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Pinerolo Indialogo

Giugno 2017


Dialogo tra generazioni

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Docenti universitari pinerolesi / 35

Rodolfo Sacco, docente di Diritto comparato

«Amo il Pinerolese. Esso significa rispetto per gli altri, equilibrio, signorilità di modi»

"Il diritto islamico è semplicemente una tappa nella macrostoria dell’uomo e del diritto"

 

a cura di Antonio Denanni
Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.6 Giugno 2017

Intervista a Rodolfo Sacco, classe 1923, professore emerito di diritto comparato all’Università di Torino; dottore honoris causa all’Università di Parigi II, Ginevra. McGill e Tolone; membro dell’Accademia dei Lincei, dell’Institut de France e dell’Accademia europea.

Ci parla di sé, del suo lavoro in università e poi nella vita?
Io sono molto anziano, e perciò posso ormai tracciare un bilancio della mia vita.
Fin dall’inizio della mia attività di studioso, trovai incongruo che ciò che mi era stato insegnato, e che ora io insegnavo, si chiamasse "diritto civile", "diritto penale", e così via, e poi, di fatto, si riducesse al "diritto civile in vigore in Italia", "diritto penale in vigore in Italia", e così via. E svolsi un’opera di propaganda perché l’insegnamento del diritto nelle Università inglobasse informazioni e approfondimenti estesi ai sistemi giuridici stranieri. Nel 1996 le regole in vigore furono cambiate e le mie proposte furono accolte. Nel frattempo avevo preparato ad insegnare i nuovi rami del sapere a giovani studiosi preparatissimi, in modo che la riforma fu attuata con pieno successo. Oggi il diritto è insegnato e imparato in un altro modo.

Lei oltre che un ex docente di diritto civile è uno studioso di diritto comparato. Ce ne parla?
Come ho già anticipato, sono fautore di una educazione giuridica interessata a tutto il diritto. Perciò, non appena ottenuta una cattedra di diritto civile inteso come diritto civile italiano, insegnai come seconda materia il diritto privato comparato, che introduceva lo studente ai vari sistemi presenti nel mondo. Quando mi fu possibile, ottenni una cattedra di diritto privato comparato, insegnando come seconda materia, in anni alterni, il diritto dei Paesi socialisti e il diritto africano. Da una certa data, passai ad insegnare l’antropologia giuridica, che spazia sul diritto di tutte le specie umane che si sono succedute (da homo abilis a homo sapiens).

Oggi il mondo nel quale viviamo richiede più ricette per risolvere i problemi o più diritto?
La contrapposizione non regge. Il mondo ha da guadagnare dalle ricette e ha da guadagnare dal diritto.

Diritti umani e diritto degli Stati non sempre sono in sintonia. Chi deve stare sopra e chi sotto?
Trecento anni fa, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge non era né proclamata né desiderata. Duemila anni fa, il diritto romano era imperniato sulla schiavitù e sul maschilismo. E certo ci attendono nuovi cambiamenti, per ora imprevedibili, e saranno certo cambiamenti in meglio, forse ammirevoli.

Lei come ex comandante partigiano è cittadino onorario di Cantalupa. Ci parla di quel periodo?
Premetto che il mondo del passato fu carico di orrori. Nel 1940 coesistevano, nel mondo, un potere comunista e un potere nazionalsocialista (responsabili, l’uno e l’altro, dell’uccisione di milioni di vittime innocenti), nonché di un iniquo potere colonialista. "Quel periodo" fu il momento in cui ci fu dato di poterci battere per difendere la nostra Terra da quegli orrori.

L’evento epocale del momento è quello delle migrazioni. Il diritto può dire qualcosa in proposito? In particolare ci può dire qualcosa sul rapporto tra diritto di matrice occidentale e quello musulmano?
Il diritto islamico è semplicemente una tappa nella macrostoria dell’uomo e del diritto, cui ho fatto allusione nelle risposte alle domande che precedono.

Veniamo al Pinerolese. Lei guardando questo territorio col distacco del torinese come lo vede?
Amo il Pinerolese. Esso significa rispetto per gli altri, equilibrio, signorilità di modi. Ho fatto la Resistenza nelle valli del Chisone e del Noce. Ho vissuto sessantadue anni di felice coniugio con una valchisoniana, e la sua casa di famiglia, a Roure, è stata ed è la mia casa delle vacanze. A suo tempo, avevo anche imparato il patois provenzale della vallata, oggi in via di sparizione.

Il nostro giornale è fatto principalmente da giovani universitari o laureati. Che differenze nota tra i giovani di oggi e quelli di quando lo era lei?
Quando ero studente, i miei compagni ed io eravamo studenti torinesi. Ci ha seguiti una generazione di studenti italiani. La generazione seguente è stata una generazione di studenti europei. Forse la generazione attuale è formata da studenti terrestri. Quando ero studente, ognuno di noi pensava a sé. Oggi è fiorito e fiorisce il volontariato.

Un’ultima domanda sulla sua disciplina. Qual è lo stato attuale dei diritti nel mondo? Quali le criticità e quali le speranze?
Lo stato attuale dei diritti? I sistemi giuridici sono figli delle diverse culture. E le culture si sono susseguite secondo ritmi che hanno avvicendato servitù e libertà, caste e uguaglianza, ignoranza e informazione, e così via.
Criticità e speranze? Per il momento, non esiste ancora un’autorità superiore agli Stati, dotata del potere giuridico e delle forza materiale occorrenti per prevenire e reprimere l’uso delle armi nei conflitti fra Nazioni. Cento anni fa non esisteva ancora nessuna autorità sovranazionale. Con la Società delle Nazioni e con l’Organizzazione delle Nazioni Unite si sono fatti due passi nella direzione giusta, ma il passo essenziale deve ancora venire. E, per ora, non può avvenire. L’autorità di cui parlo dovrebbe essere legittima agli occhi di tutte le Nazioni. Ma secondo una concezione questa legittimazione dovrebbe venire da Dio, secondo un’altra visione le decisioni collettive sono vincolanti solo se prese all’unanimità. Finché manca un’unità di vedute sulla fonte della legittimità del potere, manca la possibilità di mettere in funzione una Istituzione che parli a nome di tutta l’umanità.