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Pinerolo Indialogo

Maggio 2017


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 34

Francesca Valetti, docente di Biochimica

«Pinerolo è migliorata rispetto al passato.Trovo sempre un po’ tristi i portici di corso Torino la sera»

 

a cura di Antonio Denanni
Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.5 Maggio 2017

Ci parla di sè e del suo lavoro in università?
Ho 47 anni, sono sposata e ho due figli. Sono una ricercatrice dell’Università di Torino e dal 1999 lavoro presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi. Mi sono laureata in scienze biologiche e ho fatto il dottorato in Chimica delle proteine a Torino e poi ho trascorso due anni di post-dottorato a Londra all’Imperial College. Faccio parte del gruppo di ricerca di Biochimica strutturale e funzionale, coordinato dal prof. Gilardi, che si occupa di biochimica delle proteine. Insegno biochimica e metodi di studio delle proteine nei corsi triennali di Scienze biologiche, Chimica e Biotecnologie e in un corso magistrale di chimica e enzimologia nella Laurea magistrale di Biotecnologie Industriali. Cerco anche, con l’aiuto di dottorandi, assegnisti e tesisti, di lavorare in laboratorio per seguire i progetti di ricerca che vengono finanziati da fondi regionali, nazionali e EU…anche se il finanziamento alla ricerca in Italia è sempre più problematico.

Di che cosa si occupa primariamente la sua disciplina?
La ricerca del gruppo a cui appartengo ha come fine lo studio di proteine enzimatiche ossia capaci di far avvenire più velocemente una reazione chimica, esattamente come fa un catalizzatore. I catalizzatori biochimici, gli enzimi, sono particolarmente efficienti, in alcuni casi permettono alla reazione di avvenire con la massima velocità possibile: per fare un esempio gli enzimi che sto studiando attualmente sono capaci di far avvenire la reazione almeno 3000 volte in un secondo, ma possono arrivare anche a 10000 reazioni al secondo. Naturalmente un altro vantaggio è che questi catalizzatori sono, per definizione, bio – compatibili. Quindi permettono di far avvenire le reazioni a temperature relativamente basse (30° C) e senza usare acidi o reagenti tossici: molto meglio per l’ambiente.
In particolare io sto studiando enzimi che permettono di produrre bio – idrogeno a partire da materiale di scarto. Ma mi interessano anche altri enzimi che consentono di convertire molecole tossiche in molecole utili. Per esempio stiamo studiando un enzima che permetterebbe di produrre un nylon "bio" che invece di impiegare derivati del petrolio riciclerebbe scarti e la cui produzione inquinerebbe meno e comporterebbe un minore rilascio in atmosfera di gas serra: un approccio di quella che si chiama "chimica verde".

Di docenti pinerolesi della sua materia ne abbiamo individuato almeno 4-5. Si direbbe una grande passione locale per la chimica. Dove sta il fascino o l’attrattiva di questa materia?
Per me il fascino sta nello scoprire il meccanismo chimico che permette ad una cosa sofisticata come la vita dI funzionare fino ai livelli più complessi. In realtà io studio spesso i meccanismi biochimici di funzionamento di batteri relativamente semplici ma in realtà è affascinante constatare come anche a quel livello la definizione di "semplice" sia del tutto inappropriata...E’ chiaro che a me interessa la chimica della vita. Sono stata indecisa tra biologia e chimica quando ho scelto il corso di studi…ma era la biochimica che volevo studiare. Ci si può arrivare da entrambi i percorsi e sempre di più i miei colleghi chimici si avvicinano alla catalisi biologica e i biologi studiano la chimica e usano strumenti chimici.

I laureati in Chimica (o Scienze biologiche) oggi hanno una buona possibilità di impiego?
Oggi la necessità di trovare soluzioni nuove per gestire l’ambiente e proporre uno sviluppo sostenibile richiede competenze biologiche e chimiche. Vedo molti ragazzi motivati che hanno ottime chances di proporsi sul mercato del lavoro. Spesso però trovano più facilmente all’estero. Questo è sicuramente un bene per loro ma non per l’Italia che perde davvero ottimi ricercatori.

L’etica ha un peso nell’ambito della sua disciplina? La ricerca in biochimica e l’applicazione sull’uomo e sull’ambiente non è sempre stata positiva...
Sicuramente è importante tenere bene a mente che la ricerca deve essere una risorsa per migliorare la qualità della vita. Purtroppo i finanziamenti alla ricerca spesso dettano le linee da seguire e non sempre sono quelle etiche… talvolta il fattore economico predomina. Per fortuna nel settore che mi interessa, ossia la biochimica al servizio della tutela dell’ambiente e della bioenergetica (ossia produzione di biocombustibili da fonti rinnovabili), si assiste ad una convergenza tra motivazioni di sostenibilità economica e di rispetto e tutela dell’ambiente. È però importante ricordare che etica è anche fare ricerca con la passione e la curiosità che muove ogni ricercatore ma con in mente una finalità che non sia solo personale, di autoaffermazione, ma collettiva, di valenza applicativa. È quello che cerchiamo di fare…

Quali sono le frontiere su cui si sta lavorando adesso in questo campo?
Come le dicevo mi interessa la produzione di biocombustibili da materiale di scarto. Il bioidrogeno per esempio è un combustibile pulito che bruciato non genera anidride carbonica e che si può ottenere dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Si ottiene biogas ma si può ricavare prima bioidrogeno. La biochimica può essere utile per ottimizzare il processo. A Pinerolo avete l’ACEA che ha un impianto all’avanguardia a livello europeo e che ha fatto ricerche su impianti pilota proprio sul bioidrogeno. Anzi, spero a breve di poter partecipare a una proposta di progetto in collaborazione.

Parliamo di Pinerolo, sua città natale, pur abitando ora a Torino. Ci viene spesso? Che impressioni ha?
A Pinerolo vengo spesso a trovare parenti e amici. Mi sembra molto migliorata rispetto al passato. Sicuramente ha una dimensione più vivibile di Torino per molti aspetti, anche se personalmente preferisco la grande città.

Di Pinerolo, che cosa le piace e che cosa non le piace o la disturba?
Mi piace sempre molto la collina e quando riesco torno a visitare S. Maurizio. Per me è un luogo dell’infanzia. Trovo sempre un po’ tristi i portici di corso Torino la sera.

E del centro storico, che cosa ne pensa? È valorizzato, trascurato, sottovalutato...
Il centro storico è molto bello ora. Sicuramente migliorato tantissimo negli ultimi anni. Forse andrebbe ulteriormente vissuto.

Una ricchezza o potenzialità di questa città che a suo parere è sottovalutata e un’idea o proposta per rilanciare questa città in crisi?
Mi stupisce sempre il confronto Pinerolo- Saluzzo. Credo che Pinerolo potrebbe diventare vivace come Saluzzo, non riesco a spiegarmi perché, già da quando ero giovane, i locali di Saluzzo sembrassero più frequentati e la dimensione turistica più sfruttata: credo che Pinerolo potrebbe competere alla pari.
Poi, credo per deformazione professionale, vista l’eccellenza della filiera di recupero rifiuti di ACEA punterei sullo sviluppo di attività imprenditoriali che propongono riciclo e economia circolare come alternativa per lo sviluppo sostenibile.