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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2017

Dialogo tra generazioni

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 Viaggiare


Sul filo del ricordo e del confronto

Aconcagua un anno dopo 

di Angelica Pons con Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.12 - Dicembre 2017

   

Un anno fa Mauro partiva per la spedizione per il tetto dell’America Latina, Aconcagua, 6.962 m. Una meta sognata e temuta, una prova non da poco per chi non è alpinista, doppiamente impegnativa per chi non è più giovanissimo ed ha combattuto un tumore, anzi, ha fatto di questo camminare una terapia.

Perché raccontare questo? Perché per due serate al Cai di Pinerolo alpinisti esperti, veterani delle cime, hanno raccontato, proiettato e condiviso i propri scritti proprio su questo argomento.

C’era chi ci è salito che aveva 40 anni invece di 56, chi ci è salito 30 anni fa e chi l’anno scorso.

Entrambi i gruppi hanno trovato la neve. Mauro per uscire dalla tenda ha preso a calci la porticina e poi ne ha spalato via un metro e mezzo per fare il sentiero.

Sono cambiate tante cose, i costi innanzitutto, per l’ingresso al parco, per l’attrezzatura, per la tecnologia; non c’era mica internet allora! E’ cambiata l’affluenza a questa vetta. Mauro nel vedere le foto dei nostri amici dice: al campo base Plaza de Mulas 4.450 m con loro c’erano una manciata di tende, lo scorso anno ce n’erano molte molte di più! Chi ci è salito con l’abbigliamento di lana e chi con abiti tecnici. Chi è partito dall’Italia e chi si è organizzato on line partendo realmente da Mendoza.

Chi ha soggiornato e condiviso l’esperienza con i più cari amici con cui voleva condividere un’esperienza forte, sapendo di poter contare gli uni sugli altri. Chi ha trovato un gruppo in loco, sconosciuti che, dopo questo, sono come di famiglia. Mauro all’ostello Savigliano ha persino incontrato Alessandro, il gestore, un ragazzo di Carignano, con cui ha fatto amicizia e che gli ha detto spassionatamente: «lassù ci sono 30° sotto zero e il vento soffia da 90 a 120 km/h quando è arrabbiato: tu sei matto a salirci».

Chi per tante ragioni ha dovuto fare in fretta fretta e non ha potuto raggiungere la cima. Chi sapeva gli scherzi che fa l’altitudine, ha fatto le soste necessarie di acclimatamento, Chi grazie alle nuove tecnologie aveva le previsioni meteo in tempo reale, chi si poteva solo fidare dell’istinto e guardare fuori dalla tenda. Chi ha risolto le difficoltà nei modi più imprevedibili e a volte buffi. Mauro per fare "plin plin" di notte si era portato una borraccina, per non uscire fuori nel gelo più totale.

Le difficoltà sono tante prima e dopo. Anche per chi resta a casa e non ha notizie.

A "plaza de mulas" sono arrivati tutti, sia gli amici di allora, sia il pellegrino di oggi coi 3 compagni di viaggio. Tutti, chi a piedi, chi a dorso di mulo. Tutti si sono portati gli zaini e le provviste. Entrambi gli appartenenti alle 2 spedizioni hanno preso i bagagli necessari, come il coraggio a due mani e l’entusiasmo, e anche la consapevolezza che per il meteo o per la salute si deve avere la forza di rinunciare, come è stato per alcuni di allora e di oggi.

Gli obiettivi? diversi, forse, ma una vetta alpinistica ti trasforma. Ti pone di fronte ad un traguardo con se stessi, con la propria salute, con Dio. E quando si torna ci si racconta e ci si confronta. Bravi tutti.