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Maggio 2017


Dialogo tra generazioni

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 L'ambiente siamo noi



La città resiliente

di Beppe Gamba

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.5 - Maggio 2017

Si affacciano periodicamente nel dibattito pubblico proposte innovative per il governo delle città. Dopo le città "a misura di bambini e bambine", le "città sostenibili" e le "Smart Cities" (le città intelligenti"), è ora la volta delle Città Resilienti. La resilienza è la proprietà di alcuni materiali di rispondere alle sollecitazioni adattandosi e modificandosi senza perdere le loro qualità. Al contrario, la resistenza indica la capacità di opporsi e di non farsi influenzare dalle pressioni fino al fatidico "punto di rottura".

Come può una città essere resiliente? A quali sollecitazioni deve rispondere?

Oltre la metà degli abitanti del pianeta (7,5 miliardi) vive oggi nelle città, entro la fine del secolo i cittadini saranno l’80% di una popolazione che avrà superato i 10 miliardi.

L’inurbamento di crescenti masse di contadini, migranti e rifugiati ambientali o in fuga da guerre e carestie sarà una grande pressione per le città.

L’instabilità del clima e l’innalzamento delle temperature medie esporranno le aree urbane a eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, come gli uragani e le "bombe d’acqua" che già oggi moltiplicano i disastri idro-geologici. Urgente sarà il bisogno di coibentare e climatizzare gli edifici contro le ondate di calore. L’aumento della popolazione acuisce inoltre la domanda di servizi di base: approvvigionamento di energia, acqua potabile e cibo sano, smaltimento e riciclo pulito dei rifiuti, allontanamento e depurazione degli scarichi fognari. Aumenteranno anche le necessità di mobilità e trasporto che, per evitare ulteriore congestione e inquinamento, dovranno basarsi su sistemi di trasporto ecologici.

Alcune città stanno affrontando queste sfide con strategie di adattamento e mitigazione tese a sfruttare anche le opportunità che si offrono per migliorare la qualità della vita urbana, per creare nuova occupazione e sviluppo economico "green".

Barcellona, Copenaghen e Amsterdam reagiscono ai rischi degli eventi meteo estremi e quelli dell’innalzamento del mare, con vasti interventi di de-impermeabilizzazione dei suoli, l’ampliamento delle aree verdi, la realizzazione di ampi bacini e serbatoi per la raccolta delle acque, utili a rallentarne il deflusso e a destinarle ad usi non potabili.

Chicago e alcune città europee hanno lanciato piani per dotare gli edifici di tetti e pareti verdi in grado di migliorare la climatizzazione degli edifici e rallentare il deflusso delle acque piovane. Altre città hanno rivisto i loro strumenti urbanistici per ridurre le superfici impermeabili, incrementare il verde e contrastare le "isole di calore", investendo anche in trasporti pubblici e mobilità pedonale e ciclabile.

Nel corso di un recente dibattito a Pinerolo ci siamo interrogati su quali misure dovrebbe adottare la nostra città per essere resiliente. Non si tratta solo di ricorrere a tecnologie innovative a basso impatto ma soprattutto di coinvolgerci tutti in comportamenti sostenibili nel lungo periodo. Il prossimo piano regolatore dovrà contrastare seriamente il consumo di suolo, estendere le aree verdi anche per uso agricolo e orticolo, facilitare e incentivare, anche con misure non economiche, la diffusa riqualificazione degli edifici. Un piano strutturale che contempli sistemi di raccolta, laminazione e deflusso delle acque di pioggia per evitare casi di allagamento ripetuti come quelli di Via Martiri del XXI. Per una mobilità più efficiente e meno inquinante andrebbe ripreso seriamente in considerazione l’organico quadro di proposte dell’Associazione Salvaciclisti che non riguardavano solo gli amanti della bicicletta, ma prefiguravano già una città più resiliente.