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Pinerolo Indialogo

Aprile 2017


Dialogo tra generazioni

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 Dal mondo 



Nell'"epoca della protesta"

Un buongiorno, un caffè ed una protesta

di Alessandro Castiglia

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.4 - Aprile 2017

Ricordate un giorno passato senza leggere notizie di proteste e indignazione?
Siate sinceri: degli scandali di cui siete rimasti colpiti, magari indignati e schifati, quanto ne sapevate realmente?
Vi siete mai fermati a riflettere se il titolo dell’articolo (spesso per mancanza di tempo ci limitiamo a leggere quello) o se l’immagine allegata travisassero la realtà?

Non siete i soli, questo fenomeno è globale ed è oggetto di studio di esperti e sociologi.

Nell’ "epoca della protesta" le nostre sensibilità innate sono continuamente sollecitate da una comunicazione che agisce incalzando sentimenti come rabbia e indignazione, facendo sì che queste prevalgano sulle nostre capacità di ragionamento e critica.

Capita così che i mezzi di informazione si facciano complici e sfruttatori di questi subdoli meccanismi psicologici, che testate come "The Guardian" creino la pagina web "Protest" per raccogliere articoli che generano simili sentimenti: "Così ogni mattina, col caffè, potete avere le news, lo sport, le previsioni del tempo, e la protesta".

L’editorialista Dov Seidman, interpellato da Thomas Friedman sull’argomento, riprende il pensiero del filosofo David Hume ("Il coinvolgimento morale diminuisce con la distanza") capovolgendolo: "Con la riduzione delle distanze, il coinvolgimento morale aumenta. Oggi che le distanze sono scomparse – siamo come tutti in un teatro affollato, e prendiamo ogni cosa sul personale – viviamo le aspirazioni, speranze, frustrazioni, dolori degli altri in modi immediati e viscerali".

Un meccanismo psicologico tanto semplice quanto pericoloso quando si applica nella quotidianità.

Perché è proprio questo che porta ad una campagna anti-islamica nel momento in cui viene diffusa sul web la foto della ragazza con l’hijab marrone che cammina di fianco ai feriti sul ponte di Westminster: uno smartphone in mano, lo guarda mentre intorno a lei i soccorritori cercano di rianimare una donna. Sono passati pochi minuti da quando Khalid Masood ha investito i passanti con il Suv nel pieno centro di Londra.

Quel frammento immortalato dal fotografo Jamie Lorriman viene lanciato in rete accompagnato da "urla" di indignazione e protesta, da accuse di indifferenza da parte della comunità islamica ai fatti del 22 marzo.

Basta però soffermarsi qualche secondo in più su quella foto, aprire il link e ingrandirla per notare che la faccia della donna è ben altro che indifferente, è terrorizzata.

Magari in quel momento stava cercando informazioni riguardo a quello che era appena successo? Stava contattando sua madre per dirle di essere illesa?

Troppe domande, troppo tempo per accendere il cervello e ragionare con la propria testa.

Perché farlo quando è così facile mettere in stand by la nostra personalità e conformarsi al fiume di indignazione popolare?

Questa atrofizzazione delle nostre capacità cognitive diventa routine nella nostra società.

Ogni mattina a colazione insieme al caffè preferiamo una protesta, noncuranti delle conseguenze che può avere sulle nostre vittime.