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Dicembre 2017

Dialogo tra generazioni

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 Eventi

Intervista ad Elvio Fassone 

70 anni fa l'Assemblea Costituente promulgava la Costituzione

«La Costituzione lavora all’interno delle coscienze e dice loro come deve essere una comunità di cittadini»

di Antonio Denanni 

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.12 Dicembre 2017

Il 22 dicembre 2017 ricorrono i 70 anni dall’approvazione della Costituzione da parte dell’Assemblea Costituente. Che cosa le richiama questo evento?
   Settant’anni sono la cifra simbolica che dà la misura della vita umana: l’ha consacrata Dante, e prima di lui il Salmo 90, che assegna ai viventi questo termine. Dunque tra pochi giorni saremo sollecitati a riflettere su che cosa ha significato la nostra Costituzione in un arco di tempo ideale per esprimere le sue potenzialità e per stilare un bilancio: e cercheremo di farlo, almeno mi auguro, evitando da un lato la retorica della lode a prescindere e le esaltazioni di qualche norma ripetuta sino alla sazietà, e dall’altro lato rifiutando quel particolare scetticismo che è la forma amara dell’intelligenza di oggi, il disincanto che conduce a vedere nella Costituzione solo un libro dei sogni impotente di fronte alla realtà.

Il padre costituente La Pira ha detto che la Costituzione è stata costruita per essere una "stella polare" nel mondo. Un’altra definizione più vicina a noi, di Roberto Benigni, afferma che che la nostra Costituzione è "la più bella del mondo". Cosa ne pensa?
   La nostra Costituzione, nonostante qualsiasi critica, merita le iperboli citate, perché quello è il linguaggio dell’amore, della riconoscenza e vorrei dire della religione: una religione civile, indispensabile in un tempo che ha in larga misura abbandonato le religioni tradizionali. Nell’età della disperanza - che non è la disperazione, ma la perdita della fiducia in un futuro migliore - nella Costituzione si può ancora avere fede: se ha mancato i suoi obiettivi, la colpa non è sua, ma nostra.

Lei invece l’ha definita "la Costituzione amica", con cui ha dato il titolo al suo libro. Ci spiega il perché?
   Una Costituzione, di per sé, non ci salva dalle prepotenze di un despota, e men che meno ci dà da mangiare. Ma lavora all’interno delle coscienze e dice loro come deve essere una comunità di cittadini, nella quale non vige la legge della forza, ma la forza della legge, voluta e scritta da tutti; e di fronte alle prove ed alle sofferenze della vita suggerisce l’unico rimedio possibile, che è la solidarietà degli altri umani. Ho definito "amica" la nostra Carta perché essa non si limita, come la maggior parte delle altre, a consacrare i diritti civili classici che tutelano la persona nella sua inviolabilità; e non si ferma a ribadire i diritti politici che garantiscono un ruolo attivo di partecipazione alla polis; ma destina più attenzione di ogni altra ai diritti sociali, cioè all’aspettativa dell’individuo di essere soccorso quando viene a trovarsi in una condizione di debolezza esistenziale (malattia, vecchiaia, disabilità, povertà, disoccupazione). Lo ha fatto come può farlo un documento che è legale ma anche performante, trasferendo la fraternité, che è un sentimento, nella solidarietà, che è un imperativo etico sanzionabile politicamente. E lo ha fatto tramite una miscela straordinaria di culture e di tradizioni, l’isonomia greca che ci vuole eguali in dignità, e la charitas cristiana che ci vuole fratelli.

La Costituzione è l’insieme dei diritti e dei doveri di ciascun cittadino. Quale peso vi hanno gli uni e quale gli altri?
   I Costituenti avevano ben presente il rischio che, elencando tutta una serie di diritti, si creassero aspettative che la realtà non avrebbe potuto soddisfare, e si preoccuparono di indicare sin dalle prime battute (art. 2) che i "diritti inviolabili" della persona sono inseparabili dai "doveri inderogabili" di solidarietà. Tutelare i diritti civili è relativamente agevole, perché hanno costi limitati (la salvaguardia della libertà personale si garantisce imponendo dei limiti al potere; la partecipazione si rende possibile aprendo spazi crescenti di agibilità politica); al contrario, garantire i diritti sociali è molto più difficile, perché il loro catalogo si arricchisce con il crescere della sensibilità e delle aspettative, e quindi hanno costi crescenti, mentre l’individualismo sfrenato rende sempre meno tollerata la richiesta dei sacrifici (essenzialmente tributari) necessari per soddisfare quei diritti. Per questo oggi, di fronte allo smantellamento del welfare State, si auspica una "Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo", e sarà bene mettervi mano senza attendere troppo.

Si sostiene che la Costituzione è più programmatica che normativa. Condivide?
   Questa tesi ha avuto molta fortuna, e taluno afferma addirittura che questo fu il compromesso tacito che permise un testo così avanzato socialmente. Nel 1947 il noto diktat degli USA (aiuti sostanziosi attraverso il piano Marshall, a patto che l’Italia estromettesse le sinistre dal governo) dovette misurarsi con il forte peso sociale delle medesime e con il ruolo fondamentale da esse avuto nella Resistenza. La medicina amara fu ingoiata per necessità, e si evitò una probabile guerra civile facendo ampie concessioni a quella parte della Costituzione dedicata, appunto, ai diritti sociali. Queste concessioni suscitarono forti resistenze nelle altre forze politiche, a loro volta superate proprio con il retro-pensiero che le enunciazioni progressiste si sarebbero fatalmente insabbiate di fronte alla realtà ed alla limitatezza delle risorse. Fu allora che nacque la distinzione tra norme precettive e norme programmatiche, avallata all’inizio anche dalla Cassazione. Oggi, lodevolmente, non è più così, perché la Corte costituzionale ha ripetutamente affermato che il potere politico gode bensì di una innegabile discrezionalità nel destinare le risorse esistenti secondo le sue scelte, ma questo potere non può spingersi sino a far mancare ai diritti fondamentali le risorse necessarie alla loro soddisfazione. Dunque, è pur vero che la Costituzione non si mangia, ma essa sanziona le politiche che non si curano abbastanza di chi ha fame.

Uno dei temi più dibattuto in questo periodo è quello delle migrazioni e dello "ius soli". Che cosa dice la Costituzione sulla condizione giuridica dello straniero?
   Nel tempo in cui la Costituzione venne pensata e scritta, stranieri da noi non ce n’erano. Se mai, gli stranieri eravamo noi, spesso costretti a trasferirci in altri Paesi, ed infatti la Carta se ne occupa affermando che la Repubblica "tutela il lavoro italiano all’estero" (art. 35). Ora che la presenza di stranieri è diventata massiccia a causa delle migrazioni, si avverte la difficoltà dovuta al fatto che, mentre alcuni diritti sono assicurati a "tutti", altri sono riconosciuti solamente ai "cittadini", e quindi gli stranieri, a rigore, ne sarebbero privi. Ma la fecondità e la saggezza della Costituzione si è manifestata proprio a questo riguardo, perché la Corte costituzionale ha affermato che, a prescindere dal lessico giuridico usato, i diritti inviolabili dell’uomo, siccome inerenti alla persona umana e non alla sua nazionalità, devono essere assicurati a tutti. Di fatto lo sono solamente in modo parziale e spesso insoddisfacente, ma la Costituzione è come la segnaletica stradale: indica la direzione, tocca a noi camminare.

Pure quello della povertà e dello stato sociale è un tema sempre in primo piano. Come ci illumina la Costituzione?
   Non è facile assicurare la soddisfazione dei diritti che per loro natura esigono una prestazione attiva. Un lavoratore cui sia erogata una retribuzione del tutto insufficiente può sempre trovare (ed è avvenuto di recente nella vicenda dei call center) un giudice che annulli il licenziamento pronunciato a causa del rifiuto di quella paga indecente; ma la Costituzione non può far edificare le case necessarie per soddisfare le esigenze di un individuo che sia privo di abitazione.
A queste deve provvedere la mano pubblica, e se non lo fa la sanzione non può essere che politica, cioè la riprovazione dei cittadini elettori. Il guaio è che oggi la maggioranza dei cittadini ha rinunciato ad applicare questa sanzione....