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Pinerolo Indialogo

Giugno 2017

Dialogo tra generazioni

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 Vivere Pinerolo

Una rivisitazione giovane della città / 4

Piazza Fontana, la maggiore piazza di Pinerolo, oggi è innanzitutto un grande parcheggio


«Vuoi o non vuoi, se non sei di Pinerolo da piazza Fontana ci devi passare»


di Remo Gilli

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.6 Giugno 2017

Da una parte il liceo Porporato e palazzo Vittone, dall’altra il teatro Sociale, un paio di locali e via Savoia che porta a piazza Facta. Sul fondo, opposto rispetto a corso Torino e ai portici, il Comune con la sua torre in stile fascista, il palazzo Orfengo e la cartoleria Elia, il baretto e la macelleria all’angolo. Al centro macchine, macchine e ancora macchine. Questa è piazza Fontana. Non uno spiazzo qualunque: fu realizzata nel Settecento spianando i fossati antistanti le mura seicentesche, e adibita a piazza d’armi della cittadina di Pinerolo, all’epoca una delle più estese d’Italia. Di fatto si tratta di un luogo di interesse storico e architettonico per la città.

A prescindere dalla sua storia, però, oggi la piazza maggiore di Pinerolo è innanzitutto un parcheggio. Punto. È questa l’impressione che si ha arrivando da fuori. Una mia amica dice che una piazza la si può definire tale se a popolarla sono persone, non macchine e traffico. In questo senso, quindi, viene quasi da dire che "piazza Fontana" non sia una vera e propria piazza. Dico quasi, perché nei giorni di mercoledì e di sabato questa torna a essere, per qualche ora, un vero punto di incontro in occasione del mercato cittadino. Oggi, che è martedì, non lo è.

Sono arrivato in macchina, ma non ho parcheggiato nella piazza perché, nella parte a disco orario, i posti liberi erano finiti. L’altra, quella a pagamento, è semideserta come al solito. Mi ha sempre divertito questo aspetto. Secondo me, il fatto che le persone non siano disposte a pagare per parcheggiare le proprie auto in piazza Fontana è indice di qualcosa, non saprei dire cosa. Forse del fatto che quel parcheggio non è così necessario, o magari che i pinerolesi non sono disposti a pagare per parcheggiare la propria vettura. Non lo so, fatto sta che ogni volta si crea quella strana situazione per cui mezza piazza è affollata di macchine e di autisti in cerca di un buco, l’altra è sgombra, con le sue linee blu che fanno da monito a chiunque, inconsapevole del pedaggio, pensi di essere più scaltro degli altri a parcheggiare lì.

Questo posto, per noi che "veniamo da fuori", è sempre stato uno snodo fondamentale. La sera, quando tutti i posteggi sono gratuiti, ci si ritrova tra le macchine e si decide il da farsi. Torino, magari Sestriere se si vuole esagerare, e via. Si fanno le macchinate e si parte. Anche di giorno, come oggi, spesso incontro i miei amici qui prima di andare a prendere un caffè sotto ai portici o nel centro storico. Insomma, vuoi o non vuoi, se non sei di Pinerolo da piazza Fontana ci devi passare. In qualche modo, in questo parcheggio ci finisci sempre.

Sono venuto per raccontare cosa succede qui di giorno, ma credo di aver sbagliato momento. Sono le quattro del pomeriggio di un martedì qualunque di fine maggio, fa caldo e in tutta la piazza saremo sì e no una ventina. La maggioranza è composta da anziani, tutti rigorosamente seduti sulle panchine, mentre un gruppetto di ragazzi chiacchiera poco distante dal comune, all’ombra degli alberi. Decido di fare un paio di giri attorno al parcheggio – alcuni chiamano questi giri "vasche", il che mi fa sempre molto ridere – per capire se si riesce a trarre qualcosa da questo caldo pomeriggio. Parto dal Bistrot verso corso Torino, sotto al vialetto alberato che incornicia la piazza, e inizio i miei giri in senso antiorario.

Gli anziani sembrano prediligere questo posto, di giorno. In effetti, al di là dei pochi presenti in questa giornata afosa, i miei ricordi di questi vialetti sono costellati di vecchietti sulle panchine intenti a chiacchierare, leggere il giornale o semplicemente a osservare i passanti – come me in questo caso. Ci sta, gli anziani hanno dei modi tutti loro di ammazzare il tempo, e questo credo sia uno dei migliori.

Scopro che molti anziani si nascondono qui, nel pieno centro, e non chissà in quale angolo remoto e tranquillo della città, perché è un luogo tutto sommato tranquillo. Per via della posizione poco favorevole, non sono tanti i locali che vi si affacciano; anche per questo motivo non è un punto nevralgico della vita dei pinerolesi – o, almeno, non di quelli giovani. Non si sentono schiamazzi, non c’è troppa gente e c’è sempre una panchina su cui sedersi. Effettivamente Pinerolo non è una città così giovane, né così abitata. Trovo calzante l’allegoria che si forma nella piazza maggiore della città, che è un parcheggio semivuoto popolato dai vecchietti nei giorni in cui non c’è il mercato (ma anche quando c’è, diciamolo).

Paradossalmente la piazza è tranquilla nonostante il traffico. Certo, corso Torino oggi non è particolarmente movimentato – ho ricordi ben peggiori di code e clacson – ma immagino questo sia uno scenario che capita spesso. L’unico arredamento sono le panchine e gli alberi, assieme alle macchine parcheggiate, alla fontana e alla statua del gen. Brignone che sorge dall’altra parte, di cui nessuno sembra curarsi.

Al di là di chi siano i suoi abitanti, ciò che mi ha sempre davvero affascinato di questa piazza è il nome. Già, perché ho scoperto relativamente poco tempo fa che il vero nome della piazza non è "Fontana", ma bensì Vittorio Veneto. Pensavo che i pinerolesi, negli anni, avessero cambiato il nome per via della fontana di Malanaggio posta al centro. Ho scoperto poi, invece, che il nome è dovuto a tale Amedeo Ignazio Fontana, colui che all’epoca aveva progettato la piazza stessa. Comunque sia, il nome "Fontana" è radicato al punto che, se si chiede in giro dove si trova piazza Vittorio a Pinerolo, molti non sanno rispondere.

Insomma, l’essenza di questo luogo è data non tanto dalla sua funzione o dal suo nome, ma dalla percezione che gli abitanti ne hanno. Per i pinerolesi, secondo me, la piazza è costituita dalla cornice, il resto è un parcheggio. Basta guardare la fontana che dà il nome alla piazza, ma della quale nessuno si cura (un po’ perché esposta al sole, un po’ perché in mezzo alle macchine), o la statua sua corrispondente dall’altra parte. Ci sono, ma nessuno le avvicina se non per tornare a prendere la propria vettura. Così, quando si dice "ci vediamo in piazza fontana", si intende il viale che la costeggia, mica lo spazio centrale. Trovo tutto questo strano, un po’ assurdo, ma è così e in un certo senso ha un suo fascino.

In tutto questo, ho già fatto almeno tre giri del vialetto. La gente, man mano che il sole si abbassa, sta tornando per le strade. Il traffico inizia ad aumentare con l’avvicinarsi dell’ora del rientro. Fanno capolino le prime coppie coi loro gelati, le famigliole giovani e le mamme col passeggino e le amiche. Sembra scattata "l’ora x": sono le cinque del pomeriggio e gli anziani iniziano a levare le tende in favore delle generazioni più giovani. È strano, penso, che nonostante questa piazza non sia altro che un parcheggio e un mercato – in verità uno dei più grandi del Piemonte, che richiama migliaia di persone da tutto il pinerolese due giorni a settimana - i pinerolesi ci siano affezionati. Come noi che veniamo da fuori città, anche loro in un modo o nell’altro finiscono sempre per passarci, anche solo per andare altrove. È un passaggio obbligato, o forse no. Forse, è semplicemente un ottimo posto per passeggiare e passare il tempo in attesa di fare altro. Un'enorme sala d’aspetto rettangolare, dove tanto le persone quanto le macchine attendono di spostarsi. Attendono, e magari da lì non si vorrebbero spostare mai. Eppure è solo un parcheggio, per metà semideserto.

Ho capito che non c’è troppo da raccontare sulla vita di questo posto, quanto piuttosto su ciò che rappresenta. Sono stufo di camminare, così decido di prendermi un gelato e sedermi anch’io su una panchina. Incontro un’amica, ci sediamo insieme e iniziamo a parlare. Anche noi, adesso, facciamo parte della cornice. Mangio il gelato, guardo verso la fontana. Macchine, macchine e ancora macchine: la piazza maggiore di Pinerolo.