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Aprile 2017

Dialogo tra generazioni

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 Buone News 

La consapevolezza dell'autismo
Per incoraggiare l'integrazione

di Francesca Olocco

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.4 - Aprile 2017

Il 2 aprile è stata la X Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, ricorrenza istituita dall’ONU nel 2007 per favorire una presa di coscienza da parte della collettività e incoraggiare le iniziative di integrazione sociale. Per l’occasione, sono state organizzate in tutta Italia numerose iniziative, di cui molte di carattere sportivo.

Al giorno d’oggi, purtroppo, ancora non si può dire che le persone affette da autismo abbiano raggiunto i diritti e la dignità per cui a lungo le loro famiglie hanno lottato. Il sistema scolastico, in particolare, è quello maggiormente sotto accusa: un ragazzo autistico ha la necessità di seguire un progetto educativo adatto alle proprie esigenze, di trovarsi in un ambiente adeguatamente attrezzato e di essere affiancato da un educatore competente e preparato. Solo attraverso questi elementi è davvero possibile l’integrazione del giovane, ad esempio, con i propri compagni di classe, ma, a quanto pare, i cambiamenti che si sono auspicati sono ancora molto lontani dall’essere messi in atto e l’inadeguatezza si fa sentire. Questa situazione è ben descritta dal comunicato realizzato per l’occasione dall’ANGSA, insieme a GRUPPO ASPERGER, ANFFAS e FISH, che da molti anni è impegnata nella difesa dei diritti delle persone con autismo.

Volendo però, per così dire, "vedere il bicchiere mezzo pieno", occorre notare come nelle scuole primarie e secondarie siano nati un buon numero di progetti e iniziative volti a favorire e migliorare la comunicazione dei ragazzi autistici che soffrono di anomalie dello sviluppo sociale e relazionale e che hanno grosse difficoltà nella comunicazione verbale. Queste stesse iniziative si rivolgono anche ai compagni di classe, che sono protagonisti di un progetto di sensibilizzazione per far sì che cambi, tra i giovani, la consapevolezza della realtà della disabilità.

Dal punto di vista della socializzazione, per un ragazzo autistico la vicinanza ai compagni e le attività ludiche svolte insieme sono infatti fondamentali per imparare ad avere un proprio ruolo nella società (seppur quella piccola della classe) e rispettare quello degli altri, per tollerare i rumori dei luoghi caotici, per accettare la presenza altrui. Per questo motivo, il coinvolgimento di un coetaneo nel gioco e nella ricreazione può portare a un superamento delle difficoltà e delle diffidenze da parte di entrambi i ragazzi. Dal punto di vista comunicativo, invece, nelle scuole si è iniziato ad utilizzare i PECS e i metodi della comunicazione aumentativa, dove quella verbale viene sostituita dall’uso di immagini e foto, che il ragazzo autistico riconosce e che anche i compagni possono imparare ad utilizzare. Da tutti questi elementi deriva anche una maggiore autonomia del giovane, che deve avere l’occasione di maturare e crescere in un ambiente scolastico di qualità.

Un aiuto molto importante può arrivare anche dallo sport. Si è già parlato nell’articolo dell’ottobre 2016 della rubrica Buone news del Progetto Filippide, che si occupa della preparazione sportiva dei soggetti affetti da autismo. Gli obiettivi, nuovamente, sono quelli della socializzazione, dell’adeguamento alle regole, dell’abitudine al rispetto (e a essere rispettati).

Quindi, per concludere, se una scuola riesce davvero nell’intento di stimolare tutti i giovani, nessuno escluso, verso il massimo sviluppo, e a considerare il gruppo classe come una risorsa, riesce anche a dimostrare di avere una concezione alta sia dell’istruzione (e, perciò, del proprio ruolo), sia della persona umana, consapevole che la crescita non implica solamente un’acquisizione di sapere ma anche di capacità nel rapportarsi con gli altri.