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Maggio 2017


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 Editoriale 

Pinerolo e la capacità di rinnovarsi 

di Antonio Denanni

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.5 - Maggio 2017

 
C’era una volta la fabbrica: la Riv, la Beloit (oggi PMT), la Fiat Rivalta, la Indesit e altre decine di fabbriche dell’indotto che nel Pinerolese hanno garantito un benessere diffuso e servizi. Poi a partire dagli ultimi decenni del ‘900, con la crisi del manifatturiero, queste realtà si sono sempre più ridimensionate fino a lasciare oggi un territorio con un alto tasso di disoccupazione e con poche prospettive di futuro.

Di fronte alla crisi dell’impresa manifatturiera non si è stati in grado di dar origine a un altro tipo di "fabbrica" magari fatta di piccole realtà come quella delle idee e delle start-up, dell’imprenditoria nei più svariati settori, da quelli tradizionali a quelli dell’innovazione, dello sport, della gastronomia, del turismo, ecc. Il Pinerolese alla crisi non ha saputo reagire con forza e diventare terra laboratorio per nuove opportunità.

Prima o poi questa amministrazione dovrà porsi un obiettivo verso il quale andare, naturalmente dopo aver prima indagato e analizzato quel che c’è e ci può essere nel futuro di questo territorio, quali sono i problemi più urgenti da superare, quali le migliori risorse capaci di essere forza motrice.

La crescita e la riconquista di un ruolo da leader nel territorio passano certamente dalla capacità di attrarre capitali d’impresa, ma anche – cosa forse più facile da realizzare - dall’essere attrattiva per manager, ricercatori, docenti universitari che sono alla ricerca di luoghi dove poter vivere meglio. Cioè di un luogo dove c’è un buon clima, dove si presta attenzione alla qualità della vita, al verde, al cibo, all’assistenza per i bambini, alla qualità dell’istruzione, alla sicurezza. Tutte cose alla portata della città. Già nell’Ottocento e nel primo Novecento il Pinerolese aveva questa forza attrattiva: si pensi alle varie ville dei funzionari sabaudi: Frezet, Facta, Prever, Turati, Porporato, ecc.

Già ora vi è la presenza di un numero notevole di docenti universitari (una quarantina), anche di alto livello nei vari campi del sapere e della ricerca, bisogna cercare di collegarli alle attività produttive.

                                                                        
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