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Pinerolo Indialogo

Maggio 2017

Dialogo tra generazioni

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 Vivere Pinerolo

Una rivisitazione giovane della città / 3

Piazza Duomo, una piazza dove  semplicemente "si sta". Bene
««I portici donano un effetto "chiostro" a questo luogo, quasi magico quando non c’è nessuno»


di Remo Gilli

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.5 Maggio 2017

Sarebbe davvero troppo scontato iniziare a parlare della piazza del Duomo di Pinerolo partendo proprio dal duomo di San Donato. Invece no, questo articolo non inizia così. Piuttosto, inizia con un cielo terso, il sole caldo delle dieci del mattino e una panchina. Quella esattamente opposta alla cattedrale, completamente esposta alla luce a quell’ora del giorno. Sono lì, con il registratore e il solito quaderno per prendere appunti, in attesa che succeda qualcosa, non saprei dire cosa. È sabato, e la città si sta risvegliando nella leggera frenesia del mercato. Un evento, quello del fine settimana, più mondano che mercatale. La gente affolla piazza Fontana già dalle nove, circondando i banchi dei vestiti e dei salumi nel vociare generale. Mentre tutto questo accade a poche centinaia di metri di distanza, in piazza del Duomo tutto tace.

Sono venuto qui anche ieri sera, assieme ad alcuni ex compagni del liceo, per bere uno spritz in un locale che dà sulla piazza. Pensavo che sarebbe stato carino prendere nota dell’atmosfera che si crea la sera, qui. Mi sbagliavo. Mi sono subito reso conto che in quelle condizioni le persone non vivevano affatto la piazza, anzi. Per loro era totalmente indifferente dove fossero, quanto piuttosto con chi e a fare cosa. Insomma: con gli amici a divertirsi. E nessuno che anche solo guardasse la piazza. Mi sono così rassegnato all’idea di tornare all’indomani mattina – e di godermi lo spritz in pace senza il taccuino, sai che rassegnazione – per lavorare all’articolo.

Quando sono arrivato, sono subito stato colpito dal silenzio. Quando una piazza è silenziosa, di giorno, può significare soltanto due cose: o si tratta di un parcheggio, oppure è una piazza antica, nel senso che fa parte del centro storico della città più che della città "viva", quella rumorosa che assedia i banchi del mercato, i portici e i negozi durante la settimana. È questo il caso di piazza del Duomo. I tavoli apparecchiati dei bar su entrambi i lati dello spiazzo davanti alla cattedrale indicano che quello è un posto in cui non si fa nulla, semplicemente "si sta".

In effetti è così. I compagni di questa mia esperienza sono due vecchietti sulla panchina alla mia sinistra e tre ragazzine su quella alla mia destra. Dovrebbero essere a scuola, ma a Pinerolo si bigia forte e questo è un fatto. Oggi avrei bigiato anch’io, credo, perché le giornate di fine aprile sono invitanti, una promessa d’estate quando l’aria è ancora fredda ma i raggi del sole scaldano già.

La gente passeggia per la piazza con addosso giacche invernali aperte, segno dell’indecisione nella scelta dell’abbigliamento tipica del periodo, ognuno con una missione diversa per questo sabato mattina. Chi va al mercato, chi passeggia, chi altri porta i figli in bicicletta per la città. Un bimbo in particolare usa ancora le rotelle. Entra nella piazza urlando felice, facendo un chiasso che lì per lì urta la pace degli astanti, me compreso.

Prima che arrivasse, il silenzio regnava sovrano sulla piazza, rotto ogni tanto da un clacson lontano o dalle chiacchiere di qualche passante. Adesso, invece, è una festa. Quel bimbo è andato diritto dalle ragazzine, che ora tessono le lodi per quel bimbo così bello e così caro. I due nonni ridono sottovoce gustandosi la scena dall’altra panchina e io non posso fare a meno di ridere a mia volta.

Un siparietto utile, che in qualche modo ha aperto le danze e rotto il ghiaccio. La mamma richiama il bambino per continuare il loro giro, e lui la raggiunge in fretta smettendo di giocare con le tre ragazze. Ormai, però, qualcosa si è mosso. Sembrano esserci due gradi in più nell’aria. I vecchietti si sono alzati per andare a fare due passi, lasciando il posto a un signore sulla quarantina con due bambini al seguito, e le ragazze hanno messo la musica dai loro cellulari. Ascoltano la Dark Polo Gang, un gruppo che adesso è molto in voga tra i giovani, difficile da descrivere a chi non lo conosce.

Sono le dieci e mezza, e il campanile mi ricorda che dovrei, in questo articolo, parlare anche del duomo che ho davanti.

Ieri sera uno dei miei amici mi ha detto che, secondo lui, il duomo di Pinerolo "è un po’ insulso". Lui è un pinerolese doc, anche se non proprio un critico d’arte. Mi ha colpito però il suo punto di vista. In effetti, non stiamo parlando di un luogo così celebrato dai pinerolesi, almeno non nelle sfere che frequento io. Eppure la cattedrale di San Donato è un edificio storico e importante a livello artistico. Poggia sulle fondamenta di una chiesa romanica risalente al X secolo e porta in sé le tracce di diversi stili, dal gotico al barocco. Personalmente apprezzo di più l’interno del duomo, con le sue tre navate e gli affreschi sui pilastri e sulle volte. Sempre all’interno si può trovare un quadro di Pieter Paul Rubens, La cacciata degli angeli ribelli, risalente al XVI secolo, suggestivo e inquietante allo stesso tempo. Consiglio di entrare, se non lo si è mai fatto.

Quello qui sopra è "un compitino", un atto dovuto in questo articolo, ma la realtà è che i pinerolesi quasi non ci fanno caso. Certo, i turisti si fermano davanti al cartello informativo, scattano qualche foto e magari entrano pure per ammirare gli affreschi, ma gli indigeni di Pinerolo ne sono alquanto indifferenti. Persino a me, che pur vengo da fuori ma che ho vissuto per anni questa città, colpiscono di più i palazzi antichi che costeggiano la piazza che il duomo. Sembrano le case che si possono vedere ad Amsterdam – e suppongo anche nel resto d’Olanda – alte e strette, tutte colorate anche se sbiadite. I portici sotto di esse donano un effetto "chiostro" a questo luogo, quasi magico quando non c’è nessuno.

Man mano che il tempo passa, però, la piazza si riempie. Lentamente, vedo spuntare famiglie, coppie e coppiette, gente affaccendata e gruppetti di amici in cerca di un bar per fare colazione. Il vociare aumenta, i bambini si moltiplicano, le biciclette fioccano per le vie del centro storico. Spunta anche un pallone. Non serve dire che, in un attimo, una panchina diventa la porta di un campo immaginario, e io mi ritrovo ad essere spettatore non pagante sugli spalti. La musica della Dark Polo Gang fa da sfondo a questa gara, un papà si è unito ai bimbi per tirare due calci al pallone e tutti – davvero tutti – stanno guardando verso il centro della piazza.

Da quattro che eravamo, ora saremo più di trenta persone, pargoli compresi. Un fantastico casino di voci, risate e pallonate. Spengo divertito il registratore e metto il quaderno nello zaino, vale la pena guardare la partita senza prendere appunti. Finisce 8 a 7, anche se secondo me la squadra col papà ha barato, tra le proteste della squadra-senza-papà. I genitori richiamano i figli per andare via, e lo stormo di bimbi si disperde in due secondi. Faccio per andarmene anch’io, ma poi sento il bisogno di fermarmi a guardare ancora tutte quelle persone intente a far nulla, se non a stare. Credo sia uno spettacolo umano meraviglioso. Costeggio la cattedrale, attraverso piazza Facta e da lì raggiungo la stazione. Il mercato è nel pieno del suo rumore, il sole continua a splendere e - sono sicuro - in piazza del Duomo la gente continua a stare. Bene.