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Pinerolo Indialogo

Maggio 2017


Dialogo tra generazioni
 
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Hisham Matar
Il ritorno


di Cristiano Roasio

 


Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.5 - Maggio 2017

Ritornare a casa è forse ciò che maggiormente ci rende liberi. La possibilità di chiamare un posto qualsiasi "casa" è la più grande ricchezza del primo mondo, vale per me che sono un pantofolaio, ma vale anche per tutti i giramondo con il pensiero sempre rivolto al prossimo viaggio. Ed è questo il senso profondo di questo splendido memoir autobiografico, da poco insignito del premio Pulitzer. Uno scrittore libico, nato a Londra e britannico, dopo la caduta del regime di Gheddafi per la prima volta dopo anni torna in Libia, inseguendo il fantasma del padre, probabilmente morto nelle segrete di Abu Salim, la peggiore di tutte le prigioni della dittatura.

Eppure durante la lettura, come trasportati da un’autorevole voce amica, l’intero impianto narrativo si dimostra da un lato intimo e privato, dall’altro di grande respiro storico e sociale, e veniamo così a conoscenza di tantissime informazioni, alcune note, altre meno: il colonialismo italiano nelle sue forme più estreme e barbare, ma anche nell’architettura delle case libiche; la lunghissima dittatura di Gheddafi e, noi italiani lo sappiamo bene, i tentativi grossolani di pulirne le propaggini sanguinolente con petrol-investimenti in Europa e soprattutto in Inghilterra; la tremenda trafila burocratica che uno scrittore, seppur autorevole e coadiuvato da grandi nomi della politica e della cultura, deve fare per aver notizie ovvie, ma mai, in un certo senso, accettate o confessate dai responsabili. Massacri, persecuzioni e servizi segreti degni di un giallo troppo vero si intrecciano ai viaggi di una vita, dall’università nel Regno Unito sotto falso nome a toccanti momenti famigliari al Cairo e Nairobi funestati, e allo stesso tempo potenziati, dall’assenza/presenza di questo padre poeta e leader democratico, simbolo di una famiglia ricca, benestante, acculturata, ed esempio di tutta una massa di persone che dal nostro privilegiato punto di vista eurocentrico tendiamo a relegare in quel denigratorio "terzo mondo".

Le sensazioni uniche nel riscoprire la luce del sole sul mare delle coste libiche dopo anni di clima plumbeo non devono far pensare a facili lirismi, tendo ad evitarli il più possibile nelle mie letture, ma dimostrano una capacità impressionante di fare i conti con il sé più profondo ed intimo (non a caso viene narrato anche un quasi suicidio), senza dimenticare come le propaggini della storia e della guerra arrivino a toccare tutti noi. Esemplare da questo punto di vista è la copertina dell’edizione Einaudi: una fotografia della moglie dell’autore, testimonianza di un rapido momento di pace in una Libia quasi da vacanza, ma col senno di poi polveriera di conflitti armati e fondamentalismo. In mezzo a tutto ciò un uomo che ricorda i racconti dell’infanzia e cerca di trovare finalmente una Casa.