Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 



 

Pinerolo Indialogo

Marzo 2017

Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 

 Vivere Pinerolo

Una rivisitazione giovane della città / 1

La collina di Santa Brigida, il belvedere di Pinerolo
Il luogo degli innamorati, di una persona o della natura. Da qui si vede tutta la città e poi la pianura sconfinata e le montagne che terminano in quella linea indefinita...


di Remo Gilli

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.3 Marzo 2017

Il belvedere di Pinerolo è innanzitutto un luogo per innamorati, un posto che richiama a sé le persone che amano qualcuno o qualcosa, che sia un’altra persona o la natura. Me ne accorgo subito, pur non essendoci mai stato. Salendo in macchina da via Davico verso Santa Brigida incontro innamorati di ogni tipo. Coppie di anziani che passeggiano lenti, le famiglie giovani con passeggino al seguito, il padre col figlio intenti a portare a spasso il cane.

C’è anche la coppietta seduta su una panchina panoramica. Li vedo lì, abbracciati in silenzio mentre scrutano il panorama. La città e poi la pianura sconfinata, che termina in quella linea indefinita che non è cielo e non è terra, o magari è entrambe le cose.

Oggi è domenica, il cielo è limpido e il sole, nonostante siano già le cinque e mezza del pomeriggio, illumina e scalda ancora. La primavera sta arrivando, e forse qua a Santa Brigida arriva prima. Sarà per questo motivo che la gente decide di venire qui, penso mentre continuo a salire.

È una strada stretta, via Davico, costeggiata per lunghi tratti da pini marittimi che donano un’atmosfera vagamente mediterranea alla zona, insolita per il nostro territorio. Le case costeggiano la strada, lasciando di tanto in tanto spazio alla splendida vista della città dall’alto. Man mano che si sale, aumentano gli scorci e diminuiscono le case, fino a diventare uno spettacolo costante che mi accompagna nel tragitto fino a destinazione.

Non conosco la zona, così ho deciso di fare una passeggiata anch’io in compagnia di un amico per provare ad apprezzarla meglio. Alberto Chialva abita appena sotto strada del Belvedere, in via Davico. Qui ha anche la sua attività Olio Besùc, che conduce in parallelo agli studi di architettura. Dal 2004 lui e la sua famiglia producono olio extravergine, ottenuto dalle olive dei 550 ulivi sparsi sul versante est della collina.

Alberto mi apre il cancello, entro e parcheggio. Giusto il tempo di salutarlo, e subito mi accorgo dello splendido panorama che si scorge da questo lato della collina. Da qui non si vede il centro di Pinerolo, ma Monte Uliveto e, dietro, un mare verde che si estende a perdita d’occhio. Non sono abituato a vederlo da questa prospettiva, da qui sembra diverso. Se possibile, più bello del Monte Uliveto che sono solito vedere io, quando arrivo dalla provinciale.

Chi è solo di passaggio queste cose se le perde, certi scorci e colori, certe albe e tramonti. Per i pinerolesi è diverso. E così ancora una volta ho la fortuna di osservare le cose dal punto di vista di chi le vive e osserva ogni giorno. Penso che sia un posto meraviglioso, con quella veduta e gli ulivi a fare da cornice. Alberto è d’accordo, e mi spiega che in quel punto particolare c’è un microclima che si presta molto alla coltivazione degli ulivi, perciò crescono così rigogliosi. Fosse per lui, aggiunge, non se ne andrebbe mai da qui. Lo capisco bene. Usciamo dalla sua proprietà e ci incamminiamo in salita per via Davico.

Alberto mi fa notare che questo non è soltanto un luogo per innamorati e famiglie. Qui passano un sacco di persone che vanno a correre o in bicicletta, oppure a fare passeggiate solitarie. Nemmeno il tempo di dirlo e incrociamo un signore anziano, da solo, con le braccia raccolte dietro la schiena. Il mio amico mi dice che quel signore passa ogni giorno da lì. Sempre da solo, sempre lo stesso itinerario. Lo salutiamo e lui ricambia sorridendo il saluto, senza fermarsi.

Non si è davvero soli durante queste passeggiate. Si sta in compagnia dei propri pensieri e della propria memoria, si viaggia con i piedi e con la testa. I ricordi fanno capolino a quell’incrocio, a quella panchina, in quel punto preciso. Ogni sguardo è un pensiero, ogni scorcio un sospiro – di pace o di malinconia. Semplicemente, certe passeggiate fanno bene all’anima, non soltanto alla salute.

Quando al telefono ho chiesto ad Alberto di aiutarmi a conoscere Santa Brigida, lui mi ha detto che non avrebbe saputo dirmi troppo dal punto di vista storico, ma che mi avrebbe fatto vedere un posto dal quale, secondo lui, prende il nome l’intera zona. Così continuiamo a salire fino a un incrocio in cui, di lato alla strada, si trovano delle cucce per gatti. Lì svoltiamo in Strada ai Losani, e per una cinquantina di metri siamo circondati da alberi.

Scolliniamo, e arriviamo in cima a Strada ai Losani. Questa volta il panorama è immenso. Ci siamo spostati di poco rispetto a prima, ma lo scenario è cambiato completamente. Ora si può vedere la città per intero, da dove inizia fin dove finisce. La Rocca di Cavour svetta nella pianura. Sono le sei ormai, ed inizia a levarsi una leggerissima nebbia, abbastanza da far sembrare la Rocca una piccola isola nel mare.

Alberto mi indica una piccola chiesetta poco più avanti. Mentre ci avviciniamo, mi spiega che quella cappella è dedicata proprio a Santa Brigida. Essendo posta proprio nel centro della vasta zona che viene così denominata - che va da Costagrande fino a Monte Uliveto - questa teoria è molto plausibile. Arrivati davanti, noto subito una scritta affissa al muro esterno della struttura.

Poco importa, in realtà. Quel che è certo, come mi ha spiegato la dottoressa Isa De Maria, presidente di Legambiente, è che tra il Cinquecento e il Seicento su questa collina sorgevano delle fortificazioni francesi, distrutte poi dai Savoia. Un reperto storico rimasto è Villa Santa Brigida, che si trova poco sopra. Risale all’Ottocento, concepita con un gusto esotico che, come i pini marittimi, non è usuale del pinerolese.

Al di là della storia del luogo, però, l’aspetto fondamentale da tenere in considerazione è la grande rilevanza paesaggistica che Santa Brigida – al pari di Monte Uliveto – ha nel territorio, tanto da essere tutelata da provvedimenti che risalgono fino al 1939. Per fortuna, viene da pensare passandoci attraverso.

Io e il mio amico ci avviamo verso casa; ormai il sole è calato e inizia a fare freschetto. Alberto mi dice che una volta doveva essere tutto diverso, da queste parti. La strada era un’altra, più bassa di quella attuale, e le coltivazioni prevalenti erano i vigneti, non gli ulivi e gli alberi da frutto. Doveva essere molto suggestivo, penso io, anche se così com’è ora non è per nulla scontato. Scambiamo ancora qualche chiacchiera, dopodiché lo saluto e riparto in macchina.

Scendo dall’altra parte rispetto a quella da cui sono arrivato, di fatto continuando in macchina la passeggiata fatta con Alberto. Supero gli alberi, la chiesetta e il panorama mozzafiato, per infilarmi un’altra volta nelle strettoie tra le case, giù fino in città. Il mio giro del belvedere di Pinerolo è finito.

Mi piacciono questi posti perché sono di tutti. Perché un panorama è di chi lo guarda, una bellezza garantita a tutti coloro che hanno la volontà di cercarla e lo spirito per apprezzarla. In un certo senso, è un "bene comune", e di questo dovremmo essere tutti felici, assicurandoci che non possa cambiare mai.