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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2017


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 38

Gustavo Zagrebelsky, docente di Diritto Costituzionale

«Il sistema ha bisogno di rigenerarsi aprendosi alla partecipazione politica»

 

di Emanuele Sacchetto

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.12 Dicembre 2017

Cominciamo dalle origini del suo cognome non italiano, che in molti destano curiosità. Ce ne parla?
L’origine ortodossa del mio cognome è paterna. Mio nonno era un colonnello russo, e la sua famiglia si trasferì a Nizza, dove era presente una forte comunità russa e dove vi rimase a lungo, anche a causa della chiusura delle frontiere a seguito dello scoppio del I conflitto mondiale. Soltanto in un secondo momento la famiglia di mio padre si trasferì a Sanremo, dove mio padre conobbe mia madre, originaria di San Germano Chisone (dove peraltro io sono nato), la cui famiglia era solita andare in vacanza nella stessa località di mare.

Ci parla delle origini del suo lavoro in università e di ricerca in generale?
Non nego che iniziai l’università di giurisprudenza senza una particolare vocazione ma, come tanti, poiché non pareva troppo difficile e poiché apriva molte strade. Fu soltanto in un secondo momento che mi appassionai al diritto e, in particolare, al diritto costituzionale. A seguito del conseguimento della laurea, pur avendo la possibilità di diventare dipendente dell’allora Stipel, mi fu proposta e vinsi una borsa di studio per intraprendere l’attività di ricerca in università. Così iniziai la mia carriera accademica che prosegue tuttora, nonostante il mio "collocamento a riposo per raggiunti limiti di età". Infatti, tengo attualmente un corso di Teoria generale del diritto alla Facoltà di filosofia dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Lei è una personalità dai molteplici interessi. Ci parla di alcuni di questi?
Sicuramente la ricerca e lo studio sono stati e rimangono il mio interesse primario. Mi ritengo parte di quella esigua percentuale di popolazione per la quale il proprio lavoro non rappresenta un peso, bensì un piacere. Anche la mia esperienza in Corte Costituzionale è stata per me solo una parentesi nella mia attività principale di insegnamento. Oltre a ciò, coltivo una passione musicale, suonando il pianoforte. Con il violoncellista Mario Brunello andiamo in giro per l’Italia a tenere "lezioni musicali" parlando dei problemi di interpretazione, in musica e nel diritto.

Le ragioni del No al referendum sulla modifica costituzionale dello scorso anno sono ancora valide nel mutato panorama attuale?
Le medesime ragioni sono senza dubbio ancora valide oggi. La riforma era frutto di molteplici compromessi e basata sul presupposto che la vita politica in Italia è corrotta e autoreferenziale. Se fosse stata approvata, avrebbe rappresentato la "blindatura" del sistema, laddove, invece, questo ha bisogno di rigenerarsi, aprendosi alla partecipazione politica.

L’occasione della celebrazione dei 70 anni della nostra Carta costituzionale quali sentimenti e quali riflessioni evoca in lei?
Questo anniversario suscita in me sentimenti differenti. Da un lato la lontananza e il cambiamento dei tempi. Al momento dell’entrata in vigore della Costituzione c’era una grande esigenza di partecipazione politica, dettata dalla voglia di ricostruire insieme. Oggi, invece, la dimensione sociale si sta perdendo sempre più. La solidarietà dell’art. 2 è stata sostituita dalla competitività individuale, distruttiva di socialità.

Per altro verso, tale ricorrenza ci fa riflettere sulla trasformazione della classe dirigente. La progressiva perdita di serietà dei politici di oggi si evince confrontando le c.d. "navicelle parlamentari", con le quali, a inizio di legislatura, gli eletti si presentano. I ritratti che emergono sono ben lontani dalla rappresentanza dell’idea di politica quale grave responsabilità che avevano i padri costituenti. L’ilarità che caratterizza gli attuali politici non riflette certamente la serietà dell’incarico da questi ricoperto.

Venendo al Pinerolese, quali sono i ricordi che ha di questo territorio e come lo percepisce oggi?
In realtà non conservo molti ricordi di vita stanziale nel pinerolese.
Ricordo solo la sensazione di violazione di un equilibrio quando venne edificato il grattacielo a Pinerolo. In generale, considero Pinerolo una città dove la vita è comoda e le iniziative culturali non mancano. A vantaggio della sua vivacità culturale c’è stata senz’altro la sua posizione sul confine tra mondo cattolico e mondo protestante.

Tornando all’università, come vede i giovani oggi?
A volte mi è capitato di notare un appiattimento culturale tra i giovani, i quali non conoscono più il significato di alcune parole. Questo è particolarmente grave, dal momento che lo strumento del pensare sono proprio le parole e, dunque, a una riduzione progressiva del significato delle parole in uso corrisponde una riduzione della capacità di pensare. Negli ultimi anni, tuttavia, ho notato, da parte dei giovani, un progressivo aumento del senso di responsabilità e interesse per gli studi. Inoltre, sono convinto che il distacco dei giovani dagli studi è dovuto, almeno in parte, al disimpegno di certi insegnanti, che non sono stati in grado di accendere candele, ma solo di riempire secchi.