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Pinerolo Indialogo

Sett-Ottobre 2017

Dialogo tra generazioni

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 Vivere Pinerolo

Una rivisitazione giovane della città / 5

Piazza Facta è di fatto l'entrata al centro storico della città


«È sempre bella, specie d’estate quando la gente invade la piazza e qui trovi aria di festa»


di Remo Gilli

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.9/10 Settembre/Ottobre 2017

Piazza Facta la associo, istintivamente, a un ricordo ben preciso. Una fiaccolata organizzata dall’associazione contro le mafie Libera in collaborazione con il liceo Marie Curie (di cui, quell’anno, ero rappresentante d’Istituto insieme a Gabriele Negrini, Marco Guglielmi e Alessandro Barotto). Era una sera di febbraio del 2012 e, a turno, noi e altri nostri compagni avevamo letto i nomi di tutte le vittime della mafia, dalla prima all’ultima, nell’ordine di scomparsa. Fu un bel gesto, a cui avevano partecipato in tanti, pinerolesi e non. La piazza era piena di gente, illuminata dalla luce gialla dei lampioni. Molti avevano già acceso le fiaccole ancora prima che partisse il corteo, così le ombre di tutte quelle persone venivano proiettate all’infinito sui muri degli edifici che circondano la piazza, compresa la facciata in mattoni della chiesa del XVII secolo dedicata a San Rocco.

Quel bel ricordo è diverso da molti altri che conservo di questo posto, in cui adesso mi trovo a passeggiare. La fiaccolata era stata fatta in inverno, mentre per me Piazza Facta è sinonimo di estate, di notti bianche, di serate passate a mangiare un gelato della Veneta sui gradini della chiesa, o ad aspettare qualcuno prima di fare serata (Piazza Facta è uno dei punti di riferimento per riuscire a trovarsi agevolmente il sabato sera, tra i più gettonati insieme alla fontana di Piazza Fontana e "l’inizio dei portici"). In più, i ricordi che ho di questo posto sono legati a una certa idea di spensieratezza e di leggerezza che - capite bene - a un evento come quello del 2012 non si associano granché.

L’avvocato Luigi Facta - a cui è dedicata la piazza - è un motivo di vanto della città a livello istituzionale, nonostante non sia stato poi chissà che politico. Nato nel 1861 e membro del Partito Liberale, divenne Presidente del Consiglio del Regno d’Italia nel 1922 dopo una lunga carriera politica al seguito di Giolitti. Una carriera non così incisiva né all’insegna della coerenza – come d’altronde molti altri appartenenti alla schiera dei giolittiani. D’apprima neutralista, allo scoppio della Prima Guerra cambierà posizione in favore degli interventisti. Al sopraggiungere dei fascisti a Roma, poi, fu dimissionario assieme al suo governo dopo il rifiuto di proclamare lo stato d’assedio da parte del Re, salvo poi allinearsi al regime fino ad essere proclamato, nel 1924, senatore. Morì a Pinerolo nel 1930 e non rivelò mai a nessuno cosa si dissero lui e il Re la notte del rifiuto. Tutto questo gli è valso il nome di una piazza nella sua città natale, e poco altro.

In realtà, ci sono numerosi eventi che testimoniano l’inadeguatezza dell’avvocato Facta al ruolo da lui ricoperto, ma non li elencherò in questo articolo per questioni di brevità (sono facilmente reperibili online). Non mi è mai stato troppo chiaro perché avesse una piazza dedicata, immagino per una qualche forma di provincialismo che esalta gli incarichi piuttosto che le persone e le loro azioni. Fatto sta che Facta è il nome della piazza, e sinceramente non credo che potrebbe mai essere altrimenti nemmeno se lo cambiassero. Suona bene, questo all’avvocato lo possiamo concedere.

A prescindere dal nome, però, Piazza Facta ha sempre avuto una valenza particolare per la città, nonostante le sue dimensioni non siano proprio monumentali. Si trova tra le due piazze principali (piazza del Duomo e Vittorio Veneto), e di fatto è "l’entrata" al centro storico della città, dove iniziano via Savoia e via Trieste che lo delimitano. Camminare per questa piazzetta mi fa tornare in mente un sacco di ricordi, oltre alla fiaccolata. I fidanzatini del liceo, per esempio, spesso si vedevano qua dopo la scuola, alle due del pomeriggio, o la sera, prima di andare in qualche locale. Arrivavano dal parcheggio di Piazza Fontana costeggiando la ferramenta Gavuzzi e Frajria (il cui nome ha sempre suscitato in me un fascino immotivato, sarà per come suona Gavùzzi) e attraversavano la strada passando tra quelle caratteristiche sfere di pietra che delimitano il marciapiede (ci sono solo lì, che io sappia).

Ogni angolo, in realtà, è legato a un ricordo diverso. Guardare la chiesa di San Rocco, così semplice nella sua forma, senza abbellimenti particolari e con due campanili simmetrici dà quasi sicurezza. In effetti, al pari della Basilica di San Maurizio, nel mio immaginario l’idea di Pinerolo è legata indissolubilmente a questa chiesa che, vista così, è quasi anonima. Ripenso all’intervista che ho fatto a Pietro Manduca di Sinistra Solidale Pinerolo l’anno scorso, prima delle elezioni comunali. Era stato una bella giornata passata in giro per la città, e – come da copione – anche noi ci eravamo dati appuntamento in Piazza Facta prima di cominciare. Ricordo come fosse vuota, quella mattina. C’eravamo soltanto noi e il fotografo, nonostante il bel tempo. Se guardo le panchine vuote, penso a certi pomeriggi passati a non fare niente se non a stare in compagnia di qualche amico a parlare di chissà cosa, sicuramente importantissima allora. Ho ventiquattro anni, devo smetterla di fare pensieri da vecchio. Occupo io una delle panchine, mentre continuo a guardarmi attorno.

Un buco nero nella mia memoria, penso, è il Kovo assieme ai negozi che lo circondano nella galleria sottostante il palazzo di vetro. Non ho mai frequentato quel locale e non saprei dire che tipo di serate si facciano lì, così come non sono mai entrato nelle altre attività commerciali (vendono vestiti, presumo, o accessori di moda). Ho bene in mente lo stuolo di gente che d’estate invade la piazza, in compenso. Il baccano della musica del locale, del vociare e del ridere fino a ben oltre la mezzanotte. Ammetto che mi piaceva, quando frequentavo le serate pinerolesi, nonostante io non c’entrassi nulla. È sempre bella, trovo, l’aria di festa. È salutare per una comunità. Ecco, in questo senso penso che i giovani siano senz’altro un antidoto efficace contro il rapido invecchiamento di Pinerolo. Non è questa la sede per parlarne, ma vale la pena ricordare che il divertimento dei giovani non è sempre e solo fine a se stesso, anzi.

Sotto ai brevi portici che costeggiano il lato nord della piazza, ovvero via Savoia, ci sono tre negozietti a cui non ho mai prestato particolare attenzione. Sopra di essi, e sopra ai porticato, la targa commemorativa di Luigi Facta. Non mi soffermo a guardarla, ma torno a guardare il palazzo di vetro che domina la piazza. Scruto più in su, fino al ristorante sushi. È strano, ci sono affezionato anche se ci sono entrato una volta soltanto - e non saprei nemmeno dire quando. Vederlo è una delle cose che mi fa dire "sì, sono a Pinerolo", un po’ come San Maurizio (con le dovute proporzioni, è chiaro) e tanti altri posti e strutture.

Ho parlato soltanto dei miei ricordi, nonostante io qui ci sia venuto davvero, un pomeriggio di fine agosto, a vedere cosa succedeva. Nulla, ovviamente. Tutto è sempre uguale a se stesso, a Pinerolo, ed è ancora più uguale in questo periodo dell’anno. Due signore si siedono vicino a me, lamentandosi di questo caldo che non finisce più. Le ascolto parlare in piemontese per qualche secondo, poi mi alzo e mi avvio alla macchina passando di fianco a Gavùzzi e Frajria. Non ho preso il consueto gelato, nonostante facesse propi caud, come dicevano le signore.