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Pinerolo Indialogo Giugno 2017

Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

Incomprensibile FC


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.6 - Giugno 2017

 

Incomprensibile FC è un progetto che fonde rock, bass music, indie, hip-hop e musica psichedelica in una miscela che loro stessi definiscono "Rockstep". Il gruppo è formato da Matteo Imbrianti, Silvio Viganò e Andrea Denanni. Dopo due EP ed un album, Superfast Nonstop, sono tornati sulle scene per un contest che li ha portati a suonare al Concertone del Primo Maggio a Roma, anticipando la prossima uscita di nuovo materiale.

Il rock, la dubstep, l’hip-hop e molti altri generi che fate confluire nel vostro linguaggio, oltre ad una musicalità propria, basano molto del loro sound sull’attitudine. Per voi, che rapporto c’è tra musicalità ed attitudine, in quel che fate?
Per noi è fondamentale l’attitudine con cui ci poniamo alla musica, senza imporci limiti di genere e di stile. I principali generi da cui traiamo ispirazione sono basati su un impatto diretto, senza troppi fronzoli, dove sono l’attitudine e la personalità a fare la differenza, ma per poter comporre musica con una certa libertà è anche molto importante la musicalità e la conoscenza dell’armonia, per questo prendiamo molto anche da generi più tradizionali come il jazz ed il blues.

I vostri live, per la natura di quel che suonate, oscillano tra concerto e dj-set. In quale di queste vesti vi identificate di più, e perché?
Attualmente il nostro live può considerarsi un ibrido tra concerto e dj set. Sicuramente ci identifichiamo maggiormente nella situazione da concerto, ambito in cui siamo cresciuti tutti e tre, ma vogliamo anche portare dal vivo l’atmosfera del dancefloor. Abbiamo in mente di aggiungere sul palco basso e batteria, aumentando anche i campionamenti live, per avere ancora più impatto e dare più importanza alla dimensione del suonato, continuando però a mantenere alcune caratteristiche tipiche del dj set.

La bass music ha subito molte evoluzioni: voi avete cominciato in un periodo dove, col suo lato più electro-brostep, ha raggiunto il mainstream con produttori come Skrillex e canali come UKF, contaminando altri linguaggi come il metal (con i Korn), l’hip-hop (con la Machete Crew in Italia, o coi Dope DOD) e persino la musica commerciale. Le vostre influenze dubstep si rifanno a quell’ambito: come considerate le altre parti di questo linguaggio, dalle origini alle più recenti evoluzioni, come la trap?
La trap è un genere che ci piace molto e che stiamo provando ad inserire nel nostro linguaggio musicale, in particolare per quanto riguarda la struttura e il sound dei beat. Così come la scena bass music anche il nostro stile si sta evolvendo, prendendo spunto dalle nuove influenze che arrivano dalla scena elettronica e non solo.

I vostri lavori sono molto liberi: oltre alle sperimentazioni di linguaggio, vi prendete spazio per lunghe strumentali, un ampio utilizzo dei campionamenti più vari, e delle strutture non-standard che si evolvono in un flusso. Come costruite un vostro pezzo?
I nostri pezzi nascono in modi molto diversi, a volte da un’improvvisazione o un riff di chitarra, altre da un’idea nata in testa e sviluppata producendo al computer su daw come Logic, per poi portare tutto in studio, sperimentando sui suoni e sulle strutture. Per l’improvvisazione ci affidiamo spesso ai loop dei beat che creiamo, su cui suoniamo e registriamo chitarre, basso, synth, ecc., per poi scegliere in un secondo momento le take più interessanti e sperimentare con campionamenti, manipolazioni ed effetti.

Nonostante il genere immediato che proponete, le tematiche che affrontate sono dense: l’indagine delle parti più profonde di sé, il reagire, il rapporto con la società. I linguaggi su cui vi fondate hanno sempre avuto questo pregio: l’immediatezza applicata ad argomenti importanti. È questa, la "rockstep revolution" che proponete?
Quello che cerchiamo di comunicare è l’importanza di essere in contatto con la parte più viscerale e spontanea della propria personalità, la parte vitale, ed il liberarsi da quello che non sei, dagli schemi che spesso il mondo esterno o talvolta inconsciamente noi stessi ci imponiamo. Anche il nostro sound va in quella direzione. È diretto, energico, liberatorio.

Tramite 1MNext siete finiti a suonare sul palco dello scorso Concertone del Primo Maggio a Roma. Tramite questo concorso ed altre scelte di direzione artistica il Concertone sta pian piano aprendosi a musica nuova e che si discosta dal suo immaginario tipico. Come vedete questa sua evoluzione?
Siamo contenti che un grande evento come il Concertone del Primo Maggio stia dando spazio a musica nuova e artisti indipendenti, che si discostano dai canoni classici della musica pop-tradizionale a cui siamo più abituati. Questo ci fa ben sperare per le prossime edizioni e anche per l’evoluzione della scena live italiana in generale. Sarebbe fantastico tornare presto sul palco di Roma, magari con qualche minuto in più a disposizione.