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Pinerolo Indialogo Maggio 2017

Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

Accordi Disaccordi


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.5 - Maggio 2017

 

Gli Accordi Disaccordi sono una delle maggiori formazioni di jazz manouche italiano. Elia Lasorsa al contrabbasso, Dario Berlucchi ed Alessandro Di Virgilio alle chitarre, dopo moltissime esperienze in live ed in studio, sono pronti a produrre il loro primo disco di soli brani originali, ed hanno lanciato per questo una campagna di crowdfunding che si concluderà positivamente in questi giorni, essendo la cifra da raggiungere già stata superata.

Ragazzi, sta terminando in questi giorni la vostra operazione di fundraising per finanziare il vostro prossimo disco. È la chiusura di un capitolo, l’apertura ad una nuova fase. Come vi sentite?
Innanzitutto, siamo felicissimi: abbiamo vinto la campagna ed è un grande sogno che si realizza. Poter produrre un disco di questo tipo, di soli brani originali e senza l’intervento di entità esterne è una grandissima soddisfazione che non possiamo che condividere con tutti gli amici che hanno creduto in questo progetto fin da subito. Grazie di cuore a tutti!

Il nuovo album sarà sia un punto di arrivo che di partenza: sarà un disco che ci appartiene come non mai, visto che tutti i brani son stati scritti da noi e considerato che rappresentano in musica, emozioni ed esperienze che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Questo disco rappresenterà il suono di Accordi Disaccordi.

Tra concerti, attività in studio, eventi collaterali e busking, avete compiuto un’impresa non da poco per dei musicisti: fare della propria musica un lavoro, e vivere con essa. Al di fuori del progetto Accordi Disaccordi, ci sono altre strade musicali (o non) che avreste voluto, o volete, o state già percorrendo?
Ognuno di noi ha un background musicale diversificato, sia come musicista che come ascoltatore, e sia in passato che nel presente ci siamo impegnati e circondati di progetti anche diversi dal nostro, in cui esprimiamo la nostra voglia e l’amore per la musica. Forse negli ultimi mesi l’attività di Accordi Disaccordi è talmente intensa che resta ben poco spazio per altre situazioni, ma ne approfittiamo appena possibile.

Altri sogni? Per ora no, stiamo percorrendo la strada che abbiamo sempre desiderato percorrere: un sogno, sudato, che mai avremmo pensato di poter realizzare per davvero!

Avete cominciato come buskers. Il mondo della musica da strada è qualcosa di ricco, vivo: che cosa vi ha regalato? Continuate a suonare in strada?
Il busking, o l’arte di esibirsi per strada, è un mondo magico: abbiamo iniziato 5 anni fa (proprio in questi giorni festeggiamo il compleanno del progetto) proprio in strada e ancora oggi, quando capita, ci piace tornare a fare busking. Le emozioni che abbiamo provato all’inizio e il ripensarci ora, magari poco prima di salire sul palco ufficiale dell’Umbria Jazz Festival grazie ad un incontro avvenuto proprio per strada, è indescrivibile. Portare la nostra musica tra la gente e proporre uno spettacolo per lo più improvvisato è davvero una grande emozione, soprattutto quando dal feedback delle persone che si fermano ad ascoltarti capisci che sta avvenendo qualcosa di magico, nota dopo nota.

Per noi dire di essere passati dalla strada ai palchi importanti è motivo d’orgoglio e se ora possiamo dedicarci alla musica come attività principale è anche grazie a tutte le persone che abbiamo incontrato lungo questo cammino. Ci teniamo a dire che è importante credere nei propri sogni, così come abbiam fatto noi: prima o poi qualcosa d’importante succederà!

È dal 2014 che, a più riprese, avete condotto dei tour in Russia, raccogliendo consensi unanimi e suonando moltissimi concerti in diverse location. Come è nato questo legame? Oltre a Londra e ad altre città europee che già vi hanno ospitato, avete in programma di viaggiare altrove?
Non mettiamo limiti alle destinazioni: stiamo lavorando per portare in molti altri paesi la nostra musica, soprattutto ora che abbiamo un nostro disco di brani originali. Non è semplice, ma c’è molto interesse per il nostro progetto e qualche cosa si sta già muovendo. Come dicevamo, la strada ci ha regalato tante emozioni e amicizie, tra cui quella che ci ha fatto conoscere il nostro attuale tour manager russo, col quale abbiamo organizzato quattro magnifici tour: oltre 70 date quasi tutte sold-out con più di 25.000 spettatori presenti, in 45 città, a cui seguirà a breve un imponente quinto tour in tutta la Russia. Il pubblico russo ci adora e noi contraccambiamo di cuore: abbiamo un seguito davvero importante e ne siamo davvero felici e orgogliosi.

Per noi viaggiare fa parte del ritmo quotidiano: maciniamo km tutti i giorni o quasi, e spostarci con i nostri strumenti, sulle strade d’Italia o nei cieli d’Europa, è la più grande soddisfazione immaginabile, soprattutto se la destinazione è un palco.

Oltre alla sopracitata strada ed alle sale da concerto, ospitate al JazzClubTorino una jam manouche a cadenza mensile, suonate in feste lindy hop, durante aperitivi ed in molti contesti diversi tra loro. La vostra musica può essere da ascolto, da ballo o da sottofondo. Quanto è importante creare un ambiente sonoro adatto al contesto in cui si è, e come ci riuscite?
Ci capita di suonare in occasioni molto diverse tra loro e, a seconda del pubblico e della serata, sappiamo ben mimetizzarci nell’ambiente. Il mestiere di musicista è piuttosto camaleontico e varia col repertorio proposto. Capita spesso anche di stravolgere la scaletta in base al feeling che si crea col pubblico: ci sono brani più lenti, più veloci, ballabili o emozionali, che devi adattare ai diversi momenti di un concerto.

Il feeling è per noi un’importante componente dello spettacolo e questo nasce perché ci piace interagire, far partecipare le persone, condividere emozioni. Come ci riusciamo? Certamente conta l’esperienza e, nel nostro piccolo, dopo i 5 anni di musica, abbiamo il giusto polso della situazione, ma ogni giorno è un’esperienza nuova e ogni concerto una gioia in più.

Molte sono le vostre collaborazioni musicali: da quelle raccolte nel vostro disco Live Tracks a quelle in live con molti grandi nomi del jazz, e non solo. Il manouche funge da collante per improvvisazioni, o per sperimentazioni tra generi: in che modo ospitate altri artisti, dentro alla vostra musica?
Amiamo miscelare generi, così come da ascoltatori saltiamo da un genere all’altro. Amiamo collaborare con altri musicisti perchè c’è sempre da imparare e perchè è quanto di più magico possa offrire questo ambiente: condividere il palco, gli strumenti e i concerti anche con perfetti sconosciuti, ma utilizzando la stesso linguaggio.

Anche nel nuovo album avremo due ospiti, è ancora tutto top secret ma possiamo dire che hanno regalato al nostro suono qualcosa in più. Proprio quest’anno abbiamo avuto la fortuna e l’occasione di suonare col più grande violinista jazz vivente, Florin Niculescu: un’emozione indescrivibile, seguita da grandi complimenti al nostro progetto e dalla promessa di collaborare insieme in un prossimo futuro.

Nelle ultime settimane abbiamo inoltre sperimentato un nuovo genere di nostra invenzione, lo Swing Opera, miscelando swing, jazz, musica classica e opera. L’esperimento ha riscosso un grandissimo successo nella sua prima esibizione ufficiale, e ha visto alternarsi diversi artisti, tra cui un quartetto d’archi e tre cantanti, due jazz e una mezzosoprano, sullo stesso palco. Una serata incredibile!

Insomma, non ci diamo dei limiti e anche la definizione di manouche ci va ormai un po’ stretta: da questo genere partiamo e a questo sempre facciamo riferimento, ma ormai possiamo dire che abbiamo trovato un percorso nostro, a cui ancora non abbiamo saputo dare un nome se non quello che ci accompagna da sempre: Hot Italian Swing. Ma ad esprimerlo ancora meglio sarà il nuovo album, sempre attraverso le note!