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Genn-febb 2017


Dialogo tra generazioni

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 Politica Giovane Young



L'assessora alle Politiche Sociali Lara Pezzano

"I problemi principali che affrontiamo sono la casa, la mancanza di lavoro e di inclusione sociale, che ci trasci-neremo ancora per molto tempo"

 

di Antonio Denanni  

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N. 1-2 - Genn-Febb 2017

 

Tra le sue deleghe qual è quella che la impegna di più?
È difficile dare una risposta, perchè alcune sono strettamente correlate. Ovviamente l’emergenza abitativa è il tema principale, conseguenza dei problemi sociali legati all’assenza di lavoro. È molto triste il quadro dell’occupazione e delle possibilità di lavoro continuative che diano garanzie per permettere di accedere a un contratto d’affitto.

Rispetto all’amministrazione precedente c’è stato "un cambio di passo" o i problemi sono sempre gli stessi?
Per quanto riguarda il mio assessorato i problemi sono pressochè sovrapponibili: il problema della casa, la mancanza di lavoro e di inclusione sociale ce li trascineremo per molto tempo ancora e al momento non vedo grandi margini di inversione di rotta. Si è cercato di lavorare in continuità apportando ovviamente alcuni approcci differenti in quanto ognuno di noi ha un modus operandi proprio.

In questo periodo di crisi quali sono i soggetti che si rivolgono al suo ufficio e le loro richieste di aiuto?
Si rivolgono a noi fasce di persone alquanto differenti tra loro: italiani, stranieri, single e famiglie... Chi preoccupa di più però è chi non si rivolge all’ufficio e si trova in quella situazione "grigia" al limite della povertà. Ascoltiamo tutti e cerchiamo di dare delle risposte sollecitando anche altre istituzioni, quali ad esempio l’ATC: dopo diversi colloqui e sistemi di "pressione" siamo riusciti ad ottenere a fine 2016 la consegna di parecchi alloggi che hanno permesso di sbloccare al momento la situazione di criticità che si era creata in autunno. Le persone chiedono per lo più lavoro che possa permettergli di soddisfare il diritto alla casa.

Quali sono gli interventi fatti per contrastare la povertà, a favore delle fasce più deboli?
Esistono essenzialmente due tipi di interventi, quelli di carattere assistenziale erogati dal CISS sotto forma di aiuti economici o dall’ufficio casa nei casi di morosità o emergenza abitativa. Esistono poi interventi che aiutano le persone in difficoltà ad avere un minimo di sostegno economico, svolti da parte di attori diversi: parlo di tutti i progetti legati alla Fondazione San Paolo che permettono l’attivazione di voucher gestiti dalle Associazioni/Cooperative, dei cantieri lavoro, del progetto "Accendi una luce per chi non può", dei tirocini... Dal 2 settembre 2016 è anche attivo il progetto SIA nazionale dell’INPS, gestito dal CISS, per l’inclusione sociale che permette a chi ne possiede i requisiti di avere 80 euro pro capite al mese con attivazione di un progetto ad hoc.

Ci parla del progetto "Accendi una luce per chi non può"? Come rispondono i pinerolesi? Sembra in modo non proprio positivo...
Il progetto "Accendi una luce per chi non può" nasce da un’idea di welfare generativo legato al problema della casa, per chi comunque si trova in difficoltà economiche e necessita di un aiuto per il pagamento dell’affitto: è data la possibilità di svolgere dei lavori di pubblica utilità gestiti dall’ufficio Lavori Pubblici del Comune in cambio di voucher corrispondenti all’importo concordato. Il fondo è un fondo di solidarietà sul quale chiunque può donare, anche solo 10 euro al mese: i negozi e le aziende che doneranno verranno riconosciute in un elenco di aziende solidali. Il Comune ha stanziato dei fondi per il progetto e lo Zonta club ha deciso di donare parte del ricavato del concerto di Natale a tal fine; sono pervenute donazioni di singoli anche durante la cena del 23 dicembre dove sono stati raccolti circa 400 euro. Inizieremo a raccogliere le richieste dal mese di febbraio e spero veramente che i pinerolesi rispondano donando e finanziando il progetto che potrà permettere a molti di prevenire lo sfratto: è lì che vogliamo arrivare, prevenire le situazioni di emergenza e permettere a chi si trova nei centri di accoglienza di uscirne e recuperare un proprio spazio di autonomia. Su questo non posso non ringraziare l’AVASS che ci sta aiutando per la realizzazione del progetto occupandosi direttamente dell’erogazione dei voucher e della tenuta contabile del progetto e l’UNICREDIT di Pinerolo che si è prodigata per riuscire ad attivare in tempi brevissimi il progetto su "IL MIO DONO", promettendo anche di finanziare il progetto, attendiamo. Sono contenta anche che alcuni cittadini siano già venuti a chiedere quando partirà il progetto.

Tra le sue deleghe ci sono anche le associazioni. Dagli incontri avuti sono nate delle collaborazioni e delle progettualità comuni?
Certamente! Con le Associazioni dal 20 settembre siamo partiti con progetti trasversali in modo da portare a casa nel 2017 un obiettivo per ogni tavolo di lavoro (disabili, minori e lotta alla violenza, terza quarta età, trasporto solidale e assistenza ospedaliera, lotta alla povertà, uno straniero a Pinerolo e pure animali e ambiente). Nei tavoli sono nati dei progetti che cerchiamo di portare avanti, mi sembra prematuro parlarne, comunque ringrazio di cuore tutti quanti hanno partecipato alle serate, impegnative ma veramente arricchenti.

Ci parli del rapporto con il Ciss e dei servizi che eroga. Ci risulta che sia aumentata la quota dei Comuni per abitante per erogare un servizio di prossimità del Tribunale. Ce lo spiega?
I rapporti con il CISS sono molto buoni, apprezzo l’impegno di tutti e condivido l’idea di Consorzio che ho portato avanti anche a settembre quando abbiamo deciso di erogare un contributo straordinario per far fronte ai problemi del CISS stesso. Con quello che hanno fanno i miracoli; la quota dei Comuni aumenta in relazione a un piano di adeguamento per riuscire a colmare da un lato la riduzione continua dei trasferimenti da Regione e Stato e dall’altro l’aumento della domanda da parte dei cittadini.
Lo sportello di prossimità è un servizio che si vuole portare sul territorio, permetterebbe lo svolgimento di tutta la giurisdizione volontaria che prima della chiusura del tribunale veniva eseguita a Pinerolo e per cui adesso occorre andare a Torino (sul territorio ci sono circa 1000 tutele/amministrazioni di sostegno). Affiancato allo sportello di prossimità ci sarebbe un ufficio tutele per il supporto ai familiari come accade a Torino. Questo nuovo servizio ha dei costi che sono in parte sotenuti dal tribunale (locali, utenze e 1 cancelliere), l’ordine degli avvocati metterebbe a disposizione una figura dedicata al progetto, la città metropolitana (al momento) fornirebbe un assistente sociale un giorno alla settimana nel 2017 e full time nel 2018, la fondazione San Paolo coprirebbe i costi di avvio per l’acquisto della licenza del software necessario, il CISS metterebbe a disposizione un’assistente sociale con esperienza in tutele all’inizio part-time (i cui costi ricadrebbero su tutti i Comuni con una quota pro-capite).
Il progetto ha un certo costo e quindi se si vorrà come consorzio andare avanti insieme all’Unione Montana della Val Chisone occorrerà trasferire una quota che può variare dai 20 centesimi il primo anno a un massimo di 50 centesimi pro-capite dal secondo anno, se non si trovano finanziamenti alternativi; in cambio però si avrà un notevole e importante servizio per i cittadini e in particolare per le fasce deboli.

Politiche sociali vuol dire anche immigrati. Qual è la situazione in città? Vi è una percentuale alta di richiedenti servizi?
Attualmente se parliamo di immigrati siamo sotto la soglia dei 2,5 per mille abitanti, siamo a 73 circa profughi sul territorio, se si parla di stranieri il discorso cambia, si fa molta confusione al riguardo. Da noi possono venire a chiedere casa e lavoro come accade agli italiani, la graduatoria è unica e i criteri d’accesso sono i medesimi.

Si rivolgono al suo ufficio anche i giovani senza lavoro o è una massa che non fa richieste di tipo sociale?
Si, purtroppo vengono anche da me, come da Cerrano che è l’Assessore al lavoro, in percentuale comunque molto minore rispetto all’adulto nella fascia dei 50 annni.