese, forse un po’ troppo autoreferenziale?
Il mondo della cultura Pinerolese è ricco e partecipe di numerose iniziative ma soffre, come peraltro in molte altre realtà, di una crisi strutturale di identità che lo porta a richiudersi in se stesso. Onestamente non sono in grado di fornire indicazioni significative se non l’auspicio che fra le diverse realtà possa generarsi un’osmosi in grado di dare un ulteriore sviluppo al dibattito civile e politico nella città.

Finiamo con i giovani: quali sono a suo parere gli "attrezzi" indispensabili per affrontare al meglio il futuro?
In un mondo molto complesso come è il mondo globalizzato ritengo che l’unica indicazione che possa essere data ai giovani, mutuata dalle dichiarazioni del fondatore di Facebook, sia semplice: studiare, studiare, studiare. Con un consiglio: seguire le proprie vocazioni indipendentemente dalle "mode" del momento percorrendo anche una coerente formazione universitaria (pure con esperienze all’estero).