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Pinerolo Indialogo

Giugno 2017


Dialogo tra generazioni

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 Dal mondo 



Ci sarà una nuova primavera?

Bombe d'acqua sulle spose bambine

di Alessandro Castiglia

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.6 - Giugno 2017

Ancora oggi in Bandgladesh il 66% delle ragazze minorenni viene data in moglie ad uno sconosciuto, il 30% di queste non supera la soglia dei 15 anni.
Il matrimonio combinato nei Paesi poveri, ma non solo (qualche mese fa a Torino una ragazza di 15 anni è stata prelevata dai Servizi sociali perché vittima di questo fenomeno), è sempre stato un problema messo a tacere, come se fossero "affari di famiglia".
Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una notizia curiosa: in Bangladesh il cambiamento climatico sta influendo incredibilmente sui matrimoni combinati. Mi spiego meglio.
I fiumi di questo Paese sono una risorsa per la popolazione bangladese, che per la maggior parte lavora la terra e alleva animali. Le condizioni geografiche e climatiche non favorevoli hanno sempre portato ad alluvioni cicliche ogni 20 anni.
Il riscaldamento globale ha accelerato questi cicli portando le catastrofi naturali a presentarsi ogni 5 anni, allagando i villaggi degli abitanti e, nei peggiori casi, portandone via le abitazioni.
Per reagire al fenomeno la popolazione ha dato inizio ad un flusso migratorio verso le grandi città: Dhaka, la capitale che conta 20 milioni di abitanti, vede crescere del 5% la sua popolazione ogni anno.
L’abbandono dei villaggi ed il continuo sovraffollamento delle città sta impoverendo sempre di più le famiglie.
I padri, patriarca della famiglia, per affrontare la crisi economica, spesso preferiscono pagare una dote e far sposare la propria figlia ad uno sconosciuto piuttosto che mantenerla.
La condizione delle ragazze però non migliora, se possibile peggiora.
Solitamente la famiglia per pagare la dote si indebita, non riuscendo nella maggior parte dei casi a pagare tutto l’importo promesso. A quel punto il destino della moglie è diviso tra due possibilità: essere cacciata via di casa perdendo l’onore oppure essere torturata dal marito e dalla sua famiglia.
Scorrendo con lo sguardo le testimonianze di queste ragazze e delle loro famiglie, ascoltando le loro storie devastanti, mi è però parso di intravedere tra le loro parole uno spiraglio di speranza.
Davanti alla telecamera, nonostante la presenza del padre, le donne della famiglia manifestavano, seppur timidamente, la loro volontà che questa pratica finisse. Seppur soltanto verbalmente, si opponevano a questa barbarie che nel 2017 non dovrebbe più esistere.
Sicuramente ciò non è sufficiente a realizzare il sogno di Razi, Brishti e migliaia di teenager accomunate dalla stessa triste prospettiva di vita.
Forse però la consapevolezza dell’ingiustizia, un po’ di fortuna nell’incontrare le persone giuste e la forza del web come strumento di connessione tra pari possono essere le fondamenta di una base solida per regalare a queste ragazze una nuova Primavera.