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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2017


Dialogo tra generazioni


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 Serate di Laurea 
 

 

Serata di laurea con Giulia Pagani e Lilian Bonomo

"[In]formale Lisbona" e "Nuova vita agli scarti della città"

  serate a cura di Greta Gontero

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.12 - Dicembre 2017

Il 17 novembre Onda d’Urto ha ripreso le serate di laurea 2017/18 ospitando due relatrici: Giulia Pagani e Lilian Bonomo, entrambe laureate in Architettura Costruzione e Città.

La prima a presentare il proprio lavoro è stata Lilian Bonomo, parlando della sua tesi dal titolo "Waste architecture nuova vita agli scarti".
Queste sono state le sue parole: «Waste architecture sottolinea la volontà di analizzare un luogo dello scarto, prodotto della città.
La città con i suoi affascinanti e contorti intrecci di flussi e contatti invisibili, compenetrazione e divisione di luoghi, vuoti, spazi, "cose", insieme di individui tanto vicini quanto lontani, tanto diversi quanto simili. La sua forma si disperde e la produzione crea abbandono. Tutto appare destinato ad una funzione, la città sembra comporsi di isole galleggianti sulle quali spostarsi. La superficie svela una direzione chiara, in cui le cose "belle" sono da una parte e quelle "brutte" dall’altra. Ma individuare legami, intrecci, separazioni e strappi delle diverse componenti che la compongono, necessita di una lente che ci porta fino alla strada, dove sono i piedi a decidere il cammino e sono i sensi a distinguere il positivo dal negativo»
.

È stato poi il turno di Giulia Pagani con una tesi dal titolo: «[In]formale Lisbona». Ha riassunto la sua tesi con queste parole: «Lisbona, capitale del Portogallo, famosa da sempre per le sue residenze sociali e per i suoi programmi urbanistici è l’oggetto di studio e se si ritorna a considerare la pratica del camminare come primario strumento conoscitivo della città, ci si può imbattere in realtà nascoste, marginali che si nutrono di residui, realtà che erano state dimenticate o forse semplicemente ignorate: le baraccopoli.
Questi piccoli focolai si stagliano sul panorama urbano europeo con una connotazione quasi virale, formando una costellazione di "piccole città" parallele che crescono e nascono su terreni inaspettati.
Al posto però di guardare all’inaspettato, al rifiuto, al brutto, come ad un ostacolo all’utopia europea, potremmo fermarci ad osservare queste piccole città guardando ad esse come possibilità di cambiamento ed evoluzione.
La città ha bisogno dunque di una nuova definizione, di un nuovo significato. Forse ha bisogno di essere ridisegnata con una nuova rete di collegamenti e di ripensare quegli spazi apparentemente vuoti.
Creare dei punti di sutura, questo potrebbe essere l’intento della ricerca, cercando di dar inizio a un dialogo, una connessione tra le diverse parti della città».