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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2012


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



L'immigrazione a Pinerolo / 1: i veneti

I D'Isep della Gelateria Veneta

di Marianna Bertolino

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.10 - Ottobre 2012

   Il geografo francese Jean-Robert Pitte, ex rettore della Sorbona, afferma che in Europa tutti i popoli che la abitano sono meticci. Sono il risultato di incontri-scontri di culture diverse.
Pure la nostra Pinerolo è il risultato di queste fusioni (basti pensare solo al ramo degli Acaja-Savoia provenienti dalla Francia). Due sono le migrazioni che hanno maggiormente influito sull’identità attuale del pinerolese: una a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, dovuta alla profonda crisi economica (che ha spinto all’estero milioni di italiani), e l’altra nel dopoguerra legata al boom economico e in loco allo sviluppo della Fiat, che ha visto arrivare migliaia di persone dal sud, dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Sardegna, dalla Campania, ecc. che hanno fatto più che raddoppiare la popolazione del pinerolese, creando quel meticciato identitario di cui si parlava prima. Di questi flussi non esistono statistiche, ma da un’indagine un po’ grossolana tra gli studenti dei licei pinerolesi, il 60-70% afferma di avere un genitore o un nonno non piemontese. A questi arrivi extraregionali dedicheremo una serie di interviste.

   Verso la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento un grosso nucleo di immigrati sono i veneti, che vengono per andare a lavorare nelle numerose filande presenti in Pinerolo e nel pinerolese (Turck, Gutterman, Mazzonis, ecc).
Parlando a Pinerolo di Veneto viene subito in mente la Gelateria Veneta , il cui titolare è Ernesto d’Isep che incontriamo.

Da quante generazioni la sua famiglia vive a Pinerolo?
Il primo a venire a Pinerolo è stato mio nonno, io sono arrivato 15 anni fa dalla Germania, dove mio padre era emigrato seguendo mia madre, per continuare l’attività di gelatai dei suoceri che altrimenti sarebbe andata persa. Dopo 30 anni di gestione della Gelateria Veneta da parte di una famiglia di Padova, siamo tornati a Pinerolo e abbiamo ripreso l’attività di famiglia.

E’ a conoscenza delle cause che hanno spinto suo nonno a partire?
Il nonno arrivò nei primi anni ’20 dal Cadore, nelle Dolomiti venete in provincia di Belluno. La nostra Val Zoldana, come molte altre, era già stata zona di forte emigrazione prima della Grande Guerra, per le difficoltà del vivere in montagna ed il clima avverso. In precedenza, gli abitanti si erano dedicati alla produzione di chiodi, data la vicinanza delle cave di ferro, i quali erano fatti a mano nelle fucine che sorgevano in valle e poi trasportati in pianura ed usati dalla Serenissima per la costruzione di navi. Questa realtà scompare però con l’avvento industriale e l’esaurimento delle risorse ferrose. I miei avi hanno dovuto inventarsi un mestiere e così sono divenuti gelatai. Non si conoscono le origini, ma nella nostra valle, nel secondo dopoguerra, il 90% per cento degli abitanti erano gelatai. Già il mio bisnonno si era recato a Vienna nel 1885 ( un tempo eravamo dominati dall’impero austroungarico che rilasciava un lasciapassare per recarsi a Vienna o Budapest ad esercitare un mestiere) proprio per fare il gelato e ho ancora delle foto, che tengo esposte, della mia bisnonna con la loro prima gelateria.
Ma la prima guerra mondiale provocò la fuga di residenti italiani da Vienna i quali ritornarono in Italia con un mestiere. Ogni singola famiglia ha poi scelto altri posti in cui installarsi, molte sono andate in Germania per la lingua già appresa, come i miei nonni materni.

Come è capitato a Pinerolo?
Mio nonno aveva sentito nominare Pinerolo per la Cavalleria, era una delle città più importanti del nord Italia, e in quell’epoca di benessere, la Belle Epoque, si prestava a questa attività artigiana di nicchia poiché garantiva un buon commercio.

Come nasce l’attività a Pinerolo?
Inizialmente non in pianta fissa bensì itinerante. Il gelato si faceva con tecniche complesse, il ghiaccio veniva acquistato nella fabbrica del ghiaccio e trasportato in barre di un quintale su carri con paglia per mantenerlo. Durante la notte si scalpellava in scaglie mescolate con sale per formare una salamoia, il gelato veniva messo in sacchi di Juta e ghiaccio e si andava di cascina in cascina con i carretti, alle feste di paese, nelle piazze. Dopo 11 anni hanno preso questo locale, la Gelateria Veneta, dove tuttora svolgiamo la nostra attività.

Sono molte le persone di origine veneta presenti in Pinerolo?
Una parte di Pinerolesi è venuta a lavorare proprio per mio nonno, perché egli era solito cercare i collaboratori nel paese di origine. Per esempio i precedenti gestori, prima del mio arrivo, erano di Padova, poichè anche negli anni ‘50/’60 c’erano problemi di lavoro in Veneto, soprattutto nel Polesine. Si può dire che si è creata una rete tra conterranei, che ha spinto molti a venire a Pinerolo. Ma anche nelle valli per via delle industrie tessili, tant’è che le prime donne lavoratrici sono state venete.

Come si è ambientato al suo arrivo a Pinerolo?
Io ritorno a Pinerolo nel 1997, quindi in epoca recente, ma ho socializzato con tutti, grazie alla mia attività. Quella veneta è una comunità amalgamata, anche perché per noi le difficoltà sono state minori, per la lingua e per i dialetto, ma anche per la terra, le montagne ed il clima, credo sia stato meno traumatico a differenza dei migranti dal sud Italia.

Come vede attualmente Pinerolo?
Pinerolo è ancora una piccola perla. Si sta bene, abbiamo tutto - in termini naturalistici, paesaggistici e storici - poi negli ultimi 15 anni vi è stata una grande crescita edilizia e si è modernizzata passando da paese a città, grazie anche alla tecnologie e alle vie di comunicazione. Unica pecca le Olimpiadi: credo non sia stata sfruttata l’opportunità dell’evento.

Tuttavia si vive come in tutto il nord Italia, non vedo differenze con il Veneto, lavoro purtroppo ce n’è sempre meno, ma a Pinerolo nell’artigianato, se si lavora bene, ci sono margini di guadagno.

Vede Pinerolo come una città turistica?
Vedo più che altro turisti di passaggio perché la città è a metà strada tra la Francia e Torino. Penso che sia ancora poco sfruttata la posizione e manca una politica turistica, bisogna attivare persone esperte nel campo, giovani che studiano; c’è sempre troppo dilettantismo in quello che si fa. Occorre guardare al futuro con ottimismo poiché le eccellenze sul territorio, dall’enogastronomia al patrimonio culturale, non mancano.

Infine un’ultima domanda culinaria: quali sono i gusti dei Pinerolesi in fatto di gelato?
I Pinerolesi sono classici e tradizionalisti, vanno molto la cassata e il pinguino, con le ricette invariate di mio nonno, e sono comunque molto affezionati e fedeli al proprio artigiano.