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Pinerolo Indialogo Marzo 2017

Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

Salamone


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.3 - Marzo 2017

 

Salamone è un cantautore siciliano. Dopo il tour di promozione per il suo primo album, Il Palliativo, sta per pubblicare il suo secondo disco, Pericoli e Ballate.

Quello che tu fai nei tuoi pezzi è raccontare storie, scenari, personaggi, situazioni. Sono storie vere? Da dove trai l’ispirazione per scriverle?
Nelle mie canzoni, proprio come in un racconto, si vuole sempre dire qualcosa. Spesso lo si fa attraverso dei personaggi, a volte in prima persona. Mi piace sempre scrivere delle cose dettate dal mio animo, dal mio vissuto e soprattutto dall’osservazione del mondo, in un intreccio tra declamazione, coscienza, rabbia, stupore. Lo faccio immergendomi totalmente in quello che voglio esprimere e che spesso esce fuori da solo, e come un Caronte traghetto i suggerimenti dati dall’ispirazione nel viaggio che poi vedrà nascere insieme alla musica, che fa da veicolo di tutto il brano, storie che a volte miscelo tra loro e che partono dalla realtà ma vanno verso l’invenzione, il gioco letterario, l’utopia o il sogno.
Anche se siciliano, ora hai la tua base a Roma, e in più è un anno e mezzo che vai in tour.

Tra poco uscirà il tuo prossimo disco: come pensi che queste esperienze abbiano modificato la tua scrittura?
Si sono siciliano e aggiungo DOC, perchè essere nato e cresciuto in questa stupenda isola è un contrassegno definitivo, costante, che ti porti dietro in qualsiasi posto tu vada. Da quasi tre anni sono fuori dalla Sicilia ma tutto il mio materiale musicale, le mie storie ed il mio stile si sono modellati li, anche se l’ispirazione e il retroterra culturale in cui sei inserito conferisce ai tuoi brani un’alea ogni volta diversa. Il mio nuovo album uscirà questo mese e a farne parte sono tutte storie nate giù a Palermo. Si respirano le strade, i personaggi, gli odori e tutte le contraddizioni che un porto di mare come il nostro si porta dentro. Ad ogni modo, il mio viaggio e quello dei miei compagni non può che essere veicolo di conoscenza ulteriore e di esperienze che non puoi fare stando sempre in un solo luogo; cosi anche il vivere, anche solo per qualche anno, fuori dalla propria terra. Con il Palliativo Tour ho girato gran parte dell’Italia e devo dirti che è una cosa davvero bella. Il fatto di far conoscere il tuo viaggio musicale a gente sempre diversa e spesso restare in contatto col tuo pubblico che diventa amico è un qualcosa che arricchisce un musicista e chi prova a fare della sua arte motivo di vita.

Quali sono state le tue avventure musicali prima del progetto solista? Come sei arrivato all’idea di scrivere da solo?
Ho sempre suonato e studiato musica, sin da bambino. Ho vissuto in una famiglia dove l’arte, la cultura in genere e poi per me la musica hanno sempre avuto un’importanza primaria. Scrivo canzoni, e non soltanto, dall’età di tredici anni e dopo degli studi non solo musicali - ho una laurea in legge - ho deciso di affinare ciò che nella musica e nella scrittura sapevo fare, ho abbandonato la carriera legale ed eccomi qui a parlare con te del mio progetto a cui sto dedicando la mia vita. In passato ho avuto varie band, ho suonato tantissimo in giro, penso di avere fatto circa settecento concerti. Ho sempre ascoltato buona musica e affinato le mie conoscenze, nella musica non mi sono fatto mancare nulla.

Musicalmente, i tuoi arrangiamenti sono influenzati da diversi linguaggi: come li hai incontrati, e in che modo li fondi nel tuo scrivere?
Come ti ho detto ho fatto tante esperienze nella musica e direi che da noi giù in Sicilia, che è considerata la culla della civiltà, sono passati un po’ tutti i popoli e credo che quasi magicamente ma in maniera tangibile abbiano lasciato una serie di suoni, di strutture ritmiche di evocazioni ancestrali e popolari che chi è sensibile riesce a captare. Come mi è capitato, si può tirare fuori queste influenze che spesso però travalicano anche i mari e gli oceani. Per me una base fondamentale è il blues, non solo come concetto musicale ma onnicomprensivo. In esso confluiscono poi le mie forse dieci anime musicali che si sposano tra loro senza troppa strategia.

Il tuo è un progetto solista, ma vai in tour con una band: come ti rapporti a loro, come vivi il suonare qualcosa di "tuo" insieme ad altre persone?
Il fatto di essere cosi contaminato naturalmente è dovuto anche al fatto di riuscire a prendere le energie che più ti interessano musicalmente e cercare di coinvolgerle all’interno del tuo mondo musicale, che se è fatto di così tante sfumature è merito anche del fatto di suonare insieme a molta gente, Il fattore umano poi non è irrilevante, spesso tra musicisti si suona assieme senza conoscersi, per me invece è fondamentale frequentare i miei compagni musicisti. Ho collaborato con molti bravi musicisti e credo che coinvolgere tante anime nel mio progetto sia una cosa importante.

Infine, la grande domanda: perché suoni?
Penso di aver già risposto in parte a questa domanda. Come ti dicevo ho abbandonato un altro mestiere, percorso migliaia di chilometri, fatto della musica quasi il mio unico motivo di vita, per cui credo che certe cose, oltre ad essere segnate da delle scelte, sono già scritte. Io invento, creo, non riesco a non fare di qualsivoglia questione un motivo di riflessione intellettuale. Il mio è un percorso che alla musica intreccia il pensiero e la riflessione sul suo contrario. Questo mi porta attraverso l’arte a dire ciò che penso in un modo tale da potermi guadagnare il rispetto per come lo dico.