Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Pinerolo Indialogo

Maggio 2017


Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Dal mondo 



Nelle Filippine

Guerra ai narcos, i crimini contro l'umanità che piacciono a Trump

di Alessandro Castiglia

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.5 - Maggio 2017

Il clima di terrore che avvolge le Filippine continua a crescere di pari passo al numero degli omicidi commessi per mano della polizia e dei mercenari, che ormai ha superato le 7.000 vittime.
I racconti dei testimoni descrivono uomini dal volto coperto uccidere a sangue freddo, agenti di polizia che, dopo aver ucciso i civili, lasciano vicino ai cadaveri munizioni, droga e armi per simulare prove.
Sempre gli agenti, una volta interrogati, giustificano le loro azioni come atti di legittima difesa.
Esistono anche prove circa la morte di sospettati presi in custodia dalla polizia risultati poi come "morti sotto inchiesta" o come "cadaveri ritrovati".
La "Guerra" alla droga di Duterte dovrebbe però essere intesa più propriamente come un crimine contro l’umanità, dato il costante accanimento contro i più poveri.
In seguito alle denunce delle organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty e Human Rights Watch (HRW), anche la potente chiesa cattolica filippina si è esposta pubblicamente, esprimendo «Profonda preoccupazione per i numerosi morti assassinati» e denunciando che «La guerra contro le droghe è una guerra contro i poveri».
In seguito agli attacchi ricevuti, Duterte ha annunciato la sospensione delle operazioni, ma le cose non sembrano essere cambiate nei fatti.
La polizia, come racconta il fotografo filippino Jes Aznar, ha cambiato semplicemente metodo: questi tipi di omicidio semplicemente non si commettono più alla luce del sole.
Ma perché questa violazione dei diritti umani non scatena una ribellione nel popolo?
Sempre secondo Jes Azner, la mancanza di ribellione è data da una motivazione ben precisa: la gente è stanca, stanca di come l’amministrazione precedente ha gestito il Paese e l’economia, stanca del fatto che le persone povere sono sempre più povere, stanca degli oligarchi e dei soliti ricchi che controllano tutto.
Ma il popolo filippino, esausto e incapace di reagire, ha individuato in Duterte, unica figura nuova e slegata dalla politica tradizionale, l’unica speranza di cambiamento.
In preda alla rabbia verso la classe politica i cittadini sopportano un presidente populista e fascista che definisce "Figlio di puttana" Papa Francesco; un outsider politico che, nel maggio 2016, durante la campagna elettorale, ha intimato al popolo filippino di abbandonare la Chiesa cattolica per unirsi alla sua, "quella di Duterte".
Nonostante opposizione e attivisti abbiano più volte minacciato il ricorso all’impeachment e di denunciarlo alla Corte penale internazionale, Duterte ha un influente estimatore.
Secondo una nota della Casa Bianca Donald Trump ha recentemente avuto una conversazione telefonica con il collega, nella quale i due leader hanno "discusso sul fatto che le Filippine stanno combattendo duramente per liberare il Paese dalle droghe".
Un portavoce di Duterte ha confermato l’invito a Washington confermando "l’apprezzamento di Trump per il lavoro del presidente filippino, soprattutto sul fronte" della lotta alla droga.