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Pinerolo Indialogo Settembre 2016

Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

Gli Snakes Charmers


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.8/9 - Settembre 2016

 

Gli Snakes Charmers sono un gruppo pop punk di Saluzzo formato da Alessandro Aigotti, Pietro Comba, Francesco Cravero, Raffaele Piesco e Luca Rivoira. Sono al lavoro in studio per ultimare il loro primo EP.

Allora ragazzi, sta per uscire il vostro primo lavoro che racchiuderà pezzi originali. Cosa dobbiamo aspettarci? E com’è stato per voi lavorare a questo progetto?
Lavorare a questo nostro EP d’esordio è stata per noi una nuova e bellissima esperienza. Abbiamo affrontato un percorso completamente nuovo per noi e non è stato sicuramente semplice. Detto ciò, le canzoni che ascolterete sono tutte frutto di un grande lavoro che si è prolungato per diversi mesi e certamente non appartengono al genere di musica che si ascolta tutti i giorni in radio. Almeno, non in Italia. Comunque crediamo - e speriamo - che il sound dei nostri pezzi possa portare la gente ad ascoltare e ad apprezzare di più il pop punk.

In questo EP, oltre a pezzi più associabili al vostro genere, è presente un pezzo acustico e calmo, molto differente dall’impostazione degli altri, chiamato The Only Thing. Com’è nato? Di che parla?
‘The Only Thing’ è un brano acustico che si stacca completamente dal nostro genere musicale "di appartenenza". Tuttavia, inserirlo nell’EP d’esordio è stata una scelta ragionata: infatti, come band, non eseguiamo solo live pop punk, bensì anche concerti acustici, proponendo, fra le altre, canzoni più commerciali. Riguardo alla sua origine, ‘The Only Thing’ è un brano che riguarda uno dei più grandi problemi per noi adolescenti, cioè un primo amore che finisce. Per il resto, dovrete aspettare e ascoltarlo!

Nei vostri tre anni di esperienza in live è capitato che calcaste palchi anche abbastanza grandi, come il Pala Alpitour, Lingotto Fiere ed il Palavela di Torino, oltre a location come la metropolitana di Porta Nuova od il padiglione del Quatar all’EXPO di Milano. Spesso avete suonato in apertura a festival di musica elettronica e balli liceali, o comunque in contesti dove chi è sotto il palco non è venuto per il genere di musica che voi proponete. Come vi rapportate con questo tipo di ascoltatori?
Come correttamente hai detto, il Reload e l’Holi Fusion sono festival che offrono grandi numeri di pubblico... sì, ma per i dj! Purtroppo - anche se giustamente - la gente che va a questo tipo di eventi paga per ascoltare i dj e non le band pop punk. Comunque, questi eventi, per noi, sono molto utili per aumentare la nostra esperienza nel suonare live. In ogni caso, nonostante poca gente si fermi ad ascoltare la nostra musica (non è stato così, per fortuna, all’Holi Fusion dello scorso 11 giugno), continuiamo sempre imperterriti l’esibizione.

Per ora non avete ancora proposto in live nessun pezzo originale, preferendo un repertorio di cover. Dopo l’uscita del disco, comincerete a suonare anche questi brani dal vivo. C’è qualcosa che il suonare pezzi altrui per così tanto tempo vi ha insegnato, e che avete applicato nella composizione dei vostri pezzi?
Sicuramente suonare cover per un paio d’anni ci ha aiutato innanzitutto a guadagnare conoscenza musicale. In più, soprattutto all’inizio, ci ha aiutato molto a migliorare sempre di più a suonare bene insieme, a coordinarci e a capirci in modo immediato sul palco. Una volta imparato a far bene queste cose, abbiamo iniziato a comporre pezzi nostri, ispirandoci inizialmente a Sum 41 e blink-182, per poi, ultimamente, seguire le orme di gruppi come i Neck Deep e i ROAM, ‘prodotti’ della Hopeless Records, famosa casa discografica pop punk. Sicuramente, ciò che abbiamo appreso dal suonare cover e che ci è più servito applicare nelle nostre canzoni è l’abilità nel creare un pezzo che non sia banale e noioso da suonare: se ci annoiamo noi a suonare un brano, come fa chi ascolta a divertirsi?