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Pinerolo Indialogo

Giugno 2017


Dialogo tra generazioni

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 Vita internazionale


Pietro Milanesi 

Dalla Val Pellice alla California

di Michele Barbero 

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.6 - Giugno 2017

Il torrese Pietro Milanesi, compositore e tecnico del suono, si è stabilito da qualche tempo a Los Angeles. Abbiamo fatto una chiacchierata sul suo lavoro nell’industria cinematografica americana, e sulle differenze tra il mercato italiano e quello statunitense.

Di cosa ti occupi di preciso a Los Angeles?
Svolgo attività diverse: lavoro sia nell’ambito della musica per pubblicità (per esempio ho prodotto un album per la Red Bull), sia in quello cinematografico. Ho firmato le colonne sonore di alcune piccole produzioni e sono assistente di Adam Peters, che fra le altre cose è autore delle musiche di diversi film di Oliver Stone.

Quali sono i film più significativi a cui hai messo mano?
Con Peters ho lavorato per esempio a Icarus, un documentario sullo scandalo del doping di Stato in Russia apparso all’ultimo Sundance Film Festival, e al film di guerra Sand Castle - entrambi distribuiti da Netflix. In questi grossi progetti io ho un ruolo prevalentemente tecnico, ma mi capita anche di scrivere alcuni passaggi delle colonne sonore. Certo, il compositore che mette la firma deve sempre approvarli e sovente li ritocca leggermente, per farli sentire più "suoi."

Come sei finito a Los Angeles?
Ho mosso i primi passi in Italia, in particolare nello studio romano a cui si appoggiano Ennio Morricone e Nicola Piovani. Lì ho fatto tutta la gavetta, passando da porta-caffé a fonico a tutti gli effetti. Nel 2014 ho avuto l’occasione di andare a studiare al Berklee College of Music di Boston; dopodiché mi sono trasferito a Los Angeles, che grazie a Hollywood offre parecchie possibilità nel campo della musica da film.

Morricone che tipo è?
È veramente un genio. Le sessioni in studio di registrazione sono giornate lunghe; una volta, al momento del missaggio, Morricone si è seduto e ha chiuso gli occhi. Sembrava che si fosse appisolato, poi però di colpo ci ha fatto notare che "il secondo trombone a destra era leggermente calante." Che abbia gli occhi chiusi o meno, ha un orecchio eccezionale.

Ci fai un confronto tra Italia e Stati Uniti, per quanto riguarda il tuo campo?
La differenza sostanziale è che qua ci sono più risorse economiche. C’è molto più lavoro, a Los Angeles in particolare. Operatori nel campo dei media e delle nuove tecnologie come Amazon e Youtube hanno spesso uffici qui. E ovviamente l’industria cinematografica è più solida, si producono film di tutti i tipi e con budget molto superiori. Questo si traduce anche in una maggiore regolamentazione del lavoro. Qua le grosse aziende ti fanno un contratto anche per farsi fare un caffè, mentre in Italia da questo punto di vista era abbastanza il Far West.

Com’è la vita a Los Angeles?
È una città un po’ strana. Le distanze sono enormi e l’auto è indispensabile anche per andare a comprare il giornale. Molti miei amici vivono a un’ora di macchina da casa mia. Però c’è il sole, c’è la spiaggia: si vive bene.

Ti piacerebbe tornare in Italia?
Nel mio ambito lavorativo, qua è molto meglio. L’Italia potrebbe essere una buona scelta per quando andrò in pensione, a settant’anni. Ma in questo momento non credo che tornare in via definitiva sia un’opzione...