Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Settembre 2016


Dialogo tra generazioni

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 Uomini del pinerolese 



Intervista a Ezio Giaj, una vita per la città

"Pinerolo è una terra di mezzo"

di Sara Nosenzo  

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.8/9 Settembre 2016

In vista della 40° edizione della mostra dell’Artigianato Pinerolese, abbiamo intervistato Ezio Giaj, una tra le persone più impegnate sul territorio dal punto di vista turistico.

Come si è avvicinato al turismo come campo d’azione?
Il mio impegno, come quello di altri amici, è sempre stato quello di lavorare per la città di Pinerolo, al di fuori di qualunque partito politico, in collaborazione con le amministrazioni della città e della Regione, soprattutto negli anni passati.
Partendo dagli anni 70 abbiamo iniziato un lavoro di valorizzazione del territorio. Partendo dalla Civiltà al tramonto, inventandoci il Museo Civico etnografico e infine ideando la Mostra dell’Artigianato (Sindaco Debernardi).

Quest’anno la Mostra compie 40 anni: com’era, com’è e come sarà secondo lei?
L’Artigianato ha iniziato il suo percorso alla Fenulli, solo nel 2000 ha adottato la sua ormai classica formazione nel centro storico, questo anche per animare le vie della città e far vivere il lavoro artigiano al pubblico per strada, come in effetti si praticava. È chiaro, almeno per me, che debba essere ripensato tenendo conto della situazione economica e del tipo di richiesta turistica del momento. Le faccio un esempio: negli anni passati creavamo degli scambi con le città gemellate a Pinerolo (Gap, Chambéry …) all’interno della manifestazione. Questo potrebbe essere un modo per ampliare il bacino d’utenza e l’offerta della manifestazione stessa. In più credo sia importante dare il giusto spazio al lavoro artigiano rispetto a quello commerciale, che di anno in anno è diventato (ahimè) più presente.

Con la nuova amministrazione vede possibilità di cambiamento in questo particolare settore?
Senza sviolinate o altro, posso affermare che gli assessori con cui ho avuto modo di dialogare mi sono sembrati intelligenti, concentrati sul loro compito e ben disposti a cambiare per il bene della città, che è quello di cui ci si dovrebbe occupare. Credo ci siano molte migliorie possibili anche a livello economico, ad esempio ingegnandosi con collaborazioni con l’Università di Torino, la Regione, concorrendo per finanziamenti regionali ed europei. Siamo in un periodo economico duro, ma con un po’ di ingegno si può riuscire ugualmente e con ottimi risultati.

Come definirebbe Pinerolo a livello turistico?
Pinerolo è una città con molte potenzialità. In primo luogo la sua posizione: è una terra di mezzo tra la grande città e la montagna, un punto strategico. In secondo luogo, offre varie possibilità a livello turistico: edifici storici, percorsi museali, centro storico godibile, luoghi caratteristici.

Sentendo queste parole sembra non ci siano difetti …
Invece è tutto il contrario! Il territorio dev’essere ripensato e valorizzato; ora come ora abbiamo un diamante grezzo che potrebbe essere lanciato a livello regionale e nazionale, ma che necessita di alcune levigature. Ho parlato di musei: questi devono essere rivisti e corretti secondo le nuove richieste da parte del pubblico, staccarsi dal’idea di "locale" e prendere il volo. Quando penso agli edifici penso al Palazzo degli Acaja e a quello del Senato: devono essere messi in sicurezza, resi visitabili. Mi rendo conto che per fare questo dovranno essere impiegate forze e fondi consistenti, ma non investire su questo territorio significherebbe lasciarlo morire o sopravvivere a malapena. Io credo che Pinerolo possa davvero distinguersi tra le città e offrire qualcosa che altre città non hanno; per fare questo bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo!