Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 
 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 


 

Pinerolo Indialogo Genn/Febb 2017

Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 

 Officine del suono 


Musica emergente

I Virtual Symmetry


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.1-2 - Gennaio/Febbraio 2017

 

I Virtual Symmetry sono una band progressive metal nata nel 2009 come progetto solista del polistrumentista Valerio Villa. È dei primi mesi del 2016 il loro primo album, Message From Eternity, un disco molto maturo, che si rifà all’area più progressiva e melodica del prog. Dai loro media cominciano ad arrivare notizie riguardo al loro prossimo EP, di cui è già pubblica la copertina e che si mormora possa nascondere dietro di sé un concept.

Buongiorno ragazzi, sapendovi gelosi delle informazioni circa il nuovo EP, non vi chiederemo anticipazioni. Tuttavia, l’evoluzione del gruppo dall’ideazione di Message From Eternity è stata molta, sono entrati in pianta stabile alcuni elementi, siete diventati a pieno titolo una band con lineup fissa. Come ha influito questo sulla composizione dei nuovi brani? Sono sempre lavori solisti di Villa, o l’arrivo dei nuovi elementi ha portato ad altro?
L’ex-progetto Virtual Symmetry è passato attraverso diverse fasi oltre che approcci a diverse sfumature di quel grande genere chiamato progressive, nascendo come progetto solista di Villa e pian piano sviluppandosi verso un’idea di band effettiva, invece che di gruppo di esecutori del materiale di un membro. Da questo EP è iniziata una nuova sfida, ovvero quella di pensare come gruppo e quindi insieme di menti, ed è stato bello vedere come ognuno di noi aveva completa libertà e potere decisionale sulla sfumatura che ogni singolo brano doveva prendere nel suo corso. A noi piace definire Message From Eternity un album di Valerio Villa e questo nuovo EP il nostro primo effettivo album di debutto come Virtual Symmetry. Posso assicurarti che questa variazione di elaborazione dei brani ha portato dei risultati simili a quelli passati, ma tre spanne sopra a livello di scrittura, arrangiamenti e affinità di gruppo.

Sempre riguardo la composizione, le strutture nel prog sono spesso molto complesse. In un’intervista sostenete di partire da una singola idea melodica che funge da fulcro sulla quale poi, sviscerandola, innestate il resto. Per ultimo, il testo. In più occasioni avete definito la vostra musica come "cinematic progressive", ad indicare un intento narrativo nelle vostre composizioni. Ecco, come si sviluppa questo concetto nella composizione? Le parti vocali ed il testo, che ruolo svolgono all’interno del brano nella sua interezza?
Premettiamo che il nostro album di debutto, oltre ad un filo conduttore che lega un brano all’altro, contiene degli elementi compositivi e strutturali riconducibili alle colonne sonore delle più conosciute saghe cinematografiche. Da questo EP però abbiamo voluto spingerci più avanti e sperimentare ancora di più utilizzando un sistema d’arrangiamento molto vicino a quello utilizzato da un’effettiva orchestra, piuttosto che sfruttando un approccio da band metal. La voce per noi funziona sempre come un’ulteriore strumento e non scade mai nell’esecuzione di una linea melodica già eseguita da uno degli altri strumenti, ma diventa anch’essa parte di un ensemble, nel quale ogni voce si muove in direzioni diverse intrecciandosi e danzando con le altre senza mai essere statica. I testi solitamente nascono quando lo scheletro strumentale del brano è stato ultimato, così che possano venir stesi raccontando una storia e seguendo i cambi dinamici che subisce la musica, tra atmosfere aperte, ritmiche serrate o sezioni del tutto imprevedibili con repentini cambi di mood o di genere musicale.

Nonostante la qualità, il vostro Message From Eternity è un’autoproduzione. È una scelta coraggiosa, che sempre più artisti però adottano. Cosa vi ha spinto, personalmente, verso questa strada?
Viviamo in un periodo nella storia della musica in cui coloro che creano vengono sempre più indirizzati dalle case discografiche o dalle esigenze del pubblico a seguire precise regole stilistiche e tematiche che secondo il nostro personale punto di vista limitano e danneggiano ciò che il termine "musica" rappresenta. Il nostro obiettivo principale è il poter creare e condividere con l’esterno quel genere di musica che noi stessi vorremmo trovare all’interno del nostro stereo, e questo molto spesso non è possibile debuttando con una produzione esterna.

La vostra attività, tranne alcune rare occasioni tra cui due di supporto ai Dream Theater, è stata prettamente in studio. Ora, con l’annuncio del nuovo EP, è arrivato anche l’annuncio di alcune date in live. È un inizio di tour? Come pensiate che il suonare i vostri pezzi in tour possa influire su di essi, su di voi, sulla vostra musica futura?
Ogni disco che viene rilasciato può essere un punto di partenza per un tour o una serie di date, ma suonare in diverse location non è il nostro obiettivo principale. Ciò che per noi conta di più e il poter comporre, eseguire ed incidere la nostra musica, ciò che noi siamo, e metterla a disposizione di chi desidera ascoltarci, e questo per noi è già una grandissima soddisfazione. Siamo certi che suonare i brani in un eventuale tour possa permetterci di ricevere una valutazione in tempo reale dall’esterno su di essi e sul nostro affiatamento come band. Questo, oltre ai commenti che riceviamo molto spesso sul nostro lavoro, ci aiuta a comprendere se ciò che desideriamo condividere venga recepito e cosa siamo in grado di fare per poter dare a chi ci segue il nostro meglio e quell’energia che ci scorre dentro nella fase di creazione del brani.

Oltre alle già citate due date in apertura, nel primo singolo dal vostro disco figura come guest star nientemeno che Jordan Rudess. Cosa avete provato, in queste occasioni, ad essere fianco a fianco con alcuni tra i più grandi fondatori del vostro genere? Com’è nata, nello specifico, la collaborazione con Jordan?
Dà sempre una forte emozione il solo ricordo di aver potuto collaborare con artisti di altissimo livello ed è ancora più emozionante aver avuto l’onore di inserire un assolo del grandissimo amico e leggendario artista Jordan Rudess in uno dei nostri brani. Questa collaborazione è nata quasi per gioco, durante un incontro con i membri dei Dream Theater al termine di uno dei loro concerti in Italia. E’ stato incredibile vedere Jordan accettare di collaborare con noi nel nostro album. E ciò che è ancora più sorprendente è il giudizio che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere da lui e da artisti di livello di gran lunga superiore al nostro, ci lascia senza fiato osservare un tale supporto e un così grande rispetto nei confronti delle band emergenti da parte di coloro che sono diventati parte della storia della musica.

Riguardo alle altre collaborazioni, oltre alla voce di Marco Pastorino, di certo spiccano quelle di Ruben Paganelli al piano ed al sax e soprattutto quella dell’Orchestra Sinfonietta Consonus diretta da Micha Mierzejewski, entrambe presenti nella suite di 23 minuti che chiude il disco. Si tratta di un brano parecchio coraggioso, per essere in un album di debutto: perché proporlo? Come nasce un’orchestrazione così ampia e varia, sia per linguaggi che per strumenti utilizzati? Come è stato collaborare con un’orchestra?
Beh, perchè non proporlo? Fa parte del nostro metodo d’espressione musicale e non avremmo mai potuto inserire un tale insieme di sfumature dinamiche con quel determinato impatto emotivo sull’ascoltatore e su noi esecutori in un brano da 5 minuti. Oltre a quello, non ponendoci limiti può capitare che un nostro brano originariamente da 8 minuti finisca per raggiungere i 15 minuti in seguito alle nuove idee, alle sfumature che la linea vocale suggerisce e al mood che il brano prende nel corso delle sue prime esecuzioni. Ed è proprio in seguito a questi cambi di mood che il ruolo di Mark Bravi (tastiere) è fondamentale, in quanto la scelta e la cura dei suoni può dare ad una semplice sezione da 10 secondi almeno 30 sfumature differenti e questo è molto importante in fase di scrittura, orchestrazione ed arrangiamento di ogni brano. Collaborare con un’orchestra è stato molto meno complesso di quanto ci immaginassimo, Michal è un artista umilissimo e molto disponibile a trovare soluzioni orchestrali che soddisfino le esigenze di entrambe le parti, restando al servizio del messaggio contenuto all’interno del brano. È un lavoro che richiede tempo, pazienza e meticolosità nella scrittura delle voci orchestrali, che dovranno poi adagiarsi sulla struttura strumentale già presente senza alterarne l’atmosfera.

Infine, il vostro gruppo ha una ampia e particolare abilità nella comunicazione via altri media. Mi viene in mente il contest di cover dell’outro di Program Error, ma soprattutto dello spettacolare video a cura di Tiziano Spigno che segue, con le sue animazioni, l’intero svilupparsi del vostro album. Come sono nate queste idee? Quanto è importante, per voi, la promozione di sé in modalità poco convenzionali, come queste?
Queste idee solitamente nascono nei posti meno probabili, dal sedile su un treno interurbano alla toilette pubblica di un ristorante, dalla camera da letto in piena notte al mattino durante la pulizia dei denti, perchè lo stile che ha acquisito la nostra musica porta ad avere delle animazioni su schermo, dei trailer simili a quelli dei film in uscita al cinema e dei piccoli spin-off come nelle saghe che hanno fatto la storia del film su pellicola. Per quanto riguarda i contest o le semplici interazioni con i nostri fan a cui molto spesso diamo inizio, sono brevi periodi che ci prendiamo per divertirci e far divertire insieme a noi coloro che ci seguono, perchè siamo sì musicisti, ma siamo prima di tutto persone e come noi abbiamo avuto la possibilità di essere parte di qualcosa di più grande di noi, vogliamo dare la possibilità di farlo anche a coloro che sognano di poter diffondere la loro musica come siamo riusciti a fare noi dopo anni di tentativi e sacrifici.